Totti pensava di morire: “Ho convocato i miei figli: ‘Non so se ce la farò’. Poi mi telefonò Piersilvio Berlusconi”

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Nella sua autobiografia, Francesco Totti racconta l’incubo del Covid. Le sue condizioni peggiorarono sempre di più e convocò i figli per dargli quasi l’ultimo saluto. L’ex capitano della Roma era disperato: “Poi all’improvviso, ho ricevuto una telefonata da Piersilvio Berlusconi, il figlio di Silvio. La Toffanin, cioè la sua compagna Silvia, era amica della mia ex moglie”.

Nell'autunno del 2020 Francesco Totti aveva appena perso il padre, l'amatissimo ‘sceriffo' Enzo, morto il 12 ottobre a 76 anni dopo aver contratto il Covid. E poco dopo l'ex capitano della Roma, ugualmente colpito dalla malattia che stava impestando il mondo, pensò davvero di morire anche lui, al punto da convocare i figli per dargli quasi l'ultimo saluto. I sintomi erano gravi, Francesco – allora 44enne – era disperato. Poi accadde qualcosa: squillò il telefono, era Piersilvio Berlusconi. Fu la sua salvezza.

Totti racconta l'intera catena degli eventi che portarono alla sua guarigione nella sua autobiografia appena uscita, partendo dalla perdita del padre ("è stato il mio numero uno, e purtroppo anche una cifra in più nel conteggio dei morti") e anche da una sorta di senso di colpa con cui viveva quel periodo angosciante delle nostre vite: "Mi sono scese le lacrime, quando ho visto le immagini dei camion militari che trasportavano i cadaveri a Bergamo. La vita come la conoscevamo non sarebbe mai più stata uguale a prima, o almeno quella era la mia grande paura, pensando a Cristian, Chanel e Isabel. Ed è capitato che mi sentissi in colpa – per essere onesti fino in fondo è giusto ammetterlo e raccontarlo – sapendo che moltissime famiglie, magari numerose, erano murate dentro cinquanta metri quadrati, senza affacci, mentre io avevo giardino, palestra, Spa, piscina e campo da padel. In vita mia non ho mai rubato niente, penso di essermi guadagnato ogni singola cosa, però ero inquieto. Le persone soffrivano, soffocavano, morivano. Tutti i presunti esperti dicevano la loro, la verità è che nessuno ci stava capendo una mazza".

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Francesco Totti col padre Enzo, morto a 76 anni a causa del Covid

Totti si ammala di Covid poco dopo la morte del padre

Come tutti noi, anche Francesco navigava a vista, temendo di cogliere qualcosa che assomigliasse ai sintomi del Covid. E non è passato molto tempo dalla morte del padre che pure lui ha sviluppato l'infezione da coronavirus: "Non dormivo, pensavo a lui, ovunque fosse finito dopo quel maledetto 12 ottobre 2020. Gli raccontavo fragilità mai svelate. Ci rivedremo, un giorno. Il fatto è che quel momento ha rischiato di arrivare troppo presto. Mi sono ammalato anch'io".

Totti racconta che il contagio accadde da una situazione conviviale particolare: "Nel periodo in cui abbiamo salutato papà, stava uscendo il film che parlava di me. Ho saltato tutte le presentazioni, non mi andava di far finta di essere allegro, né di chiacchierare con la gente o con i giornalisti. Volevo starmene da solo, o con le persone a cui volevo bene. Solo una volta abbiamo organizzato una proiezione, diciamo privata, riservata a parenti e amici più stretti. Qualche giorno dopo, ho iniziato a ricevere telefonate, tutte più o meno dello stesso tenore: ‘Frà, ho preso il Covid-19', ‘Oh, bella la pellicola, però ci siamo ammalati'. Quindi, un tardo pomeriggio all'ora dell’aperitivo, ho convocato nel giardino di casa i presenti alla serata, mi sono affidato ad alcuni infermieri chiamati privatamente e ho organizzato un bell'evento: tamponi per tutti. Bastoncini nel naso e responso immediato. Siamo risultati positivi io e un amico mio. Nelle ore successive, si sono aggiunti molti altri".

Le condizioni del simbolo della Roma peggiorano sempre di più, convoca i figli e rifiuta il ricovero in ospedale

A quel punto è iniziato un incubo che è diventato via via sempre più spaventoso: "Mi hanno isolato in una stanza di casa, mi è venuta la febbre, fissa a 39. È venuto il Covid-19 anche a Cristian, Chanel e alla loro mamma, si è salvata solo Isabel. Tutti loro, per fortuna, con sintomi lievi. I miei peggioravano, sensibilmente. Tosse. Affanno. Dolori. Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Medicine, punture, intrugli: non faceva effetto niente. Stavo male davvero, all'inizio ho affrontato la situazione con lucidità, poi però ho iniziato a cagarmi addosso. Avevo una paura maledetta di morire come papà".

