Fariba Hashimi è fuggita dall’Afghanistan e ora è d’argento: “Mi travestivo da uomo per allenarmi”
"Quando mi allenavo, ero costretta a travestirmi da uomo. Se mi avessero riconosciuta come donna, mi avrebbero tirato le pietre". È la frase che spiega qual è il valore della medaglia d'argento vinta da Fariba Hashimi nella gara di ciclismo femminile da strada ai Giochi Asiatici. Cinque anni dopo la fuga dall'Afghanistan, la 23enne è salita sul podio a Nagoya (in Giappone) chiudendo la sua prova in 2h50'5″ alle spalle della cinese, Li Guo. E forse è stata proprio questa la parte più facile della sua giovanissima carriera: la fatica e lo stress agonistico sono nulla rispetto alla quotidianità di un Paese nel quale ha dovuto camuffare la propria identità a causa del regime imposto dai talebani da quando nel 2021 hanno preso il controllo dello stato asiatico.
Cresciuta nella provincia di Faryab, al confine con il Turkmenistan, Hashimi ha capito che aveva una sola possibilità per allenarsi come un atleta "normale" e inseguire un sogno: andare altrove. "Sono nata in un Paese dove le donne che ambiscono a qualcosa vengono aggredite". E ha trovato in Italia l'opportunità che in patria l'è stata sempre negata: "Lì, avrebbero cercato di colpirmi se solo si fossero accorti del mio sesso". Ad aiutare lei e sua sorella Yulduz è stata l'ex campionessa del mondo Alessandra Cappellotto e adesso corre per il team BePink-Vini Fantini. "Spero un giorno di tornare nel mio Paese e di percorrere le strade di Kabul in moto, fianco a fianco con le donne, condividendo la stessa passione", le parole pronunciate dalla ciclista sopraffatta dalla gioia e dall'emozione per un secondo posto che vale come una vittoria assoluta considerata la storia personale.
La medaglia d'argento conquistata senza un meccanico
A Nagoya la ciclista afghana è giunta senza uno staff vero e proprio, con pochissimi mezzi a disposizione e un supporto tecnico quasi inesistente. Deve arrangiarsi con quel poco che ha e fa tutto da sola. "Metto a punto la mia bici da sola. Il meccanico? Eccolo… sono io", ha aggiunto subito dopo essere salita sul podio. "Ma devo ringraziare la squadra giapponese. Sono stato davvero gentili con me perché mi hanno aiutato a risolvere un guasto al mio veicolo", poi è arrivato l'argento: tutto vero, non è solo il lieto fine di una favola ma una storia di sport che è appena all'inizio.
Dall'Afghanistan alle Olimpiadi: sognare non è più fuorilegge
Nel 2023 Fariba e sua sorella Yulduz sono state le prime donne a rappresentare l'Afghanistan ai Mondiali UCI dopo il ritorno dei talebani. Non sono più "fuorilegge", come sarebbero state etichettate nell'Afghanistan che alle donne non fa sconti, figurarsi se avessero mai permesso loro di emanciparsi a livello internazionale. "Ci hanno tolto la libertà, ci hanno portato via tutto". Ce l'hanno fatta ugualmente nonostante un esilio volontario: nel 2024 hanno partecipato entrambe alla prova in linea delle Olimpiadi di Parigi. Fariba ha poi vinto una tappa del Tour Cycliste Féminin International de l'Ardèche, diventando la prima donna afghana a riuscirci nel circuito UCI. Il prossimo obiettivo? Los Angeles 2028. E non è più solo un sogno.