Caso Malagò, come funziona la Giunta del CONI che può lasciare agonizzante il calcio italiano
Domani alle ore 13 nella Sala Giunta di Palazzo H si potrà capire quale sarà il futuro della FIGC. La Giunta CONI si riunirà per decidere del caso di Giovanni Malagò, per stabilire se il mancato tesseramento al momento dell'elezione costituisca una violazione così grave da portare al commissariamento della Federazione. L'ultima parola spetterà al Consiglio Nazionale, pianificato un'ora più tardi, e nell'attesa le domande senza risposta sono tantissime: ci si interroga sul destino del calcio italiano, ma anche sulla stessa votazione che presenta alcuni casi particolari come quello dell'ex capodelegazione della Nazionale, Diana Bianchedi, e quello di Elisabet Spina. Domande che pesano molto in un periodo di ricostruzione dell'Italia, reduce dalla terza esclusione consecutiva dai Mondiali, che adesso si ritrova al centro di una situazione caotica e surreale che potrebbe risolversi in tempi molto lunghi.
Perché la FIGC è a rischio commissariamento
La figura professionale di Malagò è messa in discussione essenzialmente per un cavillo burocratico. Il presidente è stato eletto a giugno con quasi il 70% dei voti ed è stato messo in discussione nelle ultime settimane per il mancato tesseramento al momento della nomina. Un errore amministrativo che adesso rischia di affossare il calcio italiano, già in una posizione precaria dopo le recenti vicissitudini della Nazionale. La Giunta e il Consiglio dovranno decidere se la violazione è così grave da richiedere la nomina di un commissario, anche se i giuristi d'eccellenza ascoltati da Malagò dicono che non può bastare questo per ribaltare una nomina arrivata con un'elezione quasi plebiscitaria.
Sabino Cassese, Bernardo Giorgio Mattarella, Antonio Nuzzo, Saverio Ruperto e Pietro Sirena hanno studiato lo Statuto, concludendo che le norme sul tesseramento non si applicano al presidente federale e che quindi questa situazione non rappresenta una grave violazione. Inoltre la candidatura poteva essere impugnata entro sette giorni e la contestazione del CONI arriva in evidente ritardo e non dovrebbe avere nessun effetto sulla nomina di Malagò.
In cosa consiste il voto del CONI
Con il voto di domani bisognerà decidere se ci sono i presupposti per la nomina di un commissario. Al centro delle discussioni c'è il ruolo di presidente di Malagò: gli viene contestato il mancato tesseramento alla FIGC al momento della candidatura alla presidenza, ma sulla questione CONI e FIGC hanno vedute molto differenti. Secondo la Federazione gli aventi diritto avrebbero dovuto contestare il vizio entro sette giorni dall'elezione, quindi sostiene che oggi il risultato non possa essere ribaltato e che il mancato tesseramento non sia sufficiente a giustificare un commissariamento.
Il primo appuntamento sarà alle ore 13 con la Giunta Nazionale del CONI, composta da 16 membri (più il segretario generale Carlo Mornati che non ha diritto di voto) che formuleranno una proposta. Un'ora più tardi, salvo ritardi, il Consiglio Nazionale del CONI dovrà respingere o approvare quella proposta. Secondo lo Statuto del CONI in Giunta vince chi ottiene la maggioranza e in caso di parità la proposta non passerà, dato che non è previsto che il voto del presidente Buonfiglio valga doppio. Uno dei grandi dilemmi della vigilia riguarderà la modalità di voto: per questa situazione è previsto il voto palese, ma su proposta di uno dei membri la Giunta potrebbe approvare anche uno scrutinio segreto, un interrogativo che si scioglierà soltanto poco prima delle votazioni.
I voti di Malagò e Bianchedi
Le questioni più delicate riguardano gli aventi diritto di voto. Malagò in teoria può votare, ma per evitare successivi ricorsi (soprattutto se il suo voto dovesse essere decisivo) potrebbe astenersi o addirittura uscire dalla stanza al momento delle votazioni. Un discorso simile riguarda Diana Bianchedi, uno dei personaggi più discussi delle ultime settimane. L'ex campionessa di scherma è stata nominata capodelegazione della Nazionale, pur mantenendo il ruolo di vicepresidente vicaria del CONI. Non avrebbe potuto prendere parte al voto per via dell'evidente conflitto di interessi, stabilito dall'articolo 7 comma 4 dello Statuto, ma pochi giorni fa ha presentato le dimissioni e ora può partecipare alla Giunta. La sua posizione resta sotto i riflettori perché, se il suo voto risultasse decisivo, la decisione potrebbe essere successivamente impugnata.
Gli stessi dubbi ci sono riguardo al caso di Elisabet Spina, anche lei finita al centro delle infinite discussioni. È stata eletta nella Giunta in quota tecnica ed è dipendente del Milan, del quale è Head of women's football: i rossoneri sono noti per aver sostenuto Malagò durante la corsa alla presidenza e per questo si ripresenta il tema del possibile conflitto di interessi attorno al suo voto. La stessa tematica si è aperta anche su Buonfiglio: suo figlio è direttore commerciale della Kings League Italia, una lega che in passato si è scontrata con la Lega Dilettanti.
Gli scenari futuri
Se la Giunta dovesse votare a favore del commissariamento bisognerà aspettare comunque l'approvazione del Consiglio Nazionale del CONI, ma la questione potrebbe andare per le lunghe con possibili ricorsi che potrebbero rimandare ulteriormente la decisione. Anche in caso di voto contrario potrebbero esserci contestazioni, perché la battaglia giuridica è accesa. Il voto di domani potrebbe essere solo l'inizio di un percorso che si concluderà senza tempi certi, lasciando ancora una volta il calcio italiano in alto mare in una fase delicata della sua storia.
In mezzo però non c'è soltanto il mondo dello sport ma anche quello della politica per lo scontro tra Malagò e il ministro Andrea Abodi, accusato di ingerenza da parte del presidente. Cosa succederà dopo non è dato saperlo: in caso di commissariamento l'eventuale nomina sarà temporanea servirà a traghettare la Federazione a nuove elezioni e ricominciando tutto da capo dopo tante belle parole e promesse, ma soprattutto non dovrebbe mettere a rischio la nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico dell'Italia. L'allenatore è una scelta del presidente e potrebbe decadere come tutte le altre decisioni prese durante il suo mandato, ma nessuno vuole mettere a rischio la continuità della Nazionale soprattutto dopo i risultati positivi raccolti in queste prime partite.