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Walter Novellino: “A Napoli una notte mi chiamò Ferlaino: vai a recuperare Matuzalem in discoteca”

Walter Novellino si è raccontato in una lunga intervista a Fanpage.it. L’ex allenatore, oggi al Perugia come consulente, ha parlato delle sue esperienze da tecnico, soprattutto al Napoli: “Arrivai che allo stadio erano in 400, a fine campionato venivano in 80mila”.
A cura di Fabrizio Rinelli
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Walter Novellino è uno di quegli allenatori che ha fatto la storia della nostra Serie A. Attualmente è al Perugia, che milita in Serie C, come consulente del presidente per le relazioni istituzionali. Al fianco di Riccardo Gaucci, stanno provando a far rialzare la testa alla squadra umbra riportandola magari un giorno nelle categorie che le competono. Novellino, il quale ha saputo conquistare 7 promozioni in carriera, ha sempre avuto la capacità rara di saper leggere l'anima dei calciatori prima ancora dei loro piedi.

In un'intervista a Fanpage, Novellino si è raccontato tra aneddoti e curiosità ricordando anche i suoi trascorsi in piazza caldissime come Napoli o Sampdoria. Nel corso di questa chiacchierata, Novellino ha anche fatto il punto sul momento del calcio italiano, analizzando la crisi della Nazionale e scavando nei suoi ricordi, specie quelli a cui è fortemente legato.

Cosa fa oggi Novellino?
"Sono un consulente del Perugia, un collaboratore di Riccardo Gaucci che mi ha voluto con sé. Questa nuova esperienza è nata per necessità del Perugia che aveva bisogno, era in difficoltà. Riccardo mi ha coinvolto nel progetto. Abbiamo lavorato insieme col tecnico Giovanni Tedesco".

Programmi per il futuro?
"Vediamo, Perugia è una piazza molto importante, insomma, una piazza calda, tra poco inizieremo a programmare la prossima annata".

Mister, lei è sempre stato visto come l’uomo della grinta e del carattere. In un calcio che oggi punta tutto sulla costruzione dal basso e sui dati, c’è ancora spazio per il "metodo Novellino"?
"Per il metodo Novellino c'è spazio. Per attuarlo ci vuole un allenatore di carattere, capace anche di aggiornarsi, di fare la ripartenza dal basso che per me è fondamentale".

Tutti la chiamano "Monzon" per la somiglianza con il pugile Carlos. C’è mai stato un momento in panchina in cui ha sentito di dover davvero "tirare di scherma" o fare a pugni per difendere il suo spogliatoio?
"Beh, dentro il mio cuore sì, ma a pugni no, mai. Diciamo che sono molto buono, sono una persona di carattere che vuole arrivare dove vuole arrivare. Vengo da una famiglia modesta, dove i miei genitori hanno dovuto lavorare per ottenere qualcosa e io credo che per ottenere qualcosa non bisogna avere tutto. A me i genitori non mi hanno mai regalato niente, ma hanno sempre lavorato".

Walter Novellino al Perugia con mister Tedesco e Gaucci.
Walter Novellino al Perugia con mister Tedesco e Gaucci.

Cosa ha fatto col suo primo vero stipendio?
"Diciamo che ho investito bene..".

Lei ha lanciato o valorizzato tantissimi talenti. Qual è il giocatore che, appena visto, le ha fatto dire: "Questo diventerà un fenomeno"?
"Recoba, questo è fuori dubbio. Ma poi anche Flachi. Francesco è un giocatore straordinario, è una persona straordinaria. Peccato che si sia confuso un po' con delle cose che non sono belle, però ha pagato il suo e ora sta diventando allenatore. Speriamo che faccia una grande carriera in panchina".

Di Recoba cosa ricorda?
"Recoba c'aveva tutto, tecnicamente bravo, ripartiva di corsa con grande velocità, solo che Recoba dovevi prenderlo sottobraccio, dovevi coccolarlo: ci voleva un pò bastone e carota, era così. Però era un giocatore straordinario".

Il momento dell'Italia: La nostra Nazionale vive di alti e bassi vertiginosi. Secondo lei, qual è il vero problema strutturale: mancano i talenti o manca il coraggio di schierarli?
"Io direi che bisogna risistemare un po' tutto. Farei giocare sei italiani fissi in Serie A per squadra".

