Fondriest: “Paul Seixas un fenomeno vero. Ma andare alla UAE con Pogacar farà il male del ciclismo”

In questi giorni il ciclismo sta vivendo momenti di passione sospesa tra le vette del Tour of the Alps e l'epica della Freccia Vallone. Un doppio filo che riporta Maurizio Fondriest al suo magico 1993, quando seppe imporsi sia sulle rampe di casa (allora Giro del Trentino) che sul Muro di Huy. Un amarcord che usa parlando in esclusiva con Fanpage.it per leggere un presente frenetico, partendo da un tema che gli sta a cuore: il vivaio italiano: "Bisogna fare un plauso a realtà come la Uyko di Alberto Volpi" (squadra giapponese che possiede una licenza Continental e ha come base operativa europea la Brianza, in Italia, ndr) esordisce Fondriest, citando le fiammate di Tommaso Dati vincitore della 1a tappa del Des Alps. Riferendosi più in generale alla crescita dei nostri ciclisti, dove al momento Giulio Pellizzari appare il più pronto tra i Pro, crescita che deve fare i conti con un ciclismo mondiale che corre sempre più a velocità folli.
Nel confronto tra la maturazione protetta di Lorenzo Finn e l'ascesa "bruciatappe" di Paul Seixas, Maurizio non ha dubbi: la strada della pazienza è la più sicura per non bruciare il motore dei ragazzi. E lancia un monito sulla competitività, di fronte alle notizie sempre più insistenti di un approdo del 19enne francese alla UAE di Pogacar: "Per il bene del ciclismo, spero che i campioni non finiscano tutti nella stessa squadra". La competizione vive di antagonismo, non di concentrazione di potere, riflette Fondriest, e vedere tutti i fenomeni concentrati in pochi team rischierebbe di uccidere lo spettacolo.
Non manca, infine, una stoccata tecnica sul finale della stagione delle Classiche: dalla gioia per il riscatto umano di Van Aert ai dubbi tecnici sulla Roubaix di Van der Poel: "Troppe forature: tra pressioni estreme e materiali, con la tecnologia di oggi, qualcosa nelle scelte dei team è chiaramente saltato". La solita analisi schietta, tra cuore trentino e visione globale, che anticipa ancora una volta con estrema lungimiranza, dove sta andando il pedale.
Maurizio, è di ritorno dal Tour of the Alpes, la "sua" corsa, in cui ha esordito vincendo la prima tappa un giovanissimo e italiano Tommaso Dati, in volata su Pidcock. Una sorpresa?
Intanto la prima è stata la tappa più facile, nei prossimi giorni assolutamente non sarà così, quindi cambierà tutto, completamente perché è una gara aperta, senza un favorito principale che ammazzi la corsa ed è bellissimo anche questo. Se partiamo da Dati non è proprio una sorpresa, o meglio: lo è fino a un certo punto, perché sia lui, Iacomoni, sia Iacomoni avevano fatto vedere belle cose anche al giro di Sardegna. E poi bisogna fare gli applausi anche ad Alberto Volpi (il ds del Team Uyko, giapponese con licenza italiana, ndr)
Con cui siete in costante contatto, giusto?
Sì e bisogna veramente fare uno un plauso a Volpi che fra le squadre Continental è la squadra più solida e si è fidato anche di quello che gli abbiamo detto noi, consigliandogli dei corridori che poi si sono rilevati solidi anche come Garibbo, Iacomoni, lo stesso Dati. Tutti che per un motivo o per l'altro non sono riusciti magari a fare subito il grande salto con le squadre WorldTour che prendono i loro corridori dalla Devo. Però chi è capace, magari anche con un po' di fatica riesce a guardarsi intorno e prendere in considerazione corridori guardando anche la loro storia.
Tra i giovani e italiani c'è anche Loreno Finn che si sta facendo largo in vista dell'approdo definitivo tra i Pro, ci siamo?
