Christian Eriksen verso la cessione a gennaio. Tranne alcuni tifosi che ne difendono la classe e la qualità tecnica, tutti sembrano avere oramai dimenticato ed abbandonato la stella danese prelevata 10 mesi fa dal Tottenham, finalista di Champions League, con il sogno di un centrocampo che avrebbe aumentato il tasso tecnico e fatto volare l'Inter. Tra i ‘tutti' , in prima fila c'è Antonio Conte, il tecnico che le cronache raccontano si fosse mosso in prima persona per volere l'ex Spurs e che oggi lo lascia in disparte, quasi fosse stato un elemento già presente in rosa suo malgrado come un Nainggolan o un Perisic qualsiasi.

Eriksen, invece, rappresenta il fallimento del tecnico nerazzurro e – forse – soprattutto per questo oggi crea più di un semplice fastidio averlo ancora in una rosa in cui in mediana i compagni di reparto vengono preferiti al danese che paventa numeri imbarazzanti per un possibile crack pagato 27 milioni di euro e ingaggiato per altri 7.5 all'anno. Una rock star ridotta ad avvolgere i fili e a staccare le prese di corrente dal palco dove si esibiscono altri. A distanza di soli 10 mesi, Eriksen si è trasformato nel classico esubero e le sue ultime esternazioni ("Voglio giocare di più") appaiono più come un commiato d'addio che come il prologo di un rilancio.

Tutte le colpe di Antonio Conte

Se la responsabilità è del giocatore, grandi colpe le ha anche chi lo ha voluto, cercato e preteso. Per poi, cambiare idea: Antonio Conte. Eriksen rappresenta in questo senso il fallimento dell'idea del tecnico nerazzurro di avere in mediana un giocatore dalle caratteristiche certificate da anni in Premier e in Nazionale, e poi criticate ad Appiano. Trequartista, playmaker davanti alla difesa, terzo di centrocampo: prove, equivoci, confusione. Che hanno ridotto il giocatore ad un ruolo e ad un'immagine non sua.

I numeri che condannano Eriksen all'Inter

I numeri all'Inter sono devastanti. Christian Eriksen è sceso in campo a vestire la maglia nerazzurra in 33 occasioni, calcando i campi sia di Coppa internazionale (Europa e Champions League) che in quella nazionale (Coppa Italia), attraverso il campionato. Se 33 partite possono apparire sufficienti per chi è al primo passo nel nostro calcio, è ciò che ci sta dietro ad aprire alla desolazione: di queste 33 gare, solamente 4 sono state giocate per 90 minuti. In questa stagione, su 7 apparizioni Eriksen non ha mai giocato una gara per intero.

I numeri da fenomeno in Premier League

Eppure, quando era stato presentato a tifosi e stampa quale soluzione ad ogni male di un'Inter che stava imparando a crescere, i numeri che Eriksen si portava dietro erano ben altri. Il centrocampista danese arrivava da una avventura in Premier League ricca di conferme. Dal suo debutto in Premier League, nel lontano settembre 2013, Christian Eriksen è stato il giocatore che ha collezionato più assist (62), creato più occasioni (570) e segnato più gol da fuori area (23) e su punizione diretta (8) nel massimo campionato inglese. Da brividi.

Perché Eriksen si è trasformato in un fallimento

Il problema di fondo è di certo la mancanza di tempo e di pazienza. La doppia stagione (l'ultima e l'attuale) distorta dal Covid una manciata di settimane dal suo arrivo in Italia; l'incapacità di fondo – ma non è mai stato nelle sue corde – di rivelarsi decisivo sfruttando l'occasione datagli al volo; il delicato – e forse oramai impossibile – inserimento nell'universo nerazzurro, in cui l'introversione è letta quale mancanza di personalità. Tutto ha remato contro la sua conferma. Ed ora si lavora sulla cessione. Che non solo rischia seriamente di portare in cassa una minusvalenza intollerabile, ma che certificherebbe il fallimento diretto più che del giocatore, del tecnico che lo volle a tutti i costi all'Inter.