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Mourinho messo sotto inchiesta dalla Procura FIGC: nel mirino le parole su Marcenaro e Di Bello

A poche ore dalle dure parole di Mourinho sugli arbitri Marcenaro e Di Bello, la Procura Federale ha aperto un procedimento nei confronti dell’allenatore della Roma per dichiarazioni lesive.
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A cura di Michele Mazzeo
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Non sono piaciute alla Federcalcio le parole proferite da José Mourinho alla vigilia di Sassuolo-Roma in merito agli arbitri Marcenaro e Di Bello che saranno rispettivamente il direttore di gara e l'addetto al VAR del match del Mapei Stadium della 14ª giornata della Serie A 2023-2024. Solo poche ore dopo la conferenza stampa del tecnico portoghese, come riporta l'Ansa, è infatti arrivata l'apertura di un procedimento nei confronti dello Special One da parte della procura federale della FIGC  proprio per dichiarazioni lesive nei confronti dei due fischietti designati da Rocchi per la partita tra gli emiliani e la formazione giallorossa in programma domenica 3 dicembre alle ore 18.

Nello specifico l'allenatore della Roma aveva criticato aspramente i due ufficiali di gara designati come arbitro e addetto al VAR di Sassuolo-Roma: "Voglio essere onesto, è l'arbitro che mi preoccupa: lo abbiamo avuto diverse volte e non ha la stabilità per delle partite di questo livello. Vedrete che sicuramente domani con Marcenaro, Mancini prenderà un giallo dopo 10 minuti e salterà la Fiorentina. Il suo profilo non mi lascia tranquillo, così come il VAR" ha difatti detto il tecnico giallorosso riferendosi anche all'addetto al VAR Marco Di Bello.

Parole ed insinuazioni che non sono affatto piaciute all'ufficio del procuratore federale della FIGC Giuseppe Chiné che non ha perso tempo e ha aperto immediatamente un'inchiesta per accertare che si tratti di dichiarazioni lesive nei confronti degli arbitri e prendere poi eventualmente provvedimenti per José Mourinho che potrebbe essere punito con una multa da 2500 euro a 50mila euro (ipotesi più probabile) o anche una squalifica, il divieto di accedere negli stadi durante le partite o addirittura l'inibizione temporanea a svolgere attività in ambito FIGC. Nel caso anche la Roma, considerata responsabile delle dichiarazioni fatte dal suo tesserato, rischia di vedersi comminata un'ammenda. A stabilirlo è l'articolo 23 del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC.

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