Dall’inferno al paradiso. Tutto in poco più di due minuti. Napoli-Lecce, dieci anni dopo. Quella che sembrava una gara stregata e destinata a finire male si è trasformata in gioia, quella più pura. La sensazione di disorientamento che in tanti hanno provato nei momenti in cui Corvia ha calciato, con il finale che sembrava già scritto, e la palla in rete nella porta opposta scagliata da Cavani non è abituale, non è qualcosa per cui ci si allena o si può preparare. La palla che si staccava dal corpo di Grava dopo il salvataggio sulla linea sembrava innescare una voglia di ributtarsi in avanti per cercare il punto della vittoria ma un pallone buttato in mezzo al campo sembrava aver affossato ogni più remota speranza: in tanti, in quel preciso momento, avranno pensato “tutto vano, la regola più famosa del gioco (gol sbagliato, gol subito) non ha funzionato”. Niente di più errato.

Dal recupero sulla linea di Grava all'eurogol di Cavani

Quella sera di dicembre di dieci anni fa prima della sosta natalizia, quando tutto sembrava precipitare, tutto così irrimediabilmente compromesso, dopo una gara votata all’attacco, ecco il lampo: palla del Principito Sosa per Edinson Cavani che, dopo essersi accentrato, si portato il pallone sul destro e ha deciso che la corsa della sua traiettoria doveva finire sotto l’incrocio dei pali. Andò proprio così. Decimo gol in campionato, corsa sotto la curva, maglia lanciata in aria e festa totale al San Paolo. "It ain't over ‘til it's over" vuol dire "Non è finita finché non è finita”. Questa frase di Yogi Berra è stata presa alla lettera in diverse occasioni dal Napoli di Walter Mazzarri, noto per le sue imprese nei minuti finali, e non verrà mai dimenticato da chi quel giorno vide quel ragazzo dai capelli lunghi tramutare la paura in gioia. Quella più pura.