Lorenzo Finn racconta la fatica al suo primo Mondiale da pro: “La giornata più dura della mia vita”

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Com’è andato il primo Mondiale da professionista del nostro talento migliore, Lorenzo Mark Finn? Male, chiuso al 55° posto. E benissimo: “Una giornata da ricordare”

Lorenzo Finn ha corso il suo primo Mondiale da professionista e lo ha fatto, anche se non ha potuto, con la maglia iridata addosso. Perché lo scorso anno si è imposto in quello di categoria Under 23 e in quello prima ancora tra gli juniores. Una "doppietta" che lo ha spinto a osare fino al colpo grosso, affrontando lo scoglio più grande: giocarsi le proprie carte tra i pro. Ma non solo: quello di Montreal è stata anche la sua prima, reale, prova nel circuito tra corridori WorldTour con cui si è confrontato e da cui è uscito con le ossa quasi rotte: 55° posizione finale, anonimato integrale per tutti i 274 chilometri. Eppure, a sentirlo a fine gara la sua soddisfazione ed entusiasmo diventano contagiosi: "Una giornata che ricorderò, un mattoncino verso la costruzione di qualcosa di più grande".

Certo, a vent'anni è facile restare ottimisti, vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, digerire le delusioni con un battito di ciglia e tornare immediatamente a pensare in positivo al futuro. Facile, sì. Ma non scontato. Perché in contemporanea alle parole di Finn nel post gara sono arrivate anche quelle del suo coetaneo, Paul Seixas, diametralmente opposte, cariche di delusione e rabbia. Figlie di quel percorso che il francese ha deciso di intraprendere in modo differente dall'azzurro: lanciarsi senza paracadute nel mondo del professionismo, restandone in parte schiacciato dalle pressioni e dalle aspettative.

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Lorenzo Finn alla fine ha conquistato il suo obiettivo, che non era certo una maglia iridata, un podio, o una corsa da protagonisti. A proposito di prime volte, era anche la prima in cui si cimentava in un percorso oltre i 250 chilometri e quanto accaduto nel circuito cittadino, da metà gara in poi, la dice lunga sulle difficoltà di un tracciato che ga fatto mettere piede a terra a fior di campioni.

L'obiettivo che ha raggiunto è stato quello che si era prefissato, basti ricordare il suo pensiero alla vigilia quando aveva sottolineato i motivi reali di essere presente in Canada con la squadra azzurra. Nessun grillo per la testa, nessun sogno proibito di gloria. Una coerenza in sella e nella testa che si è evidenziata in tutta la sua maturità anche una volta concluso il Mondiale, in 55a posizione a oltre 10 minuti dal favoloso McNulty: "È stata senza dubbio la giornata più dura della mia vita" ha raccontato ai microfoni Rai.

"Una volta entrati nel circuito eravamo ben messi, nei primi 5,6 giri stavo bene ma quando si è fatta selezione ho iniziato a sentire la fatica, mi sono venuti i crampi". Lo "scotto" da pagare per chi non vuole bruciare le tappe ma vuole crescere, ha fame di fatica, sudore, salite e anche dolore. "Per me è stata una bella esperienza: sono mattoncini per il futuro. Mi ricorderò a lungo questa giornata".

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