Fabio Jakobsen è ancora in ospedale, in condizioni che i medici definiscono gravi ma stabili, dopo la rovinosa caduta avvenuta sulle strade del Giro di Polonia. Colpa di  Dylan Groenewegen, il corridore che ha innescato la terribile scivolata all'arrivo in volata sul traguardo di Katowice e che stato imputato quale primo responsabile. Il corridore olandese è finito sul banco degli imputati e tra i principali accusatori c'è anche il team manager della Deceuninck – QuickStep, la squadra di Jakobsen, che ha parlato esplicitamente di comportamento criminale.

Sulla caduta anche l'Uci ha preso una dura posizione contro la manovra di chiusura da parte di Groenewegen verso le barriere, definendo inaccettabile il comportamento del corridore e minacciando sanzioni oltre a quella, già arrivata, della squalifica dalla corsa. In attesa di capire come finirà la vicenda, lo stesso Groenewegen ha voluto però dire la propria versione dei fatti: "È terribile quello che è successo. Non riesco a trovare le parole per dire quanto mi dispiace per Fabio e per gli altri corridori che sono rimasti coinvolti. Al momento la salute di Fabio è la cosa più importante, penso a lui continuamente".

Il pensiero è arrivato via social network ed è l'ultimo tentativo da parte di Groenewegen di scagionarsi dalle terribili accuse. Intanto la squadra belga della Deceuninck-QuickStep ha chiesto anche che vengano prese sanzioni esemplari, andando anche ben oltre l’aspetto sportivo. Il team manager Patrick Lefevere ha parlato di prigione e di comportamento criminale, mentre il ciclista ventenne del team, Remco Evenepoel, ha twittato per una squalifica a vita nei confronti di Groenewegen. L'Uci studierà la situazione ma il comunicato emesso non promette nulla di buono: "L’UCI, che considera questo comportamento inaccettabile, ha immediatamente portato la questione all’attenzione della Commissione Disciplinare chiedendo che siano imposte sanzioni commisurate con la gravità dell’atto."