Giovanni Malagò è da oggi commissario della FIGC, succedendo al decaduto presidente della medesima FIGC, cioè lui stesso, in attesa che entro e non oltre il 31 gennaio 2027 si proceda alle elezioni del nuovo presidente sempre della FIGC, che sarà ancora lui stesso. Se vi sembra una pagliacciata lo è, se vi sembra l'Italia lo è, se vi sembra una lezione da incorniciare e appendere a un ipotetico Louvre che esponga i capolavori dell'esercizio più puro del potere nella pinacoteca della politica sportiva, lo è anche quello, e non c'è stato neanche bisogno di pagare il biglietto.
Il voto all'unanimità della Giunta CONI sulla nomina di Malagò a commissario di sé stesso è lo scacco matto dato dal 67enne romano al presidente del Comitato Olimpico Italiano Luciano Buonfiglio, che esce con le ossa rotte dal braccio di ferro. Il navigatissimo Gianni gli ha semplicemente spiegato cosa sono le categorie e perché quando un pesce piccolo vede uno più grande, o magari solo più veloce e scaltro o ancora con denti più aguzzi o ancora con un bel banco di altri pesci a dargli manforte, è meglio che giri al largo, altro che andargli contro. Una mossa sconsiderata, per non dire suicida, che il numero uno dello sport italiano ha pagato con una figuraccia che non è possibile definire diversamente e che ha trascinato nel ridicolo anche l'intero sport italiano, salvando giusto il salvabile in extremis per evitare la spaccatura totale dei due schieramenti al momento della conta nel CONI.
Buonfiglio ha capito che non poteva fare diversamente che abbassare la testa e trovare un accordo con Malagò, prima di andare ai voti sull'annullamento della elezione a presidente FIGC per il cavillo del tesseramento mancante e sul commissariamento auspicato dallo stesso Buonfiglio che era stato ‘invogliato' in tal senso dal mondo politico, in primis dal Ministro per lo Sport Andrea Abodi, l'altro grande sconfitto della vicenda. Il 75enne partenopeo non poteva fare diversamente perché il suo predecessore alla presidenza del CONI aveva rimontato negli ultimi giorni sullo schieramento che voleva fargli le scarpe, lavorando dietro le quinte per diventare maggioranza al momento del dunque, ovvero la votazione in Giunta, che consta di 16 membri.
Fino a qualche giorno fa, Malagò poteva contare su soli 5 voti sicuri, a cominciare dalle fedelissime Federica Pellegrini e Diana Bianchedi, quest'ultima (che oggi ha votato regolarmente) peraltro al centro di una possibile ulteriore battaglia su un conflitto di interessi, al pari di un'altra sostenitrice del presidente FIGC Elisabet Spina (anche lei comunque alla fine ha votato). Da quella posizione di minoranza, Malagò ha convinto via via a sposare la sua causa altri 4 membri della Giunta, arrivando dunque a 9, non considerando lui che non poteva votare per ovvi motivi. Dall'altra parte Buonfiglio è rimasto solo lui e altri 5: e poiché la matematica non è un'opinione, il vantaggio della fazione a favore di Malagò sarebbe stato tale anche con Bianchedi e Spina private del diritto di voto per conflitto di interessi.
Alla fine hanno votato tutti i 15 della Giunta meno il solo Malagò, approvando all'unanimità la proposta di Buonfiglio – addivenuto nella notte a Canossa – di nominare il suo vecchio amico Gianni (era stato proprio quest'ultimo a spingerlo per ottenere la sua successione sulla massima poltrona del CONI) a commissario della FIGC, destinato a tornare presidente entro due-tre mesi dopo aver sistemato l'impedimento del mancato tesseramento.
Una presa d'atto dei freddi numeri, ma non solo, quella di Buonfiglio, che ha scoperto pure che andare allo scontro frontale con un gigante che ha tanti amici può mettere in moto una serie di meccanismi che portano a sgradevoli ‘effetti collaterali'. Così qualche giorno fa il numero uno dello sport italiano si è svegliato con un grosso quotidiano che ha tirato fuori quello che fa il figlio Marco, un manager sportivo con legami stretti con la Kings League e col Venezia, martellando sul conflitto di interessi che dunque avrebbe avuto lo stesso Buonfiglio impedendogli di votare in Giunta. Chi tocca i fili in questo caso non muore, ma la scossa se la prende.
E allora ieri sera Luciano ha telefonato a Gianni e gli ha parlato col cuore in mano in nome della vecchia amicizia: un'intesa si poteva e doveva trovare, per il bene del calcio e dello sport italiano (…), evitando spaccature traumatiche (e la mannaiata minacciata dall'UEFA con una possibile revoca dei prossimi Europei). I due si sono dati appuntamento a stamattina prima della Giunta: sono bastati pochi minuti per trovarsi d'accordo su tutto. Ovvero che Malagò è di un'altra categoria. E magari glielo avrà anche brevemente ricordato a Buonfiglio davanti a un bel caffè: le buone maniere e il garbo sono sempre state un tratto caratteristico del presidente onorario del Circolo Canottieri Aniene – il salotto romano per eccellenza – nonché Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.