Il lungo e tribolato percorso verso la ripresa della Serie A è solo ad un terzo della sua lunghezza. Dei tre passi fondamentali per tornare in campo, solo il primo è stato portato a termine, con grande fatica: il protocollo sugli allenamenti di squadra, costato settimane di lavoro e confronti tra Figc e governo, è stato ufficialmente validato soltanto nella giornata di ieri. Restano ora due appuntamenti in agenda: l'invio del protocollo organizzativo del campionato, previsto per lunedì, e l'incontro tra governo, Figc e Serie A, in programma giovedì 28, dal quale potrebbe uscire la data ufficiale della ripartenza del campionato. Nel corso dell'ultima assemblea di Lega, la stragrande maggioranza dei club di Serie A aveva indicato nel 13 giugno il giorno giusto per ripartire. Una proiezione che oggi risulta essere molto più ambiziosa rispetto a qualche settimana fa.

Quando riparte la Serie A?

Il problema principale è che si è perso tempo, tanto. E si rischia di perderne ancora. La settimana che sta per concludersi si era aperta con l'accordo tra CTS e Figc sul protocollo medico, validato solo a distanza di diversi giorni. Tradotto: le squadre di Serie A hanno perso un'altra settimana di allenamenti rispetto al programma che avevano in mente. E nel caso l'incontro di giovedì tra governo e vertici del calcio non dovesse avere un esito definitivo, le tempistiche per una pianificazione concreta del ritorno del campionato finirebbero per dilatarsi ulteriormente. Già oggi è più complicato ipotizzare una ripartenza dal prossimo 13 giugno: molte squadre fino a ieri non avevano ancora iniziato le sedute di allenamento collettive e dopo uno stop così lungo (non si gioca da circa tre mesi) è parere diffuso che serviranno almeno quattro settimane di preparazione per presentarsi in campo in condizioni dignitose. Potrebbe così tornare d'attualità la data del 20 giugno per la ripresa, quella scartata inizialmente a favore del 13 giugno.