Malagò commissario della FIGC, parla l’esperto: “Il vero problema è il precedente che si crea”
Il commissariamento della FIGC ha chiuso una partita che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto riguardare il mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della sua elezione alla presidenza. Ma la soluzione individuata dal mondo dello sport italiano apre più interrogativi di quanti ne chiuda: Malagò è stato nominato commissario e potrebbe ritrovarsi nuovamente alla guida della Federazione dopo le prossime elezioni, che potrebbero tenersi il 14 dicembre 2026.
L’avvocato Huberto Germani analizza per Fanpage.it la vicenda e il punto più delicato non è soltanto la legittimità del tesseramento, ma la sproporzione tra l'eventuale irregolarità e la decisione di commissariare la FIGC. E soprattutto c'è un precedente destinato a restare: "Non mi piace che una federazione sia stata commissariata per un motivo che, a mio avviso, non era così grave". Una vicenda che rischia di trasformare una questione formale in un precedente sostanziale per il futuro dell'ordinamento sportivo.
Avvocato Germani, partiamo dalla nomina di Giovanni Malagò a commissario della FIGC. Quali sono i poteri di un commissario rispetto a quelli di un presidente?
Il commissario è, per definizione, un organo straordinario e ha una funzione essenzialmente di traghettamento. Deve garantire la gestione dell'ente fino al ritorno alla normalità e, soprattutto, accompagnarlo verso le nuove elezioni. In questo senso deve occuparsi degli atti necessari, urgenti e indifferibili per la gestione della Federazione.
Quindi non è corretto dire semplicemente che il commissario abbia più poteri del presidente?
Non mi trovo molto d'accordo con questa affermazione, se la intendiamo in senso assoluto. Il commissario, proprio perché sostituisce gli organi ordinari, può accorpare in sé una serie di poteri che normalmente sono distribuiti tra presidente, comitato di presidenza e consiglio federale. Da un punto di vista strettamente tecnico, quindi, c'è un accentramento molto ampio dei poteri ma resta la sua funzione di traghettatore: dovrebbe limitarsi agli atti urgenti e indifferibili, in vista delle nuove elezioni.
Nel caso specifico, però, c'è un elemento che rende tutto particolarmente singolare: il commissario è lo stesso Malagò che fino a poco tempo fa era presidente della FIGC e che potrebbe tornare a esserlo.
Ed è proprio questo il paradosso della vicenda. Se avessimo un commissario completamente estraneo alla gestione precedente, la sua funzione sarebbe più facilmente riconducibile a quella classica del traghettatore: arriva, gestisce l'essenziale per un periodo limitato e porta l'ente alle elezioni. Qui, invece, abbiamo una persona che c'era prima, c'è durante il commissariamento e, secondo gli accordi e gli scenari che si stanno delineando, potrebbe esserci anche dopo.
Quindi il commissariamento rischia di diventare, paradossalmente, una parentesi senza reale discontinuità?
Esattamente. È il paradosso di questa situazione: formalmente cambia tutto, sostanzialmente può non cambiare nulla. E, sotto il profilo tecnico, Malagò potrebbe persino ritrovarsi ad avere un accentramento di poteri maggiore rispetto a quello che aveva da presidente, seppure per un periodo molto più limitato.
Veniamo al punto da cui è nata tutta la vicenda: il mancato tesseramento di Malagò al momento della sua candidatura alla presidenza della FIGC. Era davvero un requisito indispensabile?
Io credo che la questione sia molto più complessa di come è stata rappresentata. Anche ammettendo che il tesseramento fosse un requisito necessario per la candidabilità, e comunque ritengo non lo fosse, bisogna chiedersi quale sia la conseguenza di una sua eventuale mancanza e, soprattutto, se questa mancanza possa essere considerata talmente grave da giustificare addirittura il commissariamento della Federazione.
Lei ritiene di no?
A mio avviso, no. E lo dico anche mettendomi dalla parte di chi sostiene che il tesseramento fosse necessario. Non sono convinto che una eventuale mancanza di questo tipo possa essere considerata un motivo così grave da portare al commissariamento.
Perché?
