Pazienza. Una parola che in casa Juventus viene ripetuta come un mantra da inizio stagione, quando si discute delle prestazioni dei bianconeri, così simili al recente passato e ancora lontane dalla nuova impronta Sarriana. Siamo a febbraio inoltrato, e il Sarrismo (quello che ci ha fatto innamorare del "gioco", ai tempi del Napoli), si è visto solo a sprazzi in una squadra che sembra avere ancora i "difetti" di quella del predecessore Allegri. Se le prestazioni non sono esaltanti, nelle ultime uscite, anche però i risultati non sono stati all'altezza con i due ko contro Napoli e Verona e il pareggio in extremis contro il Milan in Coppa Italia.

La Juventus aspetta ancora la metamorfosi Sarriana

L’arrivo di Sarri doveva coincidere con un cambio di filosofia in bianconero: una svolta improntata semplicisticamente alla ricerca del “bel gioco” oltre che del risultato, con l’obiettivo di confermarsi al top in Italia e colmare la lacuna con le big d’Europa in Champions. Al momento di certo non si può parlare di “crisi” visto che la Vecchia Signora, è ancora in gioco su tre fronti, e potrebbe virtualmente vincere ancora tutto. Quello che però è sotto gli occhi di tutti, è che la tanto attesa metamorfosi Sarriana non si è vista, se non a sprazzi. In casa bianconera, si fa ancora riferimento alla pazienza: se ad inizio stagione si rimandava il bilancio a febbraio per vedere i primi effetti del lavoro dell'erede di Allegri, le tempistiche si allungano ancora. Difficile però attendere quando alleni una formazione il cui motto è "Vincere è l'unica cosa che conta", soprattutto se nelle ultime uscite oltre che le prestazioni, anche i risultati (dal flop in Supercoppa ai ko con Napoli e Verona nelle ultime tre di Serie A), hanno fatto  suonare il campanello d'allarme.

Cosa non va nella Juventus di Sarri

Finora il Sarrismo si è visto solo a sprazzi, con la sua massima espressione in bianconero che è forse arrivata nel big match di Milano contro l'Inter (e nel primo tempo della sfida casalinga con il Napoli). Poi per larghi tratti, si sono rivisti i "difetti" della Juventus di Allegri. Quello che inizialmente è sotto gli occhi di tutti, è il gioco non convincente, con prestazioni poco brillanti, dopo un inizio 2020 che alimentava ottimismo. La Juventus tira poco in porta perdendosi spesso in una stucchevole rete di passaggi, e subisce gol con "troppa" facilità, mostrando una leggerezza (basti pensare alla rete del pareggio del Verona), che nemmeno con il predecessore di Sarri si era vista. Anche a livello di moduli, il mister ex Napoli e Chelsea, ha alternato il 4-3-1-2 e il 4-3-3, ruotando spesso e volentieri le pedine a disposizione, senza riuscire a dare una fisionomia precisa alla sua squadra

I casi Dybala e Pjanic

Di certo Sarri si trova a fare i conti con un'abbondanza di giocatori (colpa delle mancate cessioni estive della dirigenza?), che non ha mai avuto in passato, ma anche a tal proposito è evidente la mancanza di certezze in diversi ruoli cardine. Basti pensare al trequartista, ruolo in cui si sono alternati, Bernardeschi (senza fortuna), Ramsey e anche Douglas Costa e Dybala a gara in corso. Curioso proprio il caso della Joya che ha sfoderato un rendimento migliore in termini di gol rispetto alla gestione Allegri, ma anche con Sarri spesso e volentieri ha ancora giocato da "tuttocampista" andandosi a prendere il pallone a ridosso della linea mediana. Una zona in cui manca un palleggiatore come Jorginho, al quale il mister ha sempre affidato le chiavi della sua squadra. Il progetto Pjanic, con la volontà di far toccare al bosniaco più palloni rispetto al passato, è iniziato bene, ma si è rivelato con il passare delle giornate un mezzo flop.

La nuova Juve ha ancora i difetti di Allegri, e non i pregi del Napoli di Sarri

Verrebbe da dire, anche dopo Milan-Juventus, meno male che c'è Ronaldo. Il bomber portoghese da dicembre in poi si è letteralmente caricato sulle spalle la squadra di Sarri, trovando il gol in 12 partite di fila tra campionato e coppa. Il tutto in un attacco dove il mister deve gestire (non senza difficoltà) il dualismo Higuain-Dybala, e i malumori di entrambi in caso di esclusioni. Al momento dunque le individualità, in primis quella di CR7, sembrano impreziosire le prestazioni di squadra, più che il contrario. Una situazione che inevitabilmente non può che far pensare che questa Juventus  ha ancora le "scorie" di quella di Max Allegri (comunque vincente) e non i pregi del Napoli di Sarri. Per ora.