Caso Malagò, l’esperto: “Il commissariamento della FIGC sarebbe abnorme. Ho visto un percorso anomalo”

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Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò.
Nell’intervista a Fanpage.it l’avvocato Giorgio Spallone ricostruisce i passaggi giuridici della vicenda, dalla candidatura di Malagò al rischio di commissariamento della FIGC: “A mio parere non vi è alcuna condizione”.
Intervista all'avvocato Giorgio Spallone
Esperto di diritto sportivo, ha ricoperto anche il ruolo di Collaboratore dell'Ufficio Indagini e della Procura Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Giovanni Malagò ha guidato lo sport italiano per 12 anni: da presidente del CONI ha ottenuto risultati importanti a livello sportivo e ha difeso l'autonomia dello sport dalla politica. Oggi, da presidente FIGC eletto con il 68.58% dei voti, rischia tutto per una tessera e un'autocertificazione mancanti al momento del deposito della candidatura e la stessa federazione di essere commissariata nel momento più delicato per l'intero movimento. E il 6 ottobre ci sarà la riunione di giunta decisiva al CONI. Come è possibile che 12 anni di autorevolezza valgano meno di un adempimento burocratico? Chi doveva controllare e non l'ha fatto? E soprattutto: è davvero solo una storia di tessere o è la storia di come si usa una tessera per mettere in discussione un uomo e la sua figura istituzionale? Nell'intervista a Fanpage.it lo abbiamo chiesto all'avvocato Giorgio Spallone, esperto di diritto sportivo, che ha ricoperto anche il ruolo di collaboratore dell'Ufficio Indagini e della Procura Federale della Federcalcio.

Partiamo dalla domanda che si fa la gente: come si spiega che 12 anni di autorità valgano meno di una tessera?
"In ogni procedimento elettivo, da quello per un'elezione politica e amministrativa, fino a quello interno a qualunque ente associativo, come la FIGC, esiste un procedimento che prescinde dallo storico di ogni candidato. Esistono procedure, norme e adempimenti da rispettare. Il tema è stabilire se questa carenza di tesseramento possa condurre ad un'ipotesi di commissariamento. A mio parere non vi è alcuna condizione".

Malagò deposita la candidatura, la FIGC l'accetta e lo dichiara eleggibile. Chi doveva garantire il rispetto delle regole e non l'ha fatto?
"Trenta giorni prima, come prevede l'articolo 21.4 dello Statuto FIGC, è stato pubblicato sul sito un documento a firma del Segretario Generale. Questo è il provvedimento cardine da cui occorre partire per qualunque valutazione. In quel documento si dice, in termini ‘scolpiti sulla roccia', che la candidatura di Malagò è ammessa perché accompagnata dal documento programmatico e dall'accredito di oltre la metà dei delegati della Lega Serie A ed in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto per ricoprire la carica di Presidente. Questo provvedimento era impugnabile in termini molto ristretti. Non lo è stato. Poteva impugnarlo anche il Procuratore Federale, se avesse ritenuto vi fossero carenze. Non lo ha fatto. Il percorso elettivo ha avuto, quindi, il suo iter naturale fino all'elezione con il 68.58% dei consensi".

Perché il tema salta fuori solo dopo il voto?
"Questa è una domanda che mi pongo anch'io. Registro un percorso anomalo. A seguito del ricorso del candidato non ammesso – l'avvocato Miele – il Procuratore Generale del CONI ha comunicato al Procuratore Federale un invito vincolante ad aprire un fascicolo d'indagine sul mancato tesseramento di Malagò, circostanza emersa nell'ambito di quel ricorso. È perfettamente legittimo, ma è un'ipotesi eccezionale che il Procuratore Generale inviti in maniera vincolante il Procuratore Federale, che non aveva impugnato il provvedimento di ammissione della candidatura".

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Malagò tra il ministro dello Sport, Abodi, e il presidente del Coni, Buonfiglio.

Cosa succede dopo?
"Il Procuratore Federale apre il fascicolo e dice che mancava il tesseramento, ma secondo un’interpretazione diffusa ‘essere in regola con il tesseramento' non coincide con ‘essere in possesso fisico della tessera'. Qui si sono sviluppati argomenti piuttosto discutibili. Il Procuratore Generale del CONI, con un altro provvedimento abbastanza infrequente, non accoglie la richiesta di archiviazione ed avoca a sé l'indagine. Dopodiché archivia, perché ritiene Malagò non perseguibile in quanto non tesserato. E, invece di chiudersi, il tutto finisce sul tavolo della Giunta CONI".