Perché parliamo di un requisito che, nella prassi, non sembra mai essere stato considerato in maniera così rigida. Se per anni è stato ritenuto che il tesseramento non fosse necessario al momento della candidatura, non si può improvvisamente cambiare interpretazione senza considerare la prassi consolidata. La prassi ha un suo valore. Se una determinata interpretazione è stata applicata nel tempo, diventa difficile sostenere che improvvisamente quella stessa situazione rappresenti una violazione talmente grave da travolgere l'intero assetto della Federazione.
Eppure il tema del tesseramento è stato posto al centro della vicenda…
Sì, ma bisogna distinguere due piani. Il tesseramento è previsto dallo Statuto FIGC, ma se poi prendiamo il Codice di giustizia sportiva esso ha un ambito di applicazione più ampio. Il Codice, infatti, si applica non soltanto ai tesserati, ma anche ad altri soggetti che svolgono attività rilevanti per l'ordinamento federale.
Può fare un esempio?
Il responsabile safeguarding. È una figura che, proprio per garantire la propria indipendenza, non deve necessariamente essere tesserata per la società. Eppure è soggetta alle norme del Codice di giustizia sportiva quando svolge un'attività rilevante per l'ordinamento federale. Questo dimostra che il rapporto tra tesseramento e appartenenza all'ordinamento federale non è così automatico come è stato fatto apparire.
E nel caso di Malagò?
Qui la questione diventa ancora più particolare. Malagò era stato per anni presidente del CONI e adesso è in Giunta CONI. La FIGC è una federazione sportiva nazionale inserita nell'ordinamento del CONI. È quindi evidente che Malagò avesse svolto, fino al giorno precedente, e ancora oggi svolge un'attività assolutamente rilevante per l'ordinamento sportivo. Per questo mi chiedo quale fosse la reale necessità di considerare il tesseramento come un elemento imprescindibile per la sua candidatura alla presidenza della FIGC.
C'è poi un altro aspetto: il tesseramento avrebbe potuto essere effettuato anche successivamente. Quanto incide questo elemento nella sua valutazione?
Incide molto. Perché se consideriamo il tesseramento un requisito essenziale, dobbiamo anche chiederci quanto sia sostanziale questo requisito se può essere perfezionato poco tempo prima. Se è sufficiente tesserarsi il giorno prima, o comunque a ridosso della candidatura, allora diventa difficile sostenere che la sua mancanza costituisca una violazione talmente grave da giustificare il commissariamento. Diventa, di fatto, un adempimento formale.
Quindi lei non dice che il tesseramento non fosse previsto, ma che la sua eventuale assenza non fosse sufficiente a determinare una conseguenza così grave…
Esattamente. È una distinzione fondamentale. L'art. 29 co.1 Statuto FIGC prevede solo l'obbligo di ‘regolarità' del tesseramento ma non l'obbligo di tesseramento, con ciò evidentemente ritenendo di richiedere la ‘regolarità' solo ove vi sia un candidato già tesserato. A mio avviso, pertanto, la sussistenza di un tesseramento non sembra un requisito necessario per potersi candidare alle cariche federali. Ciò detto, può anche essere sostenuto che il tesseramento fosse richiesto. Ma un conto è dire che esiste un requisito formale, un altro è sostenere che la sua eventuale mancanza debba necessariamente condurre al commissariamento di una federazione. È proprio questo il punto sul quale, da giurista, ho le maggiori perplessità.
E c'è anche il risultato elettorale di Malagò, che è stato eletto con una maggioranza molto ampia. Può avere un peso?
A mio avviso sì. Se una persona viene eletta con circa il 70% dei voti, si pone anche il problema della volontà espressa dall'assemblea. In una situazione del genere si potrebbe ragionare anche in termini di ratifica o comunque di validazione della volontà elettorale. È un altro elemento che, secondo me, contribuisce a rendere sproporzionata la conseguenza del commissariamento rispetto alla presunta irregolarità.
Se ho capito bene, e mi corregga se sbaglio, è che il punto centrale non è tanto stabilire se il tesseramento fosse obbligatorio, quanto capire se la sua mancanza potesse giustificare il commissariamento.