Sì, certo, ma per Finm il discorso è leggermente differente, lui è già un corridore di grande classe che ha dimostrato negli Juniores vincendo subito il Mondiale e al Tour of The Alps lo rivedremo, anche perché è in squadra con Giulio Pellizzari che è un corridore che ha già dimostrato di essere più solido (e che ha vinto la seconda tappa. ndr)
Ma potranno dire la loro?
Ci sono quattro/cinque corridori che secondo me quest'anno possono lottare per la generale. Non c'è un Pogacar o un Vingegaard che ti ammazza già dall'inizio la corsa. Sarà molto aperta e battagliata perché tutte le tappe sono buone e non sono facili con quella di Bolzano che è quella sicuramente più impegnativa perché hai due volte la salita di San Genesio nel finale.

A proposito di Tour of The Alps quest'anno si corre la 10a edizione ed è stata una evoluzione del precedente Giro del Trentino. Col senno del poi, è stata una mossa vincente questo cambiamento epocale?
Una scelta lungimirante. Mi ricordo in tempi non sospetti quando avevo smesso di correre, mi rendevo conto che il ciclismo stava cambiando, tante squadre non venivano a fare le corse di un giorno in Italia. Dissi: "Secondo me bisognerebbe fare un cambio e rinforzare il giro del Trentino". E la cosa più lungimirante è stata quella di unire le forze con l'Alto Adige e il Tirolo. Guardando il panorama internazionale è stata la mossa più giusta. Non è stato e non è semplice però ora hai una bella rosa di partecipanti. E quindi la strada è stata quella giusta.
Da trentino Doc che emozione è stata trionfare sulle montagne di casa nel '93?
Ma sai… correre e vincere in casa è sempre bello, anche se il Giro del Trentino era meno duro dell'attuale Tour of the Alps. Queste salite non sarebbero state forse alla mia portata, ora i percorsi sono diventati molto più duri, ma è sicuramente uno dei più bei ricordi.
A quei tempi si poteva sia correre tra le Ardenne che sui monti trentini. Oggi, invece, il calendario UCI accavalla i due appuntamenti: il Maurizio corridore oggi, quale delle due avrebbe scelto?
Da trentino non potrei mai rinunciare al Giro, sarebbe una decisione di cuore perché correre sulle strade di casa non ha paragoni. Però poi pensi ai percorsi, alle possibilità di vittoria e guardi alla Freccia e ti indirizzi a quella gara… Sarebbe stata una decisione difficile: diciamo con una battuta, un anno qui e un anno lì.
A proposito di Freccia Vallone, non ci saranno big assoluti come Pogacar o Evenepoel, ma un giovanissimo promettente, Paul Seixas. E' davvero pronto?
Stiamo parlando di un fenomeno vero: altri alla sua età, anche tra i miei corridori, non fanno subito il salto, li lasciamo crescere. Lui no, si è gettato nel professionismo e vediamo come correrà questa Freccia. Poi se vorrà fare anche la Liegi vedremo come ci arriva perché io lo so benissimo: se ti presenti al top e vuoi fare la Freccia tua, poi l'altra rischi di pagarla.
Seixas è anche sulla bocca di tutti per il ciclo-mercato, si dice oramai prossimo alla UAE con Pogacar: scelta corretta?
Io spero proprio di no. Per il bene di tutto il ciclismo io spero che rimanga dov'è o in una squadra diversa dalla UAE perché altrimenti avere tutti i migliori corridori concentrati in un unico Team, significa ammazzare la competizione.
Quindi i trasferimenti dei big da una squadra all'altra rischiano di diventare deleteri al movimento, come il passaggio di Evenepoel dalla Soudal alla Red Bull?
Quando osservo i trasferimenti di corridori importanti in altre squadre, a me fa piacere perché è positivo per tutti. Quello di Remco è stato utile perché su è trasferito in un'altra squadra top ma se fosse andato con Vingegaard o Pogacar? Che senso avrebbe avuto? Quindi mi auguro sempre che i corridori importanti di dividano in diverse squadre per il bene del ciclismo. Vedere Seixas con Pogacar non mi farebbe piacere.
