Romagnoli saluta pungendo la Lazio: “Lotito non mi ha detto nulla, rammaricato per com’è finita”

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Le parole di Romagnoli poco prima di volare per l’Arabia ha evidenziato la totale spaccatura con il presidente Lotito che non ha fatto nulla per trattenerlo. Confermando il clima pesante in casa Lazio, che non aiuta il nuovo progetto di Gattuso.

"È finita un'era. Un bel viaggio, sono contento, ma anche rammaricato per com'è finita". Le parole pronunciate da Alessio Romagnoli all'aeroporto, un attimo prima di imbarcarsi per il Qatar e chiudere l'accordo quadriennale con l'Al-Sadd, squarciano il velo sulla gestione societaria della Lazio. Ammettere candidamente di aver espresso al presidente Claudio Lotito la volontà di chiudere la carriera in biancoceleste e rivelare la risposta ricevuta, non è una semplice sfogo di spogliatoio: "Nessuna risposta, non mi ha fatto sapere nulla, da parte del club non c'è mai stata una trattativa".

Dallo stallo di gennaio al Qatar: la telenovela Lazio-Romagnoli

La spaccatura tra Romagnoli e la dirigenza laziale non è esplosa all'improvviso nei giorni conclusivi della sessione estiva, ma affonda le radici nella finestra di mercato dello scorso gennaio. Fu allora che si aprirono le prime trattative ufficiose con l'Al-Sadd, poi congelate tra complicazioni burocratiche, veti tecnici e incertezze strategiche. Nonostante il giocatore avesse ribadito l'intenzione di legarsi a lungo termine ai colori biancocelesti chiedendo un adeguamento, dalla scrivania presidenziale è arrivata soltanto la strategia del tempo e del silenzio.

Ne sono conseguiti otto mesi di convivenza forzata e stallo logorante. Romagnoli ha continuato ad allenarsi e a garantire il suo contributo sul campo con professionalità, ma sul piano societario il canale negoziale era già interrotto per l'assenza di un confronto diretto con la proprietà. Il tutto denunciato dal calciatore che ricalca un modus operandi consolidato: lasciare che siano il logoramento del tempo e i fatti compiuti a sbrogliare i nodi contrattuali più complessi.

Una Lazio "borderline" non solo con Romagnoli: da de Vrij a Immobile

La vicenda Romagnoli è l'ennesima spia di una tensione strutturale all'interno della Lazio, per un equilibrio instabile che impedisce al club di compiere il definitivo salto di qualità. Ogni ciclo sportivo a Formello sembra destinato a scontrarsi con il medesimo scoglio: la gestione dei senatori, le incertezze sui rinnovi chiave e un sistema di relazioni umane che genera inevitabilmente frizioni.

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Alessio Romagnoli è arrivato alla Lazio nel luglio 2022 collezionando 163 presenze e 8 gol

I precedenti d'altronde abbondano e raccontano una storia che si ripete ciclicamente. Impossibile non pensare all'addio a parametro zero di Stefan de Vrij verso l'Inter, maturato tra trattative estenuanti mai giunte a dama, o ai casi storici di Goran Pandev e Keita Baldé, finiti persino alle carte bollate o fuori rosa prima di separarsi traumaticamente dal club. Lo stesso copione si è visto in tempi più recenti con Sergej Milinković-Savić e Luis Alberto: il serbo ceduto all'Al-Hilal nell'ultimo anno di contratto per evitare il parametro zero dopo anni di promesse di rinnovo; lo spagnolo arrivato persino ad auto-escludersi e a pubblicare sfoghi social prima di forzare la cessione all'Al-Duhail.

Senza dimenticare lo stesso Ciro Immobile, capitano e recordman di gol della storia biancoceleste, salutato tra l'indifferenza delle parti per volare al Beşiktaş dopo mesi di insoddisfazioni latenti.

L'addio di Romagnoli: per i tifosi la conferma degli errori di Lotito

L'addio amaro del centrale difensivo ha riproposto ovviamente la storica e mai sopita diffidenza della tifoseria nei confronti della proprietà, con pesanti critiche dirette al presidente Lotito. Vedere un capitano, che non ha mai nascosto la propria fede biancoceleste, salutare nella indifferenza del club è una ferita che va oltre l'aspetto tattico, ennesima conferma di una gestione aziendale fredda, assolutamente priva di empatia trasparente e diretta ai propri tifosi.

Il campo continua a richiedere serenità e programmazione, ma l'ambiente biancoceleste si ritrova ancora una volta a fare i conti con i cocci di un'altra dolorosa rottura e per Gattuso è un clima tutt'altro che positivo in cui costruire il proprio progetto.

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