C'erano due partite ieri sera allo stadio Olimpico per Italia-Belgio di Nations League. L'una sopra, in tribuna. L'altra sotto, in campo. E lo spettacolo è stato tutt'altro che entusiasmante.
Sopra, in tribuna d'onore, il ministro dello Sport Abodi, il presidente della Figc Malagò e quello del Coni Buonfiglio erano seduti vicini. Vicinissimi, come non lo sono nella vita reale a giudicare dal venticello che spira nel Palazzo del calcio italiano. Giacche blu, sorrisi di circostanza, qualche parola sussurrata all'orecchio mentre sotto i loro occhi si consumava una prestazione indecorosa degli Azzurri. La fotografia è tutta lì, non ha bisogno di didascalia: i tre uomini che in questo momento rappresentano alcuni centri decisionali dello sport italiano si ritrovano l'uno accanto all'altro mentre la Nazionale di Roberto Mancini è presa a pallonate e fischiata giustamente dal pubblico.
È l'immagine, forte e chiara, di un calcio che discute di governance mentre in campo non sa cosa fare con un pallone. E in mezzo, più solo che mai, c'è il commissario tecnico. Fa quasi tenerezza quando rivendica con orgoglio il secondo tempo in cui gli Azzurri (a suo dire) hanno addirittura messo sotto il Belgio. Ma lo perdoni, c'è da capirlo: tra una decina di giorni potrebbe addirittura decadere qualora si decidesse per il commissariamento della Federazione. E proprio non ci sta a prendersi gli schiaffi solo perché adesso è più esposto pubblicamente. Figurarsi dopo una batosta di quel tipo. Lui, che ha il peccato originale di aver mollato tutto nel momento più difficile, è stato messo lì da Malagò ma inviso ai club di Serie A che avrebbero preferito Antonio Conte. Davvero con un altro ct le cose andrebbero diversamente?
Sotto, sul prato dove non nascono speranze, un giovane al debutto (Romano del Cagliari) sbaglia un appoggio e il mondo gli crolla addosso. E no, proprio non è giusto dargli colpe. Donnarumma evita l'umiliazione di trovarsi sotto 3-0 già nel primo tempo. Kean fa sì che nel secondo tempo il portiere del Belgio sporchi finalmente i guanti. Generosità, buona volontà, entusiasmo. Ed è già tanto.
La distanza tra lassù e laggiù resta imbarazzante quanto l'inferiorità mostrata dalla squadra. Non è solo tecnica. È proprio distanza di linguaggi. Lassù si parla di tessere e amministrazioni straordinarie. Laggiù non si sa cosa dire.