Perché la Serie A pensa a Galliani come sfidante di Malagò per la presidenza FIGC: un intrigo di palazzo
La partita per la presidenza della FIGC si è riaperta proprio quando sembrava avviata verso una soluzione condivisa. Giovanni Malagò, scelto nella primavera scorsa con il sostegno pressoché unanime della Serie A, non può più considerarsi il candidato attorno al quale ruota tutto il sistema del massimo campionato. Nelle ultime ore, infatti, il nome di Adriano Galliani ha ripreso quota, trasformandosi da suggestione a possibile alternativa concreta.
Questo cambio di scenario si deve ad una parte importante dei club di Serie A che starebbe lavorando per verificare la disponibilità dell’ex amministratore delegato del Milan e del Monza. Non si tratta ancora di una candidatura ufficiale, ma gli indizi raccolti da Fanpage.it raccontano di una manovra che va oltre il semplice sondaggio.
Il passaggio più significativo riguarda proprio il possibile tesseramento di Galliani come dirigente accompagnatore di una società dilettantistica lombarda, passaggio che sarebbe già in preparazione insieme alla documentazione necessaria per presentare la candidatura: un dettaglio che rende l'ipotesi più concreta, pur senza equivalere a una decisione definitiva.

Il termine per presentare le candidature è fissato al 4 novembre, mentre l'assemblea elettiva è prevista per il 14 dicembre. Il tempo per trovare un'intesa è dunque limitato e il confronto tra Malagò e Galliani rischia di diventare il centro di una partita nella quale si intrecciano rapporti personali, interessi delle società e differenti visioni sulla gestione del calcio italiano.
La frattura con Malagò: il problema è il metodo
Per capire perché una parte della Serie A stia pensando a un nome alternativo, bisogna tornare alla primavera. Allora i club avevano individuato in Malagò, già presidente del CONI, una figura in grado di raccogliere consenso e guidare la Federazione in una fase delicata. Il sostegno del massimo campionato aveva contribuito in maniera determinante alla sua affermazione, con il 68,58% dei voti nella precedente elezione.
A distanza di pochi mesi, però, quel fronte si è incrinato. Il malcontento di una parte delle società riguarda soprattutto il metodo con cui sono state assunte alcune decisioni. I club avrebbero lamentato un coinvolgimento insufficiente su questioni considerate strategiche per il futuro della Nazionale e dell'organizzazione federale.
Tra i punti di maggiore divergenza ci sarebbe la scelta del commissario tecnico. Una parte delle società avrebbe preferito Antonio Conte, mentre Malagò ha optato per Roberto Mancini. Un'altra distanza sarebbe emersa sulla nomina di Diana Bianchedi a capo delegazione della Nazionale.

Il nodo, quindi, non sarebbe soltanto legato ai singoli incarichi, ma al rapporto tra la governance federale e le componenti che avevano sostenuto Malagò. Per i club le scelte avrebbero dovuto essere accompagnate da un confronto più ampio e il progressivo allontanamento avrebbe così riaperto la ricerca di un candidato capace di ricostruire un'intesa.
È questo il punto politico della vicenda: una parte della Serie A non sembra contestare necessariamente il profilo di Malagò, quanto piuttosto il modo in cui sono stati gestiti alcuni passaggi successivi alla sua designazione. Una distinzione importante, perché sposta il confronto dalla fiducia personale al modello di governo della Federazione.
Perché proprio Adriano Galliani?
In questo scenario, Adriano Galliani rappresenta un nome che il calcio italiano conosce da decenni. La sua lunga esperienza dirigenziale, soprattutto nel Milan dell'era Berlusconi, gli ha consentito di attraversare stagioni di successi internazionali e di costruire relazioni con società, istituzioni e protagonisti del movimento.
Il suo curriculum comprende anche la presidenza della Lega Serie A dal 2002 al 2006 e la successiva esperienza ai vertici del Monza, accompagnato dalla Serie D fino alla storica promozione in Serie A. Un percorso che lo rende una figura con una conoscenza diretta sia delle dinamiche dei club sia degli equilibri istituzionali del calcio. È proprio questa esperienza a renderlo una possibile alternativa per le società che vorrebbero cambiare rotta senza affidarsi a un profilo estraneo al sistema. Galliani potrebbe proporsi come un candidato in grado di dialogare con le diverse componenti, forte di rapporti costruiti in anni di attività ai vertici del calcio italiano.

L'ex dirigente avrebbe manifestato una disponibilità di massima, riservandosi però di valutare con attenzione la situazione. Il punto è decisivo: Galliani non vorrebbe essere identificato esclusivamente con una fazione contrapposta a Malagò, ma ambirebbe a raccogliere un consenso più ampio. Per questo la sua eventuale candidatura non dipenderà soltanto dalla volontà dei club che lo stanno sondando. Servirà capire se esistono le condizioni per trasformare l'ipotesi in un progetto condiviso, con un sostegno sufficientemente ampio da superare le divisioni interne alla Lega.
Inter, Milan e Atalanta al centro delle manovre
Le indiscrezioni individuano in Inter, Milan e Atalanta alcune delle società più attive nella ricerca di un'alternativa. I tre club starebbero valutando la possibilità di sostenere Galliani, mentre altre società continuerebbero a lavorare per confermare Malagò. I veri deus ex machina di questa operazione sarebbero Beppe Marotta, presidente dell'Inter, insieme a Luca Percassi, amministratore delegato dell'Atalanta: i loro nomi sono stati associati al tentativo di costruire una soluzione alternativa, ma il quadro delle adesioni resta in evoluzione e non consente di considerare già definito un fronte unitario a favore dell'ex dirigente rossonero.

