"Ne ho viste di tutti i colori, io ho perso una Champions vincendo il primo tempo 3-0". Pirlo rispolvera il trauma di Istanbul e della finale persa contro il Liverpool ai rigori per spiegare alla Juventus cosa vuol dire non mollare e credere, fino alla fine, nella rincorsa Champions. In un colpo solo riesce a far infuriare i tifosi bianconeri (perché il recente ko in casa contro i rossoneri è una ferita aperta) e quelli del ‘diavolo' che non hanno gradito il riferimento a una sconfitta cocente, un nervo scoperto, quell'incubo dal quale è stato (ed è) impossibile liberarsi. Non ha mai nascosto – nemmeno quando era ancora un calciatore e indossava la maglia della ‘vecchia signora' – che a causa dell'esito di quel match aveva perfino pensato al ritiro.

Allora riuscì a rinascere ma erano altri tempi. Oggi, nel ruolo di allenatore, fare appello al sacro fuoco che dovrebbe animare un atleta rischia di non bastare. "La grinta da sola non basta. Certo io ho sempre chiesto di avere dentro un fuoco che brucia e spesso questo è accaduto, mentre altre volte è mancata".

Il Covid e gli infortuni non gli hanno permesso di schierare la squadra migliore. Si è adattato ai calciatori che aveva a disposizione. Due concetti che Andrea Pirlo snocciola e ribadisce in conferenza stampa, dopo la batosta presa contro il Milan e aver rischiato l'esonero. È rimasto al suo posto e definisce "gossip" la discussione animata tra Paratici e Nedved sul suo incarico.

Prova a tenere il timone ben saldo per evitare che la nave vada a sbattere contro gli scogli e faccia naufragio. Il messaggio che lancia è forte e chiaro: non vuole vedere rassegnazione e chiede alla squadra quello scatto d'orgoglio necessario, quella determinazione che in bianconero s'è intravista a intermittenza.

Tra le pieghe dei concetti espressi alla vigilia di un trittico di match cruciali (Sassuolo, Inter e Atalanta in finale di Coppa Italia) c'è anche un rimprovero nei confronti dei calciatori. Non un atto d'accusa, piuttosto un guardarsi negli occhi e dirsi tutto. Non è puntare l'indice ma fare appello a professionalità e rispetto della maglia nel solco della tradizione di un club nel quale il motto è sempre stato uno: se arrivi secondo hai perso.

Ecco perché quando gli menzionano i nomi di Paulo Dybala e Cristiano Ronaldo (i calciatori che per diverse ragioni hanno avuto un rendimento altalenante) precisa: "Voglio il riscatto di tutti. Serve una prova d'orgoglio collettiva. Se giocherà Dybala o Ronaldo non importa. L'importante è che abbiano voglia di onorare questa maglia".