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Totti col figlio primogenito Cristian

In quel momento Totti ha riunito i suoi cari, preparandoli al peggio: "Ho convocato i miei figli, tenendoli comunque a distanza di sicurezza. ‘Non so se ce la farò'. Ridevano, credevano fosse una battuta, una delle mie barzellette, e invece no, ero serissimo, che è una parte di me che conoscono in pochi, ma esiste ed è spiccata. ‘Credetemi, non so quanto resisterò ancora'. Stavo mollando mentalmente. Al termine di un paio di settimane parecchio complicate, la mia ex moglie si è confrontata con Vito Scala: ‘Non migliora, qui tocca fare qualcosa'. Hanno chiamato un'ambulanza, che mi ha trasportato al Campus Bio-Medico. Avevo la saturazione a 88, che significa grave carenza d'ossigeno. La risonanza magnetica ha evidenziato una polmonite bilaterale. ‘Okay, grazie per gli esami, ma ora vado'. ‘Ma ‘ndo vai, capitano? Stasera te tocca rimanè qui'. Mi volevano ricoverare. ‘Non se ne parla proprio'. ‘Francè, ma che stai a dì?'. ‘Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli'. Ho dovuto firmare dei fogli per essere dimesso. Mi sono preso la responsabilità di ciò che sarebbe potuto accadere".

Il pensiero della morte imminente, poi lo chiama il compagno di "un'amica della mia ex moglie": Piersilvio Berlusconi

Da quel momento le cose sono precipitate ulteriormente, il suo corpo mandava segnali di compromissione sempre più massiccia: "Respiravo che parevo un trattore, col motore truccato. Un casino, mi uscivano dei versi da animale. E mi sentivo senza fiato, senza benzina. Mi hanno piazzato una telecamera nella stanza, sempre accesa, per controllarmi 24 ore su 24, in particolare la notte, quando la situazione peggiorava. Si rischiava il dramma. Come se non bastasse, soffrivo anche d'asma. Frà, è arrivata la tua ora".

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Silvia Toffanin e Ilary Blasi, un'amicizia ultraventennale

E invece no, che non era arrivata. Francesco oggi può raccontare, a 50 anni appena compiuti, cosa accadde mentre ormai si sentiva spacciato: "All'improvviso, ho ricevuto una telefonata da Piersilvio Berlusconi, il figlio di Silvio. La Toffanin, cioè la sua compagna Silvia, era amica della mia ex moglie. Mi hanno messo in contatto con il medico di Berlusconi, quello grande: il dottor Zangrillo. Gli ho spiegato tutti i sintomi, le fatiche, gli ho parlato della febbre e della saturazione sballata. ‘Francesco, ti mando un aereo privato e vieni a curarti a Milano'. ‘Ma che sei matto, prof? Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morì a Milano?'. Potendo scegliere, non avrei mai potuto esalare l'ultimo respiro lontano dalla città più bella del pianeta".

E allora Alberto Zangrillo gli dice qualcosa che si rivela la mano che lo afferra in fondo al pozzo buio e lo tira fuori di peso: "‘Senti, io non sono d'accordo – dice a Totti il primario dell'Ospedale San Raffaele – ti ripeto che dovresti salire su quel volo, il più in fretta possibile. Però, se non vuoi, dimmi almeno una cosa: come dormi la notte? In che posizione?'. ‘Di lato, con il cuscino in mezzo alle gambe'. ‘Prova a fare così, allora: appoggia il petto sulle lenzuola e allarga le braccia'. ‘Come Gesù in croce?'. ‘Non esattamente, ma okay. Vedi se va meglio, con il respiro. Se non passa, rassegnati: dovrai farti ricoverare'. Non ne ha sbagliata una. Mi sono sentito rinascere, la febbre è diminuita e poi sparita, la saturazione è risalita fino a 99, cioè tornando a livelli normali. Zangrillo, coadiuvato da un'équipe medica romana che mi teneva sotto osservazione a casa, mi ha salvato. In totale, al netto della giornata trascorsa per controlli al Campus Bio-Medico, sono stato a letto quasi un mese. Ancora oggi, non riesco a respirare bene come una volta".

Il 20 novembre del 2020, Totti avrebbe poi pubblicato un post su Instagram in cui raccontava cosa gli era successo e ringraziava chi lo aveva aiutato a uscirne sano e salvo, ovvero in primis Zangrillo, aggiungendo che "il COVID si può battere con le giuste precauzioni e indicazioni". Quella telefonata davvero gli ha allungato la vita.

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