Perché è anomalo?
"Sì. Anziché morire lì, la questione è stata trasmessa alla Giunta del CONI. Questo è il passaggio anomalo, perché la Giunta si occupa di politica sportiva, non di giustizia sportiva e, men che mai, di procedimenti elettivi, che hanno un proprio percorso che può arrivare, come ha preannunciato anche il candidato non ammesso, fino al TAR. Quella era e rimane l'unica strada percorribile da parte di chi avesse un interesse legittimo, il candidato non ammesso o lo stesso Procuratore Federale. Da qui a spostare l'argomento sul tavolo della Giunta è un passaggio anomalo".

Il rischio qual è?
"Io da giurista mi attengo alle norme e agli statuti, non è mio compito esprimere valutazioni di carattere generale. Mi limito a dire che è stata una procedura anomala e che rischia di condurre a un risultato abnorme".

Perché abnorme?
"Perché delle tre condizioni previste dall'articolo 7 dello Statuto CONI per il commissariamento, a mio avviso non se ne configura nessuna: né accertate gravi irregolarità nella gestione economico-finanziaria, né gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi, né constatata impossibilità di funzionamento".

I quattro giuristi incaricati dal Presidente del CONI starebbero lavorando proprio sulla seconda ipotesi, le gravi violazioni.
"Un difetto nelle allegazioni per l'elettorato passivo di un candidato, che è stato invece dichiarato ammissibile con provvedimento del Segretario Generale 30 giorni prima, non può interpretarsi come una grave violazione dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi, ma come un difetto di requisito in una candidatura. E qui arriva il punto centrale".

E qui si arriva al cuore del ragionamento.
"Esatto. Facciamo un'ipotesi: se non fosse stato eletto Malagò ma Abete, l'altro candidato ammesso, è del tutto evidente che questa carenza di requisito, riguardante Malagò, non avrebbe avuto alcun rilievo, né effetto. Quindi il tema adesso è: vale questo motivo per il commissariamento dell'intera Federazione? No".

In queste ore gira una lettura che mette pressione: il CONI, essendo ente pubblico, avrebbe l'obbligo di commissariare e opporsi avrebbe conseguenze anche penali.
"Che il commissariamento sia un atto dovuto, personalmente, lo escludo. L'eventuale delibera di commissariamento è decisione della Giunta CONI, che la propone al Consiglio Nazionale, che la ratifica, ma ha natura giuridicamente discrezionale. Ciò è tanto vero che viene votata a maggioranza, essendo, sia la Giunta, che il Consiglio Nazionale, organi collegiali. Quindi che sia un atto dovuto, a mio avviso, è escluso. Tutte le ipotesi conseguenti sono, a mio avviso, inesistenti".

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Malagò è stato eletto presidente FIGC col 68.58% dei consensi.

E il parere dei quattro giuristi incaricati dal Presidente Buonfiglio?
"Il parere richiesto ai quattro colleghi è stata una scelta del tutto discrezionale del Presidente del CONI, non prevista da nessuna norma, sia nel se, sia nel numero dei giuristi da interpellare. È stata una sua scelta per avere un personale conforto rispetto alla decisione da assumere, in un senso o nell'altro. Ma la responsabilità del commissariamento rimane, comunque, in capo esclusivo al Presidente, che lo pone all'ordine del giorno e alla Giunta che lo delibera e, a sua volta, lo propone al Consiglio Nazionale che lo ratifica. Quello che diranno i quattro giuristi rimane un'opinione esterna e non vincolante".

Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, dice "la forma è sostanza". Diana Bianchedi si dimette da capo delegazione della Nazionale. Che clima è?
"Abodi, in quanto ministro dello Sport, ha tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni e mi pare lo stia facendo con garbo. Non dimentichiamo che la Presidenza del Consiglio e, per essa, il Ministro competente costituisce l'autorità di vigilanza sul CONI stesso, che è un ente pubblico. Detto questo, la decisione del commissariamento, non già del Presidente, ma dell'intera FIGC, con tutte le conseguenze che ne conseguono, è in capo esclusivo alla Giunta del CONI, che deciderà a maggioranza secondo scienza e coscienza. Tutto quello che viene detto all'esterno rimangono opinioni".

Un'ultima domanda, non da giurista. Questa è una storia di tessere o è la storia di come si usa una tessera per mettere in discussione un uomo che per 12 anni ha rappresentato lo sport italiano?
"Su questo, come giurista, non ho alcun titolo e non rispondo".

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