Addirittura si parla di una presenza di Seixas al Tour de France… Questa scelta a soli 19 anni è condivisibile?
E' un azzardo, un azzardo puro. Poi, io non lo seguo da vicino, la Decathlon avrà fatto le sue valutazioni… c'è da dire che ci sono quei corridori, rari ma ci sono, che sono dei fenomeni, già sviluppati tra gli juniores e il salto non è un problema. Hai presente Remco (Evenepoel, ndr)? Da ragazzo era già com'è adesso, sviluppato e pronto. Ma devi sempre pensare al futuro del ragazzo, la risposta definitiva l'avremo tra qualche anno

Anche Finn ha dimostrato di essere pronto per quanto ha mostrato tra gli Juniores. Perché si è scelta una strada diametralmente opposta?
Ecco, ad esempio la scelta della Bora sulla gestione di Finn mi piace di più.
Perché?
Perché uno come lui lo mettevi subito nel WorldTour e non c'erano problemi, ne sono certo. Però sono sempre ragazzi giovani e ci si deve domandare: "Perché spingere subito e fino al massimo a quell'età lì, quando posso avere il rischio di bruciarli?". La scelta della della Bora Con Finn è più corretta… poi se effettivamente un ragazzo ti va il doppio dei suoi coetanei… come fai a non dargli spazio?
Seixas corre la Freccia da protagonista ma senza i big. Poi sfiderà Pogacar ed Evenepoel alla Liegi. E' davvero un crack? Già quest'anno può esplodere?
Sì, questo ragazzo è uno che va così, fortissimo. Non è questione di allenamenti o altro, è uno di quei casi che dicevo prima, un po' come il primo Remco. Vincere ora la Freccia Vallone? Ti dico di sì, ha vinto le corse che ha fatto molto bene, anche i Paesi Baschi tranquillamente, ora può lottare per vincere la Freccia. Poi sulla scelta di fargli correre anche la Liegi torniamo alla domanda precedente: "E' il caso?"
Ora si sta andando a concludere la parentesi stagionale delle Classiche, si può stilare un primo bilancio?
Chi mi ha reso felice enormemente è stato van Aert. Non mi ha stupito, ma sono rimasto contentissimo della sua vittoria alla Roubaix perché un corridore così dispiaceva vederlo correre sempre da gregario, non fare i risultati che meritava e quindi mi ha fatto grande piacere. Chi è rimasto fuori un po' dai giochi è stato Van der Poel, ma ci sta.
A proposito, dopo quanto accaduto ad Arenberg che è costata la Roubaix a Van der Poel si può parlare di sola sfortuna, di sbaglio di strategia dell'Alpecin o di errori tecnici?
Facciamo un premessa: ci sono state moltissime forature, anche lo stesso Pogacar, van Aert… Quando vai fuori ma nel momento giusto, dove hai dietro la macchina non è un problema. Fuori nel momento sbagliato diventa un casino. E questo è accaduto a Van der Poel. Qualcosa di sbagliato ci dev'essere stato, un errore tecnico. Si fanno tante ricognizioni, si usano tanti materiali, si fanno scelte e per molti si sono rivelate sbagliate, anche solo nel gestire la pressione delle gomme. Perché a volte magari opti per una pressione un po' troppo bassa, che però è più adeguata alla performance, quindi è saltato sicuramente qualcosa.
E sul discorso del cambio bici in cui van der Poel si è trovato impossibilitato a proseguire per pedali diversi?
Oramai non si cambiano più le biciclette con i compagni, tutte troppo diverse, troppo tagliate sui corridori. Senza sapere esattamente quello che è successo, non esprimo giudizi sui pedali eventualmente diversi, ma oramai non esiste più il cambio di bici in corsa. La sensazione è che da parte dell'Alpecin ma non solo sia stata sbagliata la valutazione del tipo di materiale tecnico utilizzato o del gonfiaggio. Perché con la tecnologia che c'è adesso, dove si controlla tutto ma avvengono tutte queste forature… qualcosa di sbagliato c'è stato. Sicuramente.