Perché se ci sono 5 squadre inglesi agli ottavi di Champions non è solo una questione di soldi

L'ultima serata di Champions League ci ha regalato lo spettacolo promesso con 18 partite in contemporanea, 61 gol segnati e la classifica in continuo mutamento. Ma se c'è qualcosa che salta davvero all'occhio sono le cinque squadre della Premier League qualificate agli ottavi di finale: Arsenal, Liverpool, Tottenham, Chelsea e Manchester City sono tutte nelle prime otto posizioni, il Newcastle con 14 punti può ancora sperare di unirsi a loro dopo gli spareggi. È un dominio quasi imbarazzante in un format allargato a 36 club e che si poneva come obiettivo quello di dare risalto a realtà diverse, ma che in realtà mai come ora è diventato il nuovo parco giochi delle squadre inglesi.
Con loro ci sono Bayern Monaco, Barcellona e Sporting, le tre eccezioni (specie i portoghesi) che regalano un briciolo di varietà. Ma non basta per mettersi contro una singola lega, la più potente al mondo, che manda avanti perfino le squadre che in campionato soffrono di più. È evidentemente una questione di potere economico che non è paragonabile a nulla in Europa, ma non si riduce tutto ai soldi perché il campo ha messo in risalto dettagli ben diversi.
Il potere economico della Premier League
Il primo fattore non può essere che lo schiacciante potere economico delle squadre inglesi che sul mercato tendenzialmente fanno tutto ciò che vogliono. Ci sono i limiti imposti dal Fair Play Finanziario interno, che costringe a fare tante operazioni in uscita, ma i ricavi sono così alti che il margine consente comunque di sperperare milioni per costruire le rose. Nell'ultimo anno la Premier League ha visto trasferimenti per oltre 3.9 miliardi di euro, una cifra che supera quelli di Bundesliga, Serie A, Liga e Ligue 1 messi insieme: è difficile competere con le inglesi che nel frattempo plasmano delle squadre spaventose e lasciano in panchina dei giocatori che in tutte le altre squadre della Champions League sarebbero titolari.
Il vantaggio finanziario è innegabile, ma c'è un dato curioso che emerge dalle analisi: sei squadre inglesi sono tra le top 10 della Deloitte Money League, ossia la classifica che misura i ricavi della scorsa stagione, ma nessuno di loro occupa le prime quattro posizioni (prima volta nei 29 anni in cui il report viene stilato). Al quinto posto c'è il Liverpool con 836 milioni di euro e via via tutte le altre, penalizzate da accordi commerciali sfavorevoli rispetto a club come Real Madrid e Barcellona ed eliminazioni europee precoci che hanno inciso molto.
Il fattore del dominio fisico
I soldi fanno gran parte del successo ma chiaramente non sono tutto. Confrontandosi con le migliori squadre di tutta l'Europa quelle provenienti dalla Premier League hanno avuto un vantaggio considerevole: il calcio proposto dalle inglesi è fisico e costringe i giocatori ad adattarsi a un gioco che da altre parti non esiste. Il campionato prepara le squadre per la Champions League dove ci sono avversarie più aperte, propense a un gioco più bello e disciplinato a discapito della fisicità, un terreno fertile per chi non si tira indietro davanti ai duelli. L'ultima tendenza proveniente dalla Premier League è quella di puntare tutto sui calci piazzati: l'Arsenal ne è un perfetto esempio con i suoi calci d'angolo dove spesso tutti i giocatori invadono l'area e fanno a spallate per cercare di avere la meglio, uno stratagemma tattico di cui beneficia in ogni uscita.
Lo si è visto chiaramente nella partita di San Siro contro l'Inter che ha sofferto molto la strategia di Arteta, diventata molto comune in Inghilterra dove questo modo di segnare i gol è diventato una vera e propria tendenza. Le europee soffrono il ritmo intenso delle inglesi ed è naturale il paragone della Serie A degli anni '90 dove accadeva una situazione piuttosto semplice, sia per la potenza della lega che per il dominio in campo. È così che si spiega come il Tottenham, una vera delusione in patria con il quattordicesimo posto in campionato che potrebbe far saltare la panchina di Frank e con 13 giocatori infortunati, sia riuscito a battere il Borussia Dortmund che rappresenta la seconda miglior squadra della Germania in questa stagione.
Ma anche davanti a tutto questo c'è un contro. Se la Premier League prepara le sue squadre al dominio in Europa, perché negli ultimi anni soltanto tre squadre inglesi sono riuscite a vincere la Champions League? È il risvolto della medaglia, il problema che in questo momento non sembra avere grosse soluzioni: alla superiorità fisica attuale corrisponde un calo drastico in primavera a causa della stanchezza accumulata che porta spesso a eliminazioni precoci. Il gioco inglese si fa sentire a lungo andare, soprattutto nelle sfide contro squadre europee che sono più fresche e non bastano le panchine lunghe e le rotazioni per poter tenere il passo e rendere i club meno vulnerabili, una tendenza che dall'Inghilterra vorrebbero provare a invertire per eliminare l'ultimo tallone d'Achille.