Gattuso ha provato a dare un'identità forte. Lei, da uomo di campo, cosa consiglierebbe al prossimo CT per ridare quel senso di appartenenza che sembra smarrito?
"Rino ha dato questo senso di appartenenza. Non è stato fortunato perché ha preso già una squadra in difficoltà, ma ha messo tutto, è stato un signore a dimettersi come lo è stato sempre e mi è dispiaciuto tantissimo perché lui è quello che ha pagato più di tutti, ma è quello che ha fatto un lavoro straordinario".

Novellino alla guida del Palermo.
Novellino alla guida del Palermo.

Lei ha riportato il Napoli in Serie A in un momento difficilissimo. Che aria si respirava in quella città e quanto pesava la maglia azzurra in quegli anni post-Maradona?
"È stato un anno bellissimo. Inizialmente no, perché avevamo difficoltà economiche, però Ferlaino con i suoi sacrifici ci ha messo a disposizione tutto. Sono stato anche fortunato perché c'erano dei giovani importanti come Troisi, Matuzalem, Coppola, Stellone, Schwoch, giocatori che poi sono diventati determinanti per la promozione".

Come si gestiva quel gruppo?
"Il segreto è proprio la gestione, è lì che l'allenatore conta. L'allenatore conta non soltanto perché ha giocatori bravi, ma nella gestione del momento, del gruppo, nel proporsi, nel far capire cos'era la città. Poi io sono arrivato che il Napoli aveva 400 spettatori. L'ultima partita sono andato via con 85.000 persone sugli spalti".

Ci racconta un episodio nello spogliatoio del Napoli che non ha mai rivelato a nessuno? Un confronto, una lite finita bene o una scaramanzia particolare.
"Confronti con tutti, io ero molto duro, tatticamente pretendevo tante cose, Robbiati un giorno mi disse: ‘Mister, ma io voglio fare gol'. Io a quel punto gli risposi: ‘Tu devi fare quello che dico io'. Lui replicò che a quel punto non avrebbe voluto giocare. La domenica dopo però l'ho fatto giocare perché Robbiati era un giocatore fortissimo".

Successe anche altro?
"Andai di persona in discoteca a recuperare Matuzalem, era un venerdì sera. Ricordo la telefonata di Ferlaino: ‘Vai a prendere il tuo pupillo che domenica non gioca'. Io lo andai a prendere in discoteca e domenica invece lo feci giocare. Matuzalem fu il migliore in campo".

Genova è stata la sua seconda casa, dove ha raggiunto l'Europa. Qual è il segreto di quel miracolo che portò i blucerchiati a sfidare le grandi?
"I segreti sono stati Asmini che era un direttore sportivo che nessuno conosce, molto bravo. Insieme a Beppe Marotta. Il segreto erano loro. Loro mi conoscevano come uomo, perché li ho avuti a Venezia e a Ravenna. Sono due persone che mi hanno dato molto".

Novellino con la Sampdoria.
Novellino con la Sampdoria.

Mi ha parlato di Marotta. Oggi quando ci sono degli episodi arbitrali si dice genericamente ‘Marotta League', cioè lei ha avuto mai la percezione che la sua grandezza, insomma, potesse in qualche modo influenzare l'ambiente?
"Marotta non influenza nessuno, è uno che dice la verità. Beppe entra in merito alla squadra, a quello che deve dire, a livello tattico, a livello dirigenziale, ma a livello arbitrale Marotta non si è mai permesso di contestare un arbitro".

Quando si chiude la porta del campo, chi è Walter Novellino? Come riesce a staccare dalla pressione ossessiva del risultato?
"È dura chiudere. Si pensa sempre alla partita, sempre, anche oggi col Perugia".

C’è una panchina che ha rifiutato e di cui si è pentito, o una che avrebbe voluto occupare e che non è mai arrivata?
"Io volevo occupare quella dell'Inter, ma non è mai arrivata, era il mio sogno. Ricordo di aver fatto 5 anni alla Sampdoria, un anno più bello dell'altro e credevo che qualcuno pensasse a me, ma la mia Inter è stata sempre la Sampdoria che ce l'ho nel cuore perché non posso dimenticare quello che ho fatto alla Sampdoria e devo ringraziare tantissimo la famiglia Garrone".

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