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I tormenti del padre di Marco Pantani: “Lo hanno fatto fuori, dava fastidio a calcio e Formula 1”

Vent’anni fa a Rimini moriva Marco Pantani, uno dei più grandi ciclisti italiani. La sua morte è ancora avvolta nel mistero. Il papà nel triste anniversario lancia pesanti accuse.
A cura di Alessio Morra
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La sera sera del 14 febbraio 2004 arrivò una notizia terribile, la tv annunciò che era stato trovato morto nella stanza di un residence Marco Pantani, uno degli sportivi più amati di sempre dagli appassionati italiani. Il ‘Pirata' aveva solo 34 anni. Ora ne sono passati venti di anni e il mistero sulla sua morte ancora non è stato sciolto. I genitori lo ricordano ogni giorno. Il papà in questo tristissimo San Valentino ha fatto sentire con forza la sua voce.

Il papà di Pantani, il signor Ferdinando, in questo 14 febbraio 2024 si è recato al cimitero e nella cripta in cui riposa il figlio ha messo tutto in ordine, ha ripulito un po', ha spazzato, ha messo acqua alle piante ed è tornato a parlare, al Corriere della Sera, della triste fine del campione: "Marco era una persona e onesta. Lo hanno voluto distruggere, far fuori, dava fastidio al calcio, alla Formula 1, alle scommesse. Avevano preparato tutto, lo hanno voluto far fuori". Nessuno lo ha dimenticato, il Cesena gli ha regalato un omaggio da brividi, un giorno forse si saprà la verità sulla triste fine di Marco Pantani.

Pantani ha avuto una parabola particolare, quasi unica, sicuramente rapidissima. Nel 1994 si è fatto conoscere al mondo, disputò un Giro d'Italia straordinario, era lanciatissimo, ma una serie di sfortunati infortuni ritardarono l'appuntamento con il grande successo. Nel 1998 non ce ne fu per nessuno. Vinse prima il Giro d'Italia e poi il Tour de France, primo italiano dopo oltre trent'anni. Il bis al Giro era un passo, l'anno dopo, ma arrivò una squalifica alla vigilia del gran finale. Lo stop, poi il tentativo di ritorno, il ritiro, poi la morte nel residence ‘Le Rose' a Rimini, dove venne trovato il suo corpo senza vita.

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Il mistero sulla sua morte, sulle sue ultime ore c'è sempre stato. Ci sono dei buchi nella storia, buchi che hanno dato adito a tante voci. A verbale ci sono le due inchieste della Procura della Repubblica di Rimini. La prima venne aperta subito dopo la morte del Pirata, la seconda dopo un esposto della famiglia di Pantani, si avanzò l'ipotesi che la morte fosse conseguenza di un omicidio. Le conclusioni delle due inchieste furono le stesse. Decesso accidentale. Pantani morì a causa dell'assunzione di cocaina e psicofarmaci.

Cinque anni fa la Procura di Rimini è tornata ad occuparsi della vicenda aprendo un fascicolo contro ignoti. Poi è stata la volta della Commissione Parlamentare Antimafia che ha svolto ulteriori indagini che hanno messo in discussione il quadro e che hanno riportato a galla un sospetto con la esse maiuscola: la stanza del residence in cui venne ritrovato il corpo di Pantani potrebbe essere stata manomessa prima dell'intervento del 118 e degli agenti della Scientifica. Ma sono supposizioni, servono prove e bisognerebbe capire chi ha agito in quel modo e perché.

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I dubbi sono nati dopo le deposizioni in Commissione degli infermieri del 118 e l'aiuto soccorritore che hanno dichiarato di non aver visto il bolo di cocaina (presente nelle foto della Scientifica) e nemmeno il sangue: "Sicuramente non c’era della polvere bianca di sopra, quando abbiamo fatto le rilevazioni. La presenza di polvere bianca su una mensola così scura avrebbe sicuramente attirato la nostra attenzione, quanto meno un dubbio ce l’avrebbe insinuato".

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La Commissione dopo aver vagliato e sentito una serie di testimoni ha concluso che: "Considerati i numerosi elementi dubbi che sono emersi nel corso dell’istruttoria la questione merita un attento approfondimento: le ipotesi fondate su quegli elementi non possono essere ridotte a mere possibilità astratte oggetto di discussione in servizi televisivi o su articoli stampa". 

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