Dall'altra parte, Malagò non sembra intenzionato a farsi da parte: il commissario ha dichiarato pubblicamente di voler proseguire il percorso verso la presidenza federale e ha riferito di aver già ricevuto il sostegno di 13 club. Un dato che mostra come la sua candidatura conservi una base importante, nonostante le nuove manovre.
La contrapposizione, dunque, non è ancora quella tra due candidature ufficiali, ma tra due possibili strategie: confermare il progetto Malagò, cercando di ricompattare la Serie A, oppure convergere su Galliani e costruire un nuovo equilibrio. Il rischio per il massimo campionato è arrivare alla scadenza senza una posizione condivisa. La Serie A pesa in maniera determinante nell'assemblea federale, ma non può decidere da sola l'esito delle elezioni: per conquistare la presidenza sarà necessario comporre una maggioranza che coinvolga anche le altre componenti.
Il tesseramento e la corsa alle firme
C'è poi un aspetto tecnico che ha assunto un valore politico. Per poter presentare la candidatura alla presidenza federale è necessario rispettare i requisiti previsti dalle norme elettorali, tra cui quelli relativi al tesseramento. Malagò ha affrontato questo passaggio diventando dirigente accompagnatore della squadra di calcio a cinque del Circolo Canottieri Aniene, società che ha avviato le procedure necessarie per partecipare all'attività federale.

Un'operazione analoga sarebbe ora in preparazione per Galliani, attraverso una società dilettantistica lombarda: il parallelismo è significativo perché mostra che l'ipotesi non viene trattata soltanto come un'eventualità teorica.
Il tesseramento, tuttavia, non equivale alla presentazione della candidatura e non anticipa il risultato del voto. È un passaggio preliminare, da affiancare alla raccolta delle adesioni e alla documentazione richiesta dal regolamento. La scadenza del 4 novembre diventa il primo vero spartiacque: entro quella data si capirà se la Serie A riuscirà a convergere su un unico nome oppure se il confronto tra Malagò e Galliani proseguirà fino all'assemblea del 14 dicembre.
Abete, Lega Pro e le altre componenti: la partita si allarga
La corsa alla presidenza non riguarda soltanto i club del massimo campionato. Per costruire una candidatura competitiva sarà necessario trovare interlocutori anche nella Lega Nazionale Dilettanti, nella Lega Pro e nelle rappresentanze di calciatori e allenatori.

Galliani potrebbe contare anche sul sostegno di Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che non dovrebbe ricandidarsi al vertice della propria componente. Un tentativo per coinvolgere Matteo Marani, presidente della Lega Pro, verrà fatto ma la Lega Pro, al momento, non ha assunto una posizione definitiva. Anche questo elemento dimostra che il quadro è ancora aperto e che gli accordi costruiti nei prossimi giorni potrebbero incidere in maniera significativa sugli equilibri complessivi.
Il sostegno della Serie A potrebbe rappresentare una base importante per attrarre altre componenti, ma non garantisce automaticamente una maggioranza. Il sistema elettorale federale impone infatti di tenere conto di rappresentanze diverse, con interessi e priorità che non sempre coincidono con quelli dei grandi club.
Un intrigo di palazzo, ma la decisione non è ancora presa
La vicenda Galliani-Malagò racconta un calcio italiano nel quale le alleanze possono cambiare rapidamente quando si passa dalla scelta di un candidato alla gestione concreta del potere. La Serie A aveva contribuito a portare Malagò al vertice della Federazione; una parte delle stesse società, oggi, starebbe valutando di sostenere un nome diverso.
Il possibile ritorno di Galliani sulla scena federale non nasce dunque soltanto dal prestigio del suo passato rossonero. È legato soprattutto alla ricerca di un nuovo equilibrio tra chi ritiene necessario confermare l'attuale percorso e chi chiede maggiore condivisione nelle decisioni strategiche.

Malagò, dal canto suo, continua a rivendicare il sostegno ricevuto e la volontà di arrivare al voto. Galliani non ha ancora trasformato la disponibilità di massima in una candidatura definitiva. E le altre componenti devono ancora chiarire quale posizione assumere. Il 4 novembre sarà il primo appuntamento decisivo per capire quali nomi entreranno formalmente nella corsa. Il 14 dicembre, invece, si misurerà la capacità dei candidati di raccogliere il consenso necessario. Fino ad allora, l'intrigo resta aperto. La domanda non è soltanto se Galliani sfiderà Malagò, ma se la Serie A riuscirà a trovare una sintesi dopo essersi divisa proprio sulla figura che aveva inizialmente scelto per guidare la Federcalcio. Una partita che si gioca nei corridoi delle istituzioni, ma il cui risultato avrà conseguenze sul futuro dell'intero movimento calcistico italiano.