Totti: “Su mio figlio Cristian insopportabili bugie. Che vergogna. Che pochezza”
Francesco Totti lo ha ribadito qualche giorno dal palco del teatro Brancaccio a Roma in occasione della presentazione della sua autobiografia quando ha parlato del grande amore per Noemi Bocchi. La sua compagna sa che per quanto forte sia il sentimento che ha per lei, non è comparabile a quello che prova per i suoi tre figli, Chanel, Cristian e Isabel: "Loro sono il mio tutto". Nel libro l'ex capitano della Roma fa una classifica dei suoi affetti, mettendoli in quest'ordine: "Prima vengono Cristian, Chanel, Isabel, Noemi, i suoi figli, e solo dopo inizi a pensare a te stesso". Cassata l'ex moglie Ilary Blasi, che comunque "resterà per sempre la madre dei miei figli".

Cristian Totti è il secondogenito di Francesco, compie proprio oggi 6 novembre 21 anni. "Cristian dove lo metti sta, prende sempre le difese del più debole. Se litigo con qualcuno, e capita raramente, la sua reazione è un trattato di bontà: ‘Lascialo stare, porello' – scrive di lui il padre – Ha preso tutto da me, pregi e difetti. Osserva, quasi sempre con fare riflessivo. Buonissimo nell'animo ma, quando pensa di aver ragione, anche se non ce l'ha, non cambia idea, cascasse il mondo. Ma tiene il muso solo per qualche minuto, poi sorride. Testardo, fino a prova contraria. È uno di cuore, che capisce i sentimenti. Un puro, che ha sofferto".
La carriera calcistica di Cristian Totti, il ritiro a soli 19 anni, le cattiverie sul figlio di Francesco
La sofferenza di cui parla Totti si riferisce al traumatico addio al calcio, cui Cristian fu costretto dalla scoperta improvvisa di una condizione patologica. Cresciuto nelle giovanili della Roma, il figlio dell'eterno capitano non era riuscito ad affermarsi in giallorosso, poi era passato al Frosinone dove aveva messo assieme solo piccoli spezzoni in quattro presenze nella formazione Primavera, con un gol segnato nella Coppa Italia di categoria. Poi era seguita una parentesi in Spagna al Rayo Vallecano, sempre nel settore giovanile, una breve esperienza con l'Avezzano e infine il passaggio all'Olbia in Serie D nell'estate del 2024, con 6 presenze messe a ruolino. Il contratto con la squadra sarda è stato risolto a dicembre di quell'anno, mentre l'annuncio del ritiro è arrivato nel luglio 2025, a neanche 20 anni.

Una carriera breve e segnata dalla pressione enorme per le aspettative dovute al suo cognome, ma anche dalle cattiverie sul suo conto. E tuttavia non è certo per essersi arreso o per la constatazione del suo basso livello che Cristian Totti ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Adesso papà Francesco racconta tutto con dovizia di particolari: "A 19 anni, nel 2025, ha dovuto smettere di giocare a calcio, che era e resta la sua grande passione. In maniera traumatica, violenta. Dicevano che l'avesse fatto per la pressione mediatica, per il cognome che porta, perché aveva perso le motivazioni, perché non era più spinto dalla giusta fame: tutte insopportabili bugie, scaraventate addosso a un ragazzo poco più che maggiorenne".
La scoperta della patologia di Cristian, costretto a lasciare il calcio per mancanza di idoneità
Invece Cristian era stato fermato dal CONI per motivi molto seri, ben più di un pallone che rotola: "La verità è che, per problemi di salute, gli hanno revocato l'idoneità sportiva. Il pallone ha smesso di rotolare. Un macigno che non si spostava più dal punto esatto in cui l'aveva lasciato, l'ultima volta. E lì, almeno per Cristian, resterà bloccato per sempre. Un triste monumento a un futuro mai scritto. È accaduto tutto durante la sua esperienza nell'Olbia. Non respirava bene, ha fatto una visita al setto nasale, gli è stata prescritta una TAC".

