La Lazio ha preso 7 giocatori spendendo solo 11 milioni, ma non è il vero conto: cos’è il “metodo Lotito”

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La Lazio ha chiuso il mercato con sette nuovi giocatori e appena 11 milioni di spesa immediata. Dietro le cifre c’è una strategia utilizzata da Claudio Lotito da anni: prestiti, diritti di riscatto, parametri zero e pagamenti rinviati per rispettare i vincoli FIGC. Ma il conto potrebbe cambiare radicalmente tra un anno.

La Lazio ha acquistato sette giocatori nel mercato appena concluso spendendo nell'immediato appena 11 milioni di euro. Un numero sorprendente se nell'elenco compaiono Davide Frattesi, Andrea Pinamonti, Josip Sutalo e Albert Gudmundsson insieme a Pedraza, Doekhi e Galassi. Ma quegli 11 milioni raccontano soltanto una parte della storia.

La società di Claudio Lotito è stata costretta a operare con il mercato a saldo zero dopo aver superato la soglia dello 0,7 dell'indicatore del Costo del Lavoro Allargato. A giugno quello della Lazio era stato quantificato in 0,822: per liberarsi dal vincolo sarebbero serviti circa 19,5 milioni attraverso nuove risorse. Il patron del club biancoceleste ha però scelto di non immetterle direttamente nella società e di costruire invece il mercato attraverso cessioni e formule che rinviassero una parte della spesa.

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Quanto ha speso davvero la Lazio per i 7 nuovi acquisti

Da qui nasce un mercato costruito quasi al centesimo. Frattesi è costato 5 milioni di prestito, con diritto di riscatto a 10; Sutalo 3 milioni, con diritto a 7,5; per Pinamonti la parte iniziale è di circa 3 milioni, mentre il prezzo può aumentare attraverso i bonus. Gudmundsson è arrivato in prestito con diritto, mentre Pedraza, Doekhi e Galassi non hanno comportato costi immediati per il cartellino. L'esborso iniziale arriva così a circa 11 milioni.

Il conto futuro però è diverso. Tra i riscatti di Frattesi, Sutalo e Gudmundsson ci sono circa altri 30 milioni potenziali, ai quali vanno aggiunti i bonus previsti nelle varie operazioni e quelli di Pinamonti (che possono portare il costo dell'attaccante dai 3 milioni iniziali fino a circa 15 milioni complessivi). Non sono però debiti già certi: proprio questa distinzione è il cuore della strategia.

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Le cessioni della Lazio: oltre 40 milioni di operazioni in uscita per finanziare il mercato

Per poter spendere quei soldi la Lazio ha dovuto prima produrre risorse attraverso le cessioni e i prestiti onerosi. Il valore complessivo delle operazioni in uscita concluse in estate supera i 40 milioni di euro: la voce principale è quella di Mario Gila, ceduto al Milan per un'operazione da circa 30 milioni bonus compresi, poi Artistico, Provedel, Calvani e i prestiti onerosi di Dia e Ratkov.

Il dato, però, non coincide interamente con quanto resta nelle casse biancocelesti. Sulla cessione di Gila il Real Madrid conserva infatti il 50% sulla rivendita, una percentuale che si applica alla parte fissa dell'operazione. Una quota importante dell'incasso, quindi, non è destinata alla Lazio.

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Anche depurando il conto dalla percentuale spettante al Real Madrid, resta però un dato chiaro: la Lazio ha generato dalle operazioni in uscita molte più risorse degli 11 milioni investiti immediatamente per i nuovi acquisti. È proprio questo margine che ha consentito al club di muoversi rispettando i vincoli sul Costo del Lavoro Allargato, senza dover aumentare direttamente le risorse immesse dalla proprietà.

Il conto potrebbe inoltre crescere nelle prossime stagioni. Alcune cessioni, come quelle di Dia e Ratkov, prevedono infatti ulteriori somme in caso di acquisto definitivo. Anche in questo caso, però, si tratta di entrate potenziali e non ancora contabilizzabili come incassi certi.

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Cos'è il "metodo Lotito" e perché rispetta le regole della FIGC

Lotito utilizza formule simili praticamente dal suo arrivo alla Lazio. Nel 2004 raccontò di aver preso buona parte dei nove giocatori dell'ultimo giorno attraverso prestiti con diritto di riscatto. Negli ultimi anni il sistema si è evoluto: Rovella e Pellegrini arrivarono nel 2023 in prestito biennale con il pagamento rinviato al 2025; successivamente la stessa logica è stata applicata a Tavares, Dia, Dele-Bashiru e Gigot.

Non è un'elusione delle norme. È piuttosto l'utilizzo fino al limite degli strumenti previsti dalle norme stesse. L'articolo 90 delle NOIF permette a un club sottoposto al vincolo di tesserare nuovi giocatori se gli impegni economico-finanziari vengono coperti dalle operazioni in uscita. Un diritto di riscatto, inoltre, non equivale a un obbligo: il costo definitivo esiste soltanto se il club decide di esercitarlo.

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Ed è una differenza tutt'altro che teorica. La Lazio ha effettivamente completato negli anni riscatti già sostanzialmente programmati come quelli di Rovella, Pellegrini, Tavares e Dele-Bashiru, mentre ha rinunciato a opzioni realmente discrezionali come quella per Jovane Cabral.

Lo dimostra ancora meglio quanto accaduto quest'estate con Frattesi. L'accordo iniziale con l'Inter prevedeva un milione per il prestito e 14 di obbligo di riscatto, ma in quel modo la Lazio avrebbe dovuto produrre immediatamente la copertura per l'intera operazione. La formula è stata quindi riscritta: 5 milioni subito, diritto a 10 e nessun obbligo. Una modifica perfettamente legittima che ha permesso di rendere esecutivo il trasferimento.

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È questa, in sostanza, la logica del "metodo Lotito": spendere il meno possibile nell'immediato, utilizzare parametri zero e prestiti con diritto, vendere prima di comprare e lasciare al futuro la decisione sull'investimento definitivo. Gli 11 milioni spesi nell'estate 2026, quindi, non rappresentano il vero costo potenziale di questo mercato. Rappresentano soprattutto quanto la Lazio ha scelto e potuto far pesare sui conti oggi. E la vera verifica arriverà nell'estate prossima, quando si dovrà decidere quanto sarà davvero costata questa sessione di calciomercato al club biancoceleste.

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