Massimiliano Cappioli: “Oggi vivo sei mesi a Roma e sei mesi a Bali. È la pensione da calciatore”

Massimiliano Cappioli risponde da Bali, dall'altra parte del mondo, ma la voce è sempre quella di un romano vero. Tra fusi orari improbabili, ricordi che riaffiorano naturali e una passione per il calcio che non si è mai spenta, il viaggio diventa subito un ritorno a casa. Dagli inizi a Ostia al sogno giallorosso, dalla scalata incredibile del Cagliari al gol nel derby sotto la Curva Sud con la maglia della Roma, fino ai legami umani con allenatori come Ranieri e Mazzone, Cappioli ripercorre a Fanpage.it senza filtri una carriera fatta di vittorie, infortuni, sliding doors e scelte che ancora oggi pesano e insegnano. Un racconto autentico, diretto, che attraversa il calcio di ieri e guarda con lucidità quello di oggi.
Cosa fa oggi Massimiliano Cappioli?
"Vivo a Bali. Pensione da calciatore. Sei mesi qui e sei mesi a Roma, dove torno per gestire investimenti immobiliari fatti in passato"
Il fuso orario le permette di seguire ancora il calcio e la Roma?
"Certo, la passione non si molla mai. Seguo sempre la Roma e mi piace".
La Roma di Gasperini può andare in Champions League?
"Io ci credo, ma ho paura di crollare come gli altri anni nel finale. L'anno scorso Ranieri ha fatto un lavoro eccezionale e una parte se l'è ritrovata anche Gasperini, soprattutto sulla difesa. Io spero di rivedere la Roma in Champions, è una piazza che se lo merita".

Massimiliano, partiamo dall'inizio: Ostia, il Pescatori, il primo provino con la Roma. Che bambino eri quando hai capito che il calcio poteva diventare una strada vera?
"Sì. A 13 anni giocavo con i Pescatori Ostia, poi ho fatto un provino e sono andato alla Roma".
Il passaggio dalle giovanili della Roma a quelle del Cagliari è stato uno strappo o una liberazione? Quanto è stato difficile lasciare casa così presto?
"Sì, con Ranieri. Dovevo andare in prestito e invece sono rimasto. In due anni siamo andati in Serie A".
Che esperienza è stata per te Cagliari?
"Bellissima. Ero un ragazzino. Il primo anno abbiamo vinto il campionato, il secondo pure, il terzo ci siamo salvati.
Poi mi sono rotto il ginocchio a San Siro, sono rientrato e l'anno dopo siamo andati in Europa. Cinque anni e mezzo fantastici".

Una scalata fantastica. A proposito di mister Ranieri, quanto è stato importante per lei?
"Tantissimo. Ero giovane, ha avuto il coraggio di farmi giocare. Io ero un centrocampista che faceva pure gol".
Il ritorno alla Roma cosa ha rappresentato per Cappioli?
"Il sogno della vita. Da tifoso romanista era il massimo, poi ho segnato un gol nel derby sotto la Curva Sud… più di così non potevo fare".
Quel derby 3-0 è rimasto nella storia. Che ricordi ha di quei momenti, con Mazzone che arrivò sotto la curva di corsa insieme a voi…
"Ricordi incredibili. Menichini ci disse: “Adesso si corre sotto la curva”. Mazzone correva con noi. Una persona eccezionale, fantastica".
Proprio Mazzone è stato un trait d'union nella sua carriera: ha avuto un rapporto speciale.
"Sì, il mister era una persona stupenda oltre che un grande allenatore. Ho giocato con lui a Cagliari, Roma, Bologna e Perugia".
Ecco, mi ha anticipato. A Bologna avete vinto la Coppa Intertoto e per un soffio non avete giocato la finale di Coppa UEFA: che esperienza è stata?
"Siamo arrivati in semifinale di Coppa UEFA col Marsiglia. Ci