Il racconto della scoperta della condizione del figlio fatta da Francesco restituisce l'angoscia di un padre, laddove il campione smette di esistere e c'è solo un uomo come tanti: "I medici mi hanno chiamato. ‘Signor Totti, dobbiamo parlarle. C'è una macchiolina dentro la testa di suo figlio'. ‘Ma che cazzo state a dì?'. Non esistono parole esatte per descrivere quel momento. Mi sono sentito sprofondare, soffocare, morire, risorgere un attimo e morire di nuovo. Vedevo tutto che girava intorno a me, ho perso l'equilibrio interiore. ‘Davvero, cosa mi state dicendo?'. ‘Che dobbiamo fare degli approfondimenti urgenti'. E intanto i giornali scrivevano che mio figlio non giocava perché era scarso rispetto al suo papà. Che vergogna. Che pochezza".
Totti scende nei dettagli di cosa è stato riscontrato in suo figlio Cristian: "Si è scoperto che il canale di Silvio, un piccolo condotto del cervello da cui passa il liquido cerebrospinale, era in parte otturato. Non ne conoscevo l'esistenza, ho cominciato a documentarmi come un pazzo in preda al panico. Libri di medicina, telefonate a certi luminari, internet, anche se di internet è sempre meglio non fidarsi fino in fondo. L'hanno visitato in molti, con pareri discordanti. ‘Serve l'intervento chirurgico e forse torna a giocare'. ‘No, non serve, e col calcio ha chiuso'. Ho pianto, da solo. Ho avuto molta paura. Di notte non dormivo, di giorno soffocavo".

La decisione di non operarsi, come sta oggi Cristian Totti
Il confronto col figlio è stato un momento altrettanto difficile: "L'ho preso per mano, gli ho parlato. ‘Senti, Cri, sti cazzi del pallone, la vita viene prima di tutto'. Non volevo lo operassero al cervello. Mi dicevano che sarebbe stata una cosa semplice, ma può essere vero quando metti le mani dentro la testa di un ragazzo di 19 anni? Cari professori, non potete operare me al suo posto? All'Olbia sono stati dei signori, con una sensibilità spiccata. ‘Prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno, decidete per il bene di Cristian, noi lo aspettiamo fino a quando serve'. Dopo ogni consulto, i medici mi dicevano delle cose che faticavo a capire: ‘Vi prego, parlatemi in maniera semplice, non in dottorese. Usate delle parole facili'. Mio figlio restava in silenzio, più del solito. Pensava. Si tormentava. Provava a immaginare il suo domani. ‘Senti, papà, hai ragione tu. Non voglio rischiare di morire'. È stato un momento terribile, per lui. Il suo sogno interrotto troppo presto, troppo bruscamente. ‘Cri, come ti senti?'. ‘Eh, pà…'. Male. Si sentiva malissimo. Dopo la sofferenza per la separazione dei suoi genitori, un'altra batosta. Si è sentito travolto dalla quotidianità, è andato dallo psicologo, che è sempre un'ottima soluzione per rimettere insieme i pensieri e arginare le paure. Ogni anno si sottopone a controlli medici, per tenere monitorata la situazione, che per fortuna non peggiora. Rimane stabile. Nonostante tutto, dico che siamo stati fortunati".
Che cosa ha il figlio di Francesco Totti: l'occlusione dell'acquedotto di Silvio
La patologia di Cristian Totti è un'occlusione dell'acquedotto di Silvio, un sottilissimo canale che collega il terzo e il quarto ventricolo cerebrale e permette il passaggio del liquido cerebrospinale: quando si restringe o si occlude, il liquido non defluisce correttamente, si accumula a monte, dilata i ventricoli e aumenta la pressione intracranica. Da qui i frequenti mal di testa che Cristian aveva fin da bambino. I rischi principali includono cefalea, nausea, vomito, disturbi della vista, problemi di equilibrio e concentrazione, e in caso di progressione della patologia anche sintomi neurologici più seri, aggravati da sforzi fisici e urti tipici del calcio. È per questo che il CONI gli ha revocato l'idoneità sportiva.

Oggi, avendo scelto di non intervenire chirurgicamente e con la sua condizione gestita sotto controllo medico, Cristian può condurre una vita normale e lavorare nello staff della Totti Soccer School, fondata dal padre Francesco e gestita dallo zio Riccardo. L'importante è che stia bene, e pazienza se non può più correre dietro a un pallone.