Christophe Bassons, il “Signor Pulito” contro il doping di Armstrong: “Siringhe per entrare nel gruppo, rifiutai”
Christophe Bassons è stato un corridore professionista tra il 1996 e il 2001 quando si ritirò. Nessuna caduta, nessun incidente, niente di tutto questo lo costrinse a scendere dalla sella e appendere la bici al chiodo a soli 27 anni. Fu l'intero movimento ciclistico dell'epoca a spingerlo alla decisione, prima insultandolo e minacciandolo, poi danneggiandolo, infine ignorandolo e deridendolo. La sua colpa: essere stato soprannominato "Signor Pulito", uno dei pochi in quell'epoca sporcata dalla profonda piaga dell'uso di sostanze illecite, che decise di non piegarsi.
Non è la prima volta che Bassons "denuncia" le violenze e gli abusi subiti al tempo in cui correva in gruppo, da onesto professionista, a cavallo del finire degli anni 90 e i primi del 2000 purtroppo coincidente con l'era più nera del ciclismo, quella del doping strutturato, dello scandalo che portò alla radiazione Lance Armstrong, e quello del '98 attorno alla Festina che dovette abbandonare in blocco il Tour del 1998. Dove c'era anche Bassons, ma con un distinguo enorme: mentre i suoi compagni si piegavano alle logiche distorte di quel periodo, lui no, si rifiutava e denunciava. Fino a subire sulla propria pelle le angherie e le ripercussioni.
Le intimidazioni nel gruppo: da Armstrong ai compagni di squadra
Bassons denuncia di essere stato fatto cadere volontariamente nei fossati più di una volta, e da persone che oggi ricoprono ruoli di direttore sportivo: un gesto di una gravità inaccettabile, che metteva a rischio la sua incolumità solo perché non voleva piegarsi al sistema. Ricorda anche un episodio al Tour in cui Armstrong lo avvicinò accusandolo di danneggiare il ciclismo, lo invitò a lasciare la corsa e lo derise pubblicamente.
Una pressione evidente, rivolta contro chi aveva scelto di non tradire i propri principi. Da quel momento, Bassons venne ghettizzato, bullizzato, isolato. Non solo dagli avversari ma dai suoi stessi compagni di squadra. Persino all’interno della squadra, rifiutare il doping veniva trattato come una mancanza di lealtà verso il capitano e il gruppo. Una logica perversa, sostiene Bassons, in cui la prassi illecita era talmente diffusa da essere considerata normale, e in cui lui ebbe il coraggio di restare l'eccezione.
La notte in cui Bassons disse no: l’offerta della “marijuana belga”
Sono queste alcune nuove dichiarazioni che Christophe Bassons ha rilasciato recentemente al programma "L'Échappée" dove ha aggiunto anche alcuni sconcertanti particolari inediti. Come ciò che accadde durante il Capodanno del 1996 quando insieme a tutti i suoi compagni venne invitato a festeggiare a casa di uno dei più grandi ciclisti di quel periodo. La serata si concluse in cantina, dove gli venne offerta "una siringa da insulina contenente la ‘marijuana belga'".
Un modo gergale che in gruppo era ben conosciuto per il suo preciso significato: un mix di anfetamine. "Mi disse: ‘Stasera entri a far parte della famiglia'. Mi porse la siringa. Rimasi spaventato, e dissi: ‘Assolutamente no'". Per Bassons fu l'inizio della fine.
Dal ritiro all’antidoping: la battaglia di Bassons dopo il ciclismo
La storia di Bassons è risaputa da tempo, il "Signor Pulito" fece della sua resilienza contro il doping il suo principale stile di vita anche una volta costretto ad abbandonare. Ha lavorato per diverso tempo in qualità di insegnante e consulente per il Ministero della Gioventù e dello Sport francese e per l'Agenzia Antidoping Francese (AFLD), supervisionando i controlli sul territorio. E, non a caso, fu uno dei primi in assoluto a scoperchiare anche la piaga del cosiddetto "doping tecnologico", quando nel 2017 a margine di una gara francese mascherò alcuni corridori in sella a bici con motorini nascosti nel telaio.
Il codice del silenzio presente ancora nel ciclismo di oggi
Una testimonianza che a distanza di anni ritorna a farsi sentire, coinvolgendo non solo di riflesso anche il ciclismo attuale, dove sono presenti tanti suoi ex colleghi, "disseminati" all'interno della dirigenza di diversi team, dei quali Bassons confessa "nutrire un certo timore sulla loro struttura, con entourage non proprio irreprensibili…". Quella stessa "generazione più anziana" che ha tramandato la cultura di quei tempi: "un codice del silenzio che regna ancora in questo mondo".