Esatto. È questo il punto. Anche ammettendo la tesi più rigorosa, non credo che si possa arrivare automaticamente alla conclusione che la FIGC dovesse essere commissariata. Il commissariamento è una misura straordinaria e dovrebbe essere utilizzata per situazioni particolarmente gravi. A mio avviso, questa vicenda non aveva caratteristiche tali da giustificare una misura di questa portata. E resta sempre il fatto che la questione dell'assenza di tesseramento di Malagò neppure avrebbe mai dovuto essere sollevata fin dall'inizio.
Eppure il commissariamento è arrivato. Qual è allora la sua principale perplessità?
Il precedente che si crea. Questo è l'aspetto che mi preoccupa maggiormente da un punto di vista giuridico. Tra dieci anni magari nessuno ricorderà più nei dettagli quello che è successo nel 2026. Ma resterà il precedente: una federazione è stata commissariata anche in relazione a una questione legata al mancato tesseramento. Quando si va a ricercare un precedente giuridico, spesso non si ricostruisce tutta la storia che c'era dietro. Si guarda la decisione, magari la massima, e la si utilizza come riferimento per un caso successivo. È questo che non mi piace.
Quindi il problema non è tanto il risultato di oggi, quanto ciò che questa decisione potrebbe produrre domani…
Esattamente. Il risultato attuale, paradossalmente, non cambia nulla: Malagò resta al centro della vicenda e potrebbe tornare alla presidenza. Ma il principio che viene fissato è quello che mi lascia perplesso. Se tra dieci anni ci sarà una situazione simile, qualcuno potrà dire: "Esiste già un precedente del 2026 in cui una federazione è stata commissariata per una questione legata al tesseramento". E questo, secondo me, è un precedente che non avrebbe dovuto essere creato.
Anche perché, paradossalmente, il commissariamento sembra essere sfociato in un accordo che mantiene Malagò al centro della scena.
Sì. Alla fine si è arrivati a una soluzione che, nella sostanza, non cambia quello che sarebbe potuto accadere prima. Malagò è stato nominato commissario e potrebbe essere nuovamente presidente ma per questo viene da chiedersi quale sia stata la reale necessità di attraversare tutto questo percorso.
E politicamente chi esce maggiormente ridimensionato?
Io preferisco non entrare nel giudizio politico. Posso però dire, guardando la vicenda da osservatore esterno e da avvocato, che avrei apprezzato molto di più un'assunzione di responsabilità. Se, dopo aver fatto tutti i controlli, acquisito i pareri e ascoltato le diverse posizioni, si fosse detto: "Abbiamo verificato la questione, ma riteniamo che non ci siano gli estremi per un commissariamento", sarebbe stato molto più lineare. Si sarebbe riconosciuto che la questione era stata sollevata, ma che la sua gravità non era tale da giustificare una misura straordinaria.
Le nuove elezioni dovranno svolgersi entro il 31 gennaio 2027, con Malagò che ha parlato del 14 dicembre 2026 come possibile data: il regolamento prevede anche tempi precisi per le candidature…
Sì. Lo Statuto FIGC prevede che le candidature debbano essere presentate almeno 40 giorni prima dell'assemblea. Questo significa che, a seconda della data scelta per le elezioni, i candidati dovranno muoversi con largo anticipo. È un aspetto tecnico, ma importante perché ora il commissariamento ha una scadenza e deve necessariamente condurre alla convocazione della nuova assemblea elettiva.
Tornando al punto di partenza: Malagò commissario oggi e potenziale presidente domani?
Ed è proprio questo il paradosso. Formalmente c'è stato un commissariamento, sono stati accentrati i poteri e si è aperta una fase straordinaria. Ma se alla fine il commissario sarà anche il futuro presidente, tutto questo rischia di apparire come una parentesi molto complessa per arrivare sempre allo stesso punto di partenza Dal mio punto di vista professionale, però, la questione più importante resta un'altra: non il fatto che oggi Malagò sia commissario, ma il precedente che questa vicenda lascia nell'ordinamento sportivo. E quello, a differenza delle persone e delle cariche, rimane.