Nigeria-Algeria finisce in rissa, Luca Zidane scatena il caos: arbitro scortato e scontri in tribuna

La Coppa d'Africa regala un quarto di finale ad alta tensione. Nigeria-Algeria si chiude 2-0 per le Super Eagles, ma il risultato passa in secondo piano rispetto a quanto accade dopo il fischio finale: il match degenera in una rissa in campo, con Luca Zidane tra i protagonisti più agitati, l'arbitro costretto a uscire scortato dalla sicurezza e momenti di forte tensione anche sugli spalti.
La partita, disputata a Marrakech, è stata a senso unico. La Nigeria ha imposto ritmo, fisicità e intensità, mettendo alle corde l'Algeria sin dai primi minuti. I gol arrivano nella ripresa: apre Victor Osimhen, raddoppia Akor Adams poco dopo. Un 2-0 che non fotografa del tutto il dominio nigeriano, con i Fennec incapaci di costruire vere occasioni e mai davvero in partita.
La frustrazione accumulata esplode al termine dell'incontro. In campo volano parole e spintoni: il portiere algerino, figlio di Zinedine Zidane, afferra il centrocampista nigeriano Raphael Onyedika, che reagisce spingendolo via. Da lì la situazione degenera rapidamente, con giocatori e membri degli staff impegnati a separare i contendenti per evitare il peggio.

La tensione non si limita al rettangolo di gioco. L'arbitro senegalese Issa Sy, finito nel mirino delle proteste, viene accompagnato fuori dal campo dalla sicurezza per precauzione. Sugli spalti, alcuni tifosi algerini provano ad avvicinarsi al terreno di gioco, fermati dalle forze dell'ordine in un clima che resta incandescente per diversi minuti.
Per la Nigeria, la serata resta comunque storica: qualificazione meritata alla semifinale, dove affronterà il Marocco padrone di casa. Per l'Algeria, invece, l'eliminazione si chiude nel modo peggiore possibile, tra nervi saltati, immagini di caos e una coda polemica che rischia di lasciare strascichi anche oltre il campo. La tensione si è poi spostata anche nella mixed zone dello stadio di Marrakech dove è andato in scena anche un alterco tra giornalisti nigeriani e algerini. Un epilogo amaro che macchia una sfida già segnata da un netto divario tecnico e fisico.