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Thierry Henry: “Moggi alla Juve mi portò in uno stanzino. Risposi: all’Udinese mandaci Del Piero”

Thierry Henry ha raccontato l’episodio che segnò la rottura con la Juventus: Luciano Moggi lo portò in uno stanzino con Carlo Ancelotti e gli comunicò l’idea di mandarlo in prestito all’Udinese per arrivare a Marcio Amoroso. La risposta del francese fu durissima: “Allora mandateci Del Piero”.
A cura di Michele Mazzeo
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La storia tra Thierry Henry e la Juventus è durata pochissimo, appena pochi mesi. Ma è rimasta uno dei grandi rimpianti del mercato bianconero. Arrivato dal Monaco nel gennaio 1999, il francese non riuscì mai davvero a sentirsi al centro del progetto. Prima l'addio di Marcello Lippi, poi l'arrivo di Carlo Ancelotti, infine l'equivoco tattico: Henry venne utilizzato spesso largo, lontano dalla porta, in un ruolo che non gli permetteva di esprimere il talento che avrebbe poi mostrato all'Arsenal.

Il punto di rottura, però, non fu soltanto tecnico. A raccontarlo è stato lo stesso Henry, ricordando un episodio con Luciano Moggi che cambiò definitivamente il suo rapporto con la Juventus. Tutto avvenne alla fine di una partita, quando il francese era appena uscito dal campo e non aveva fatto nemmeno in tempo a raggiungere gli spogliatoi. Fu lì che Moggi lo prese con sé e lo portò in uno stanzino per parlargli in privato. Dentro, secondo il racconto dell'ex attaccante, c'era anche Ancelotti.

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Il retroscena di Henry su Moggi, la Juve e l'Udinese

In quella stanza, lontano dal campo e dai compagni, Henry si sentì comunicare l'idea della Juventus: mandarlo in prestito all'Udinese per provare a chiudere l'operazione Marcio Amoroso, allora attaccante dei friulani e reduce da una stagione di altissimo livello in Serie A. Un passaggio che il francese visse come una rottura di fiducia, più ancora che come una semplice ipotesi di mercato.

Henry, parlando al podcast Stick to Football, ha ricostruito così quei mesi complicati a Torino: "Stavano giocando 3-5-2 e io ero l'esterno difensivo…sono passato da numero 9 a laterale, non potevo fare quello che facevo prima. Ho giocato la maggior parte delle partite da laterale. Ho capito lì quanto fosse difficile essere un vero giocatore professionista e cosa volesse dire giocare per la squadra".

La Juventus voleva Marcio Amoroso. Per chiudere l'affare, secondo il racconto di Henry, l'Udinese chiedeva il suo prestito. Moggi glielo comunicò in modo diretto: "Loro volevano Amoroso ma lo vendevano solo se andavo lì in prestito".

Poi la frase che il francese non dimenticò più: "Ti mandiamo all'Udinese ma crediamo in te". Il francese la visse come una contraddizione. Se la Juventus credeva davvero in lui, perché inserirlo in un'operazione di mercato dopo appena sei mesi? La sua risposta fu immediata e tagliente: "Grande fiducia…credete in Del Piero? Allora mandate lui".

La rottura con la Juventus e il rimpianto diventato enorme

Henry ha poi spiegato così quella reazione: "Ero stupido all'epoca ma quello era il mio punto di vista". Ma da quel momento il rapporto con la Juventus era compromesso. Non per i tifosi, e nemmeno per il prestigio del club, che l'ex attaccante ha sempre riconosciuto. Il problema era il trattamento ricevuto.

Lo stesso classe '77 ha raccontato la decisione presa dopo quell'incontro: "Ho detto che non avrei mai più giocato con quella maglia, non per i tifosi, è un club eccezionale, davvero un grande club ma quello era stato irrispettoso, quindi sono andato via".

Poco dopo arrivò il trasferimento all'Arsenal di Arsene Wenger. A Londra Thierry Henry venne rimesso al centro dell'attacco e diventò uno dei giocatori più forti della sua generazione: simbolo dei Gunners, campione d'Inghilterra e protagonista di una carriera monumentale. Per la Juventus, invece, quella parentesi resta ancora oggi un rimpianto enorme: il talento era già lì, ma a Torino nessuno riuscì davvero a capirlo.

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