Chi sta cercando di fare fuori Malagò dal calcio italiano
A breve, probabilmente dopo le quattro partite di Nations League, si deciderà il destino di Giovanni Malagò, che rischia di vedere chiudersi, rapidamente, la sua esperienza da presidente della FIGC. Il dibattito è forte, acceso, le fazioni sono due e combattive. I quattro giuristi di fama sono stati nominati, e dopo aver letto le carte si pronunceranno. Il loro parere sarà fondamentale per la Giunta del CONI, che sarà chiamata a decidere sulla sorte del numero uno del calcio italiano, che sta sfidando un fronte compatto, che materialmente vuole la sua testa.
Il cavillo su cui si fa forte il fronte anti Malagò
Il caso è noto ed è chiaro. C'è un cavillo, un vizio di forma sull'elezione, quasi plebiscitaria, di Malagò, che lo scorso giugno ha ottenuto quasi il 70% dei voti. Al momento dell'elezione a presidente FIGC l'ex numero uno del CONI non risultava tesserato alla Federcalcio, requisito previsto dallo statuto. Le leghe e i club che lo hanno sostenuto con forza fanno muro contro il commissariamento, spauracchio totale per Malagò e malcelato obiettivo di qualcun altro.
Il voto della Giunta del CONI per il Commissario
La situazione è complicata, intricata. C'è chi spinge per il commissariamento, c'è già chi dice che il commissario possa essere lo stesso Buonfiglio, presidente del CONI, e chi invece vorrebbe mantenere lo status quo, considerato anche il mandato forte ricevuto dal dirigente romano. La Giunta del CONI dovrà decidere e già si fa la conta dei voti, con alcuni fedelissimi di Malagò e con quelli che certamente gli voteranno contro, perché il voto in ogni caso ci sarà. I quattro giuristi di fama sono stati annunciati, Buonfiglio l'aveva promesso, sono: Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno, Alberto Angeletti; professionisti di grande esperienza.
Abodi e il rispetto delle regole
Cè un vento piuttosto contrario per Malagò, navigato uomo di mare che si trova in acqua davvero molto agitate. Nessuno si è mosso a parole in modo nettissimo, dicendo di liquidarlo e stop. La guerra, anzi la battaglia è molto più sottile, si va di fioretto. Il Ministro dello Sport Andrea Abodi e il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio non sono stati molto teneri, non hanno offerto sponde e hanno battuto forte sulle norme, sul rispetto delle regole. Il primo, da tempo sembra vivere un duello personale con Malagò, duello già presente ai tempi dello sperato anno extra da presidente del CONI, la richiesta c'era per non continuare con le Olimpiadi di Milano-Cortina, un successo totale, dentro e fuori le piste. Il Commissario per la FIGC, inoltre, Abodi lo avrebbe voluto già subito dopo l'addio di Gravina e ora lo caldeggia nuovamente.
Ufficialmente dice che la decisione deve rimanere interna allo sport e che il presidente FIGC non ha colpe personali. Parole di circostanza che non nascondono i noti rapporti tesi che hanno riscontro in una frase più volte pronunciata dal Ministro: "Le regole CONI valgono per tutti". Parole ribadite in più di un'intervista nelle quali ha tenuto ancora a sottolineare il punto, il nodo focale: "La forma è sostanza, le regole vanno rispettate soprattutto da chi le ha fatte".
Buonfiglio severissimo con Malagò
Poi c'è il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, che Malagò aveva caldeggiato come suo erede. I rapporti tra loro sono tesi. Non sono mancate stoccate vere, come quando il numero uno del calcio ha parlato di ‘fuoco amico da chi aveva sostenuto'. Buonfiglio ha portato in Giunta la relazione di Taucer dicendo che il tesseramento è requisito fondamentale prima di usare parole puntute: "Essere amici non vuol dire essere complici".
Anche Buonfiglio è sul fronte contrario e lo fa basandosi sul rispetto delle regole, così si pone al di là del fiume. All'elenco si aggiungono il procuratore Taucer e Renato Miele, l'avvocato che voleva candidarsi e che ha scatenato la bufera. Poi c'è il Ministro Giorgetti. Non è un mistero che non si amino e non è un mistero, c'è stato anche un incontro pochi giorni fa, incontro dal quale Giorgetti e Malagò sono usciti con posizioni distanti.
CIO e Ceferin suggeriscono la stabilità, l'Italia rischia di perdere Euro 2032
Il fronte pro Malagò invece è internazionale, e questo fa capire quanto questa vicenda, quella del Commissariamento e della ipotetica o possibile rapida chiusura della gestione del dirigente romano, sia un affare tutto italiano, con la politica, anzi, precisamente con il Governo e il CONI a fare fronte comune. Il CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, del quale Malagò è membro, guarda da fuori e si interroga sui motivi di un dibattito, anzi, su un duello senza esclusione di colpi sul nome di una persona che gode di grande credibilità per la sua storia sportiva.
Il presidente UEFA Ceferin è stato altrettanto chiaro dicendo senza fronzoli che non devono esserci ingerenze politiche, governative, nel calcio e un eventuale Commissariamento potrebbe costare all'Italia l'organizzazione di Euro 2032, che è stato assegnato in tandem con la Turchia, e se così fosse sarebbe un'autorete clamorosa, come quelle del compianto Comunardo Niccolai.