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30 Maggio 2020
17:59

Weston McKennie dello Schalke in campo con una fascia dedicata a George Floyd

Il calciatore dello Schalke 04 Weston McKennie è sceso in campo in Schalke 04-Werder Brema con una fascia al braccio per ricordare George Floyd. Un gesto bellissimo quello di questo calciatore, un gesto che vale più di un gol e più di mille parole. McKennie è uno dei tanti sportivi che ha fatto sentire la propria voce dopo la morte di George Floyd.
A cura di Alessio Morra
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La morte di George Floyd ha sconvolto tutto il mondo, la rabbia e lo sgomento sono enormi e anche il mondo dello sport, in buona parte, ha mostrato la sua parte migliore. Tantissimi atleti hanno fatto sentire la propria voce – dai campioni della NBA Steph Curry e Lebron James a Lewis Hamilton, pilota di Formula 1 della Mercedes, fino a Coco Gauff, stellina del tennis che su Twitter ha cambiato l'immagine del proprio profilo, ha postato un video, con l'hashtag #blacklivesmatter, e ha scritto: "Sarò io la prossima?". E anche un calciatore ha mostrato la sua vicinanza a George Floyd giocando con una fascia al braccio, c'era scritto: "Giustizia per George Floyd".

Il bel gesto di Weston McKennie

Lo Schalke 04 ha giocato con il Werder Brema e ha perso ancora (quarta sconfitta su quattro, una ripartenza pessima). Le attenzioni dei più sono finite su Weston McKennie, calciatore americano, che ha indossato una fascia al braccio, l'ha posta sopra la sua maglia e ha scritto "Giustizia per George Floyd". Un gesto fantastico che vale più di un gol e più di mille parole.

Le parole di Hamilton, Lebron e di Stephen Jackson

L'ex cestista della NBA, Stephen Jackson, era un grande amico di George Floyd e ha con grande trasporto ha parlato di un amico fraterno – i due da giovani erano soprannominati ‘i gemelli' dagli amici – lo ha fatto più volte e in una conferenza stampa, quasi improvvisata, in cui ha detto delle parole molto forti:

Quando la polizia fa una cosa e capisce che è sbagliata cerca di coprirla citando il tuo passato per farla sembrare più giusta. Ma da quando uccidere è giusto? Eppure se è un uomo nero, sembra vada bene. Io sono qui perché stanno cercando di sminuire il mio fratello in tutti i modi. George era un uomo nero. E non potete dirmi che quando quell'uomo aveva il suo ginocchio sul suo collo, mentre gli portava via la vita con le mani in tasca, quel ghigno sulla faccia non stesse a significare io sono protetto.

Mentre Lewis Hamilton su Instagram, in una stories, nei giorni scorsi aveva scritto: "Il mondo in cui viviamo. Chi si prenderà la responsabilità? Sicuramente non questi due poliziotti", breve e chiaro anche Lebron James: "Ora capite adesso? O non è ancora chiaro per voi?”. Mentre è stato durissimo l'intervento di Steph Curry:

GEORGE FLOYD. Se questa immagine non vi disturba e non vi fa infuriare, non so cosa dire. Ho visto tante persone farsi avanti e cercare di articolare il loro disgusto e la loro rabbia ormai al limite. George Floyd. George Floyd. George ha una famiglia. George non meritava di morire. George ha chiesto aiuto ed è stato ignorato, a riprova se ce ne fosse ancora bisogno che la sua vita di uomo nero non ha valore. George è stato ammazzato. George non era umano, agli occhi di quel poliziotto che volontariamente e lentamente gli ha tolto la vita.

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