Serie A spaccata tra Malagò e Galliani: gli schieramenti dei club per la presidenza della FIGC

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Anche dopo la riunione informale di mercoledì 28 ottobre, la Serie A conferma la propria divisione per le elezioni federali del 14 dicembre: il fronte Galliani cresce, ma saranno decisivi i voti delle medio-piccole.

La sfida tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani per la poltrona da numero uno in FIGC si è arricchita nella mattinata di mercoledì 28 ottobre di un nuovo capitolo, che ha confermato la "spaccatura" evidente che è presente tra i club di Serie A. Nella riunione informale tra diversi club, che hanno partecipato da remoto e che è stata presieduta da Luca Percassi, il "fronte" per l'ex dirigente di Milan e Monza si è consolidato sull'asse formata da Atalanta, Inter e Milan. Ma l'esito di cosa potrebbe accadere in vista delle elezioni del prossimo 14 dicembre è tutt'altro che chiaro, l'unica certezza è che la compattezza che portò Malagò al ruolo di presidente federale oramai è un ricordo.

Le 20 società di Serie A non sono più un gruppo coeso, così com'era successo per l'elezione di Malagò al posto che fu di Gravina, dimessosi a seguito del fallimento di Zenica, e che spalancò le porte al nuovo corso federale, oggi arrivato al guado del commissariamento dopo le ultime evoluzioni dello scorso 6 ottobre, quando in una Assemblea sul filo del paradosso il presidente FIGC è succeduto a se stesso nella figura di Commissario. Ora lo scenario è decisamente diverso e molto più frammentato perché la candidatura per le le elezioni di metà dicembre si è arricchita dalla presenza di Adriano Galliani, formalmente iscrittosi e pronto per presentare il proprio programma e relativa candidatura.

Ma come si strutturano i due "fronti" opposti, divisi tra l'appoggio a Malagò e quello a Galliani? Sulla prima linea si trovano società fedeli come il Napoli di De Laurentiis, Lecce, Monza, Roma e Bologna. Dall'altra parte spiccano i nomi, oltre delle già citate Atalanta, Milan e Inter, anche Como e Sassuolo, oltre alla Lazio di Lotito da sempre contraria all'attuale presidenza. Nel mezzo ci sono tutti altri club, in primis la Juventus che dovrà scegliere e lo farà, per molti, seguendo i rapporti che la famiglia Elkann ha da sempre intessuto con Malagò.

Facendo due conti, ad oggi la Serie A vede due gruppi distinti e in mezzo la maggior parte delle componenti delle 20 squadre, le cosiddette medio-piccole che dovranno sciogliere i propri dubbi e decidere il da farsi. Con una scadenza precisa, entro il 4 novembre, dead-line per indicare un eventuale unico candidato da presentare in alternativa a Malagò. Con estrema attenzione anche delle mosse della Lega Nazionale Dilettanti, con a capo Abete, che si era ritrovata sola e abbandonata e che oggi potrebbe invece coinvolgere Assocalciatori e Assoallenatori che avevano affidato la loro fiducia ad una Serie A che oggi appare più che divisa.

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