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Parigi-Roubaix, van der Poel non può usare la bici di Philipsen: è la fine di un’era nel ciclismo

Ciò che è accaduto alla Foresta di Arenberg a Mathieu van der Poel è stato emblematico per tutto il ciclismo: il capitano dell’Alpecin non ha potuto proseguire sulla bicicletta del compagno di squadra Philipsen perché incompatibile per tecnologia e biomeccanica. Decretando l’addio ufficiale a gesti epici che in passato hanno fatto la storia.
A cura di Alessio Pediglieri
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La "Hell Classic" come viene definita nell'ambiente ciclistico la Parigi-Roubaix anche nell'edizione 123 del 2026 ha lasciato il suo segno indelebile. Doveva essere una edizione storica e storica lo è stata: non per van der Poel che ha mancato il suo 4° successo di fila o per Pogacar che ancora una volta ne è uscito sconfitto. Ma per la prima volta di Van Aert, il belga autore di una prova perfetta, più bravo e forte di avversari e contrattempi. Perché lungo i settori di pavé per tutti sono arrivati i classici problemi tecnici e forature, determinando l'esito della Classica in una sequenza impressionante di momenti chiave che hanno coinvolto i migliori.

La Roubaix e i problemi meccanici: cos'è accaduto a Pogacar, Van Aert e van der Poel

Oramai non si potranno mai più vedere durante una corsa o una tappa i gesti "eroici" che hanno caratterizzato da sempre il ciclismo, con i gregari pronti a offrire la propria bici allo sventurato capitano di turno purché prosegua la sua corsa, compromettendo la propria. Ciò è stato fatto dalla Alpecin, durante l'ultima Roubaix dove in una sequenza impressionante di problemi, la squadra ha visto fermarsi in poche centinaia di metri quasi mezzo team. Lo stesso van Aert ha dovuto rientrare da una foratura, lo stesso ha dovuto fare Pogacar, peggio ancora è accaduto proprio a van der Poel che ha provato a cambiare bici, prendendola da Philipsen, per poi rinunciarci subito dopo. Per "incompatibilità" col mezzo, un problema che ne ha pregiudicato la Monumento e un dato di fatto con cui oramai il ciclismo moderno deve far sempre più i conti.

A raccontarlo è stato Tibor Del Grosso, debuttante all'Inferno del Nord che ha toccato con mano il "tritacarne" del pavé: "Ho forato subito sull'Arenberg, ho forato prima io alla ruota posteriore. Poi, qualche centinaio di metri più avanti, ho visto Mathieu lì a bordo strada, in piedi". Attimi cruciali che, di fatto, hanno fatto perdere la Roubaix a van der Poel malgrado la straordinaria rimonta da oltre un minuto e mezzo a meno di 30 secondi dai due battistrada Pogacar e Van Aert. In quegli istanti, per l'Alpecin e il campione olandese tutto è andato in fumo.

Perché van der Poel non ha potuto prendere la bici di Philipsen: tacchette e biomeccanica incompatibili

Ma perché van der Poel non è riuscito a proseguire con la bicicletta di Philipsen a tal punto da dover scendere qualche metro dopo senza riuscire nemmeno a pedalare? Il motivo è celato dietro all'avanzamento tecnologico cui è oramai soggetto il ciclismo con biciclette sempre più personalizzate sui corridori. Nonostante usino entrambi componenti "Shimano", Philipsen stava testando un modello di pedale prototipo con una configurazione delle tacchette per gli agganci degli scarpini, specifica. Questo particolare ha reso impossibile l'aggancio per Van der Poel che si è visto provare, senza riuscirci, a pedalare. Oltre a ciò si è aggiunta un'altra componente, biomeccanica: la bici di Philipsen è risultata troppo piccola e con un assetto troppo diverso per permettere a Van der Poel di poter ripartire sul pavé.

Il paradosso di Del Grosso, il più giovane e il più lucido: "Ho scambiato solo le ruote"

Proprio il giovanissimo Tibor Del Grosso è stato il più lucido nel momento più difficile, optando per la scelta migliore:  invece di offrire un'altra bici inadatta al proprio capitano, ha capito che l'unica soluzione era riparare quella di van der Poel usando i propri componenti: "Jasper gli ha consegnato la sua bici, ma neanche quella scelta è andata benissimo. Ho visto Mathieu correre indietro, quindi l'unica cosa che ho potuto fare è stata mettere la mia ruota anteriore dietro la sua bici" ha spiegato, rivivendo quei momenti assurdi. "Sono stato fortunato ad avere una gomma a terra dietro e lui davanti, ma quando ho fatto quel cambio, ho notato subito una crepa nella ruota: speravo che reggesse, ma non è andata così. Per fortuna, la macchina è arrivata poco dopo". Ma per Van der Poel vincere la quarta Roubaix consecutiva, l'attimo fuggente era già passato.

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