Antonio Mohamed ha il cuore gonfio di gioia, l'animo finalmente libero e le lacrime agli occhi per la commozione. Aveva una promessa speciale da mantenere e con la vittoria del campionato messicano ha tenuto fede alla parola data al figlioletto, Faryd, morto nel 2006 a causa di un incidente stradale: "Vincerò il titolo con il Monterrey e lo dedicherò a te", sussurrò il padre al piccolo in punto di morte. Fu straziante, un dolore fortissimo. E quando l'ex milanista Lionel Vangioni ha segnato il gol che ha deciso la finale dell'Azteca contro l'America (4-2 ai calci di rigore) per il tecnico è stato come salire sulla macchina del tempo: davanti agli occhi gli è passata la carriera da calciatore, da allenatore, i ricordi più belli vissuti assieme al piccolo. Oggi ha ricucito lo strappo che la vita aveva dato a quella pellicola. Oggi la sequenza videoclip non singhiozza più. Mohamed può finalmente aprire gli occhi, tornare nel presente, sorridere.

La vittoria del titolo in Messico dedicata al figlio

Il Monterrey non conquistava lo "scudetto" messicano dal 2010, lo ha fatto nella maniera più esaltante, dopo l'attesa spasmodica per i tiri dal dischetto: 3-3 il risultato complessivo tra andata e ritorno, non sono bastati i tempi regolamentari per assegnare vittoria e titolo (il quinto nella storia della società, l'ultimo risaliva al 2010). È stato il primo successo di questo tipo per Antonio Mohamed che nel club messicano aveva giocato da attaccante dal '98 al 2000 e vi era tornato in panchina il 14 ottobre scorso: la più classica ciliegina sulla torta messa alla fine di una stagione particolarmente felice grazie anche Concacaf Champions League.

Il tragico incidente del 2006 nel quale morì il piccolo Faryd

La vita di Antonio Mohamed fu sconvolta dalla tragedia familiare che lo colpì nel 2006. Era a bordo del suo camper, in viaggio con altri amici su un'autostrada nei pressi di Francoforte. Sul veicolo c'erano il figli e altri amici: il mezzo venne speronato da un'auto, la carambola fu terribile. Il piccolo Faryd venne trasportato in ospedale in gravissime condizioni, per quattro giorni la sua situazione venne monitorata dai medici ma ogni tentativo di salvargli la vita si rivelò inutile. Il coma lo inghiottì in un sonno profondo fino a quando non sopraggiunse la morte. Al suo capezzale il tecnico gli promise che avrebbe sollevato il trofeo del campionato in suo onore. Adesso che ci è riuscito, può riposare in pace.