FIGC, il 6 ottobre la resa dei conti al CONI tra Buonfiglio e Malagò in un clima rovente

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Malagò, Buonfiglio e Abodi in occasione della partita Italia-Belgio.
CONI e FIGC ai ferri corti: il 6 ottobre 2026 Giunta e Consiglio Nazionale affronteranno il ‘caso Malagò’ e l’ipotesi di un intervento sulla Federazione. Il giorno dopo Italia-Turchia, la partita si sposterà dal campo alle istituzioni, tra autonomia dello sport, pareri giuridici e tensioni con il ministro Abodi.

La tensione ai vertici del calcio italiano è arrivata al punto di massima attenzione. Da una parte c’è la FIGC guidata da Giovanni Malagò, che rivendica la legittimità del proprio presidente e difende con forza il principio dell’autonomia dello sport; mentre dall’altra c’è il CONI di Luciano Buonfiglio, chiamato a valutare il dossier relativo al mancato tesseramento del numero uno del calcio italiano e le eventuali conseguenze per la Federazione. In mezzo c'è anche il ministero dello Sport, Andrea Abodi, finito direttamente nel confronto dopo le parole dello stesso Malagò sulle dimissioni di Diana Bianchedi.

Il calendario aggiunge un elemento quasi simbolico a una situazione già delicata: il 5 ottobre l’Italia affronterà la Turchia, il giorno dopo il CONI entrerà nel vivo del caso FIGC. Prima il calcio giocato, dunque. Poi quello delle istituzioni, delle norme e dei rapporti di potere. La data cerchiata in rosso è quella del 6 ottobre, quando la Giunta del Coni si riunirà alle ore 13 e che, subito dopo, sarà la volta del Consiglio Nazionale: in quelle sedi verrà affrontata la questione relativa al percorso che ha portato Malagò alla presidenza della FIGC e, soprattutto, alla posizione della Federazione rispetto alle regole dell’ordinamento sportivo.

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Luciano Buonfiglio, presidente del CONI.

Il presidente del CONI ha spiegato che l’organismo si è preparato sul piano giuridico per arrivare alla riunione senza lasciare margini a interpretazioni differenti: "Ci siamo attrezzati bene per non lasciare spazio a interpretazioni. Manderemo i quattro pareri dei nostri giuristi ai presidenti delle federazioni".

Quattro pareri che saranno messi a disposizione dei presidenti delle federazioni prima della discussione: l’obiettivo è arrivare al 6 ottobre con tutti gli elementi tecnici necessari per affrontare un dossier che, partito da una questione apparentemente circoscritta, è diventato uno dei più delicati scontri istituzionali dello sport italiano.

Il caso Malagò e le parole del numero 1 della FIGC: "Sono molto tranquillo"

Tutto nasce dalla questione del mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza della Figc. La contestazione ha aperto un confronto sulla corretta interpretazione delle norme federali e sulla possibilità che l’assenza del tesseramento potesse incidere sulla regolarità della candidatura. La Procura federale aveva sostenuto la linea dell’archiviazione, interpretando il requisito del tesseramento in maniera tale da non considerare indispensabile il possesso della tessera FIGC nel momento della candidatura. La vicenda è proseguita sul piano degli organi dell’ordinamento sportivo, fino ad arrivare al CONI.

La posizione personale di Malagò è stata archiviata dal procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, ma a rimanere sul tavolo è la valutazione sull’operato della Federazione e sugli eventuali profili di inosservanza dei principi fondamentali dell’ordinamento sportivo. Ed è proprio questo passaggio ad aver fatto cambiare dimensione alla vicenda. Il problema non è più soltanto stabilire se Malagò fosse in possesso dei requisiti per candidarsi, ma capire se il comportamento della Figc possa aver determinato una violazione tale da giustificare un intervento del Coni.

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Giovanni Malagò, neo presidente della FIGC finito al centro di un caso per il mancato tesseramento al momento della candidatura.

