La morte di Mauro Bellugi ha scosso il mondo del calcio da vicino ma anche l'intero panorama sportivo nazionale. A 71 anni, a poche settimane dalla tragica amputazione delle gambe, l'ex stella e terzino di Inter, Bologna, Napoli  e Nazionale, ha ceduto. Alla fine ha vinto il destino, un destino contro cui Bellugi ha sempre guardato dritto in faccia, ancor più all'indomani dell'operazione che gli aveva tolto "anche la gamba con cui ho segnato al Borussia MounchenGladbach". Di lui restano le imprese sportive, la voglia di rompere ogni convenzione e schema, la sua voglia di lottare e il suo grande generoso cuore grazie al quale si è fatto sempre amare da tifosi e avversari.

"Un calcio romantico, d'altri tempi" ha ricordato Beppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter tra i primi a rilasciare dichiarazioni sull'ex campione appena scomparso. Dopotutto, Bellugi si è sempre dichiarato per l'Inter, con un amore e un trasporto senza eguali e che era stato subito contraccambiato dall'ex presidente Massimo Moratti che – saputo dell'amputazione – aveva subito chiamato Mauro garantendogli l'acquisto di nuove protesi. Un doppio filo conduttore nerazzurro che sempre ha legato il giocatore e l'uomo Bellugi al club nerazzurro, anche in tempi recenti.

Marotta e l'Inter sono stati vicinissimi a Mauro Bellugi nel momento più difficile e doloroso, non mancando di far sentire il proprio affetto: "L'avevamo sentito in tempi recenti, era un combattente non aveva voglia né intenzione di lasciar perdere anche davanti a questa avversità". Una fierezza che aveva toccato ancora una volta da vicino  l'ambiente interista tanto da rinsaldare  un legame eterno: "Gli avevamo dato l'incarico di osservatore speciale, in questo momento riabilitativo – ricorda Marotta all'ANSA – ‘Guarda per noi più partite possibili', gli avevo raccomandato"

Purtroppo, però, il destino si è accanito. Marotta rivela come il grande combattente fosse stato comunque colpito nell'intimo: "Mauro non mollava anche se mi aveva confessato la sua immensa tristezza dietro quell'infinito coraggio. ‘Sai – mi aveva detto – per un calciatore perdere le gambe è come per un pianista perdere le mani"