Diana Bianchedi lascia la FIGC ma resta al CONI: ora il suo voto può pesare sul caso Malagò
Le dimissioni di Diana Bianchedi da capo delegazione della Nazionale cambiano la composizione dello staff azzurro e spostano gli equilibri anche nelle partita che si prepara al CONI, dove la prossima settimana la Giunta dovrà decidere se proporre il commissariamento della FIGC. L'ex schermitrice ha lasciato il suo ruolo dopo le parole di Abodi, ma le polemiche si erano sollevate già al momento della sua nomina: non ha mai lasciato il suo incarico di vicepresidente vicaria del CONI e ora questo potrebbe fare la differenza in vista del voto programmato per la prima settimana di ottobre.
Perché Bianchedi non poteva votare
Le discussioni nascono dal fatto che dopo le dimissioni Bianchedi potrà votare in Giunta CONI senza conflitto di interessi, sostenendo Malagò. Fino a ieri l'ex atleta era contemporaneamente vicepresidente vicaria del Coni e capo delegazione dell'Italia, un ruolo che le permetteva di avere un rapporto ufficiale con la FIGC: lo Statuto CONI stabilisce che, quando il conflitto di interessi riguarda una singola deliberazione, il componente della Giunta deve astenersi e per questo non avrebbe potuto prendere parte alle votazioni ricoprendo entrambi gli incarichi.
Nella conta dei voti a favore di Malagò mancava proprio quello di Bianchedi che non avrebbe potuto esprimersi sulla FIGC, mentre dopo le dimissioni è libera di poter votare come vicepresidente vicaria del CONI. Non esiste più il rapporto che determina il conflitto di interessi e per questo torna tra gli aventi diritto al voto nel gruppo delle 16 componenti chiamati a esprimersi sulla questione legata al presidente federale. Le dimissioni sono state presentate formalmente dopo le parole di Abodi, per proteggere la Nazionale dalle polemiche in un momento particolarmente delicato (alla viglia della partita contro la Francia in Nations League che potrebbe essere decisiva), ma l'effetto è che torna disponibile immediatamente al voto in una situazione complessa che potrebbe cambiare ancora una volta il volto del calcio italiano.
In cosa consistono le votazioni del CONI sulla FIGC
In poche parole, la Giunta del CONI dovrà stabilire se la vicenda del mancato tesseramento di Malagò al momento della sua candidatura alla presidenza della FIGC costituisca una violazione abbastanza grave da giustificare il commissariamento. La Giunta è chiamata a valutare non solo la possibile violazione, ma anche la sua gravità per capire se ci sono gli estremi per la nomina di un commissario: la norma prevede che il Consiglio Nazionale del CONI possa disporre il commissariamento delle Federazioni in caso di gravi irregolarità nella gestione o gravi violazioni dell'ordinamento sportivo, come dovrebbe essere in questo specifico caso.
La Giunta dovrebbe riunirsi tra il 6 e il 7 ottobre per la votazione, alla quale come già detto potrà partecipare anche Bianchedi a sostegno di Malagò ora che non esiste più il conflitto d'interessi. Il presidente del CONI Buonfiglio ha raccolto le valutazioni di quattro noti giuristi e parallelamente anche la FIGC sta preparando i propri pareri da sottoporre alla Giunta: soltanto dopo il confronto sulle tesi giuridiche ci sarà la votazione che renderà più chiaro il quadro.