Mattia Perin congedato dalla mental coach: “Il nostro percorso è finito”

Mattia Perin è tornato in panchina dopo il mese giocato da titolare tra i pali della Juventus al posto di Michele Di Gregorio, nel momento di difficoltà di quest'ultimo. In bianconero ormai dal 2018, con la parentesi al Genoa del 2020/21, Perin è più di un'alternativa per Luciano Spalletti. A 33 anni, il portiere di Latina ha grande maturità e consapevolezza, frutto anche del percorso fatto fuori dal campo per allenare la mente: Mattia è assistito da uno psicologo e da una mental coach, Nicoletta Romanazzi, che segue altri sportivi di alto livello come Marcell Jacobs e Gigio Donnarumma.
Il rapporto con la Romanazzi peraltro è di fatto concluso, stando a quello che la mental coach ha detto a Perin e che è stato raccontato dallo stesso portiere di Latina al podcast ‘The climb': "Nicoletta a settembre aveva incontrato un ragazzo che era stato 10 anni in Tibet e le raccontava che dopo i primi tre anni che aveva vissuto con questo maestro, a un certo punto quello gli disse: ‘Basta, te ne devi andare da qui, non ti voglio più vedere. Perché non ho più niente da insegnarti, devi andare da qualcun altro'. Nico mi chiamò il giorno dopo".

In quella telefonata la mental coach diede il congedo a Perin, spiegandogli il perché: "Mi disse: ‘Mentre questo ragazzo parlava di questa cosa, mi sei venuto in mente tu, perché sono sette anni che lavoriamo insieme, sei diventato… credi talmente tanto nelle cose che hai imparato, che cerchi anche di condividerle con gli altri. Secondo me il nostro percorso ad oggi è finito, nel senso che ci possiamo sentire e chiamare quando vuoi, ma devi avere fiducia in te stesso, che hai tutti gli strumenti per uscirne da solo'. E per certi versi è vero, ma per certi versi non ho la formazione, non ho studiato psicologia, non ho studiato coaching, quindi credo che serva sempre…".
Da lì il rapporto con la Romanazzi si è diradato ma non è cessato: "Non nasciamo conoscendo le articolazioni della nostra testa e della nostra anima, questa è la verità, nessuno ce lo insegna. E quindi anche se non ne ho veramente il bisogno, una tantum parlare dei problemi o anche solo delle sensazioni, dei sentimenti che ho e avere un feedback da una persona che ha studiato, mi aiuta e imparo. Con Nico adesso ci sentiamo un po' meno, dallo psicologo continuo ad andare".

Perin ha il rimpianto di non aver iniziato quel percorso prima: "Se io tornassi indietro di 15 anni e iniziassi un lavoro mentale come l'ho iniziato a 25, non dico che mi sarei risparmiato tutti e cinque gli infortuni, ma due, tre sicuramente. Perché se torno indietro vedo i giorni precedenti degli infortuni, le settimane, e non ero in equilibrio. Non ero in equilibrio a livello emotivo e quindi… io credo che l'80% degli infortuni avvengono per questo motivo".