Da qui nasce anche l’ipotesi del commissariamento della Federazione, uno scenario che nelle ultime settimane è diventato il punto più delicato del confronto. Malagò, però, non sembra intenzionato a fare un passo indietro e a margine dell’assemblea della Lega Pro a Firenze ha affrontato direttamente il tema, respingendo l’idea che la vicenda possa essere ricondotta a un confronto personale: "Quello che sta succedendo è un dato di fatto. Qui non si tratta di essere amici di Mario o di Carlo, di Giovanni o di Luciano. Insomma è evidente che c'è questo palese intervento che secondo me è proprio in assoluto sbagliato, al di là di una posizione ovviamente che riguarda non tanto la mia persona ma la Federazione, che ovviamente devo difendere, ma proprio in nome di quelle che sono le dinamiche dell'autonomia dello sport".

Il presidente della Figc ha poi parlato del proprio futuro, mostrando sicurezza rispetto alla possibilità di rimanere alla guida della Federazione: "Io sono molto tranquillo. Sbaglierò, non lo so, non credo, perché io approccio a questa materia con qualcosa di cui forse ci si dimentica: primo lo faccio da volontario, secondo perché sono stato eletto e ho avuto il consenso dei voti. Terzo non è che ho deciso io di scendere in campo per vedere cosa riuscivo a combinare, no, sono stato chiamato dagli altri. Con questi presupposti perché non dovrei essere sereno?".

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Giovanni Malagò.

Le dimissioni di Bianchedi e lo scontro con Abodi

A rendere ancora più teso il clima è intervenuta anche la vicenda di Diana Bianchedi, che ha lasciato l’incarico di capodelegazione della Nazionale. Malagò ha definito condivisibile la sua decisione, collegandola alle dichiarazioni e alle prese di posizione del ministro dello Sport Andrea Abodi: "La scelta di Diana Bianchedi è una scelta che ovviamente non posso che condividere. Giustamente è rimasta particolarmente turbata dal fatto che il ministro dello Sport entri nel merito di quelli che sono i comportamenti all'interno della giunta del Coni, sia da parte sua, che da parte dell'altro vicepresidente. Oggettivamente è un'entrata assolutamente non solo non convenzionale, è sgrammaticata, fuori luogo. Diana è una persona la cui trasparenza è fin troppo evidente".

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Diana Bianchedi ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di capodelegazione della Nazionale dopo le parole del ministro Abodi.

Parole pesanti, che confermano quanto il confronto abbia ormai superato i confini della sola vicenda Malagò. Il presidente FIGC ha poi insistito sulla necessità di distinguere i diversi piani della questione: "Qui non è un problema di CONI, non è un problema di ANAC, non è un problema di Federcalcio e lei ha pensato di andare avanti con i suoi valori. Credo sia impossibile darle torto. Poi non mi sembra che non sia stata l'unica uscita sulle questioni che riguardano il calcio da parte del ministro, i fatti mi sembra che siano molto chiari".

Il 6 ottobre il punto di svolta del calcio italiano

Ed è proprio per questo che la riunione del 6 ottobre assume un peso particolare: sul tavolo non ci sarà soltanto una questione procedurale, ma il rapporto tra due dei principali organismi dello sport italiano.

Il CONI dovrà esaminare i pareri dei propri giuristi e valutare il quadro emerso dagli approfondimenti. La FIGC, dal canto suo, difende il percorso seguito e il mandato ricevuto dal proprio presidente. Malagò rivendica il consenso elettorale e considera centrale il principio dell’autonomia dello sport.

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Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e Giovanni Malagò.

Il possibile commissariamento rappresenta quindi lo scenario più delicato, ma la decisione dovrà passare attraverso gli organi competenti e attraverso la valutazione delle norme e dei pareri giuridici. Il calendario rende tutto ancora più particolare. Il 5 ottobre l’Italia scenderà in campo contro la Turchia. Il 6 ottobre, appena ventiquattr’ore dopo, sarà il turno della partita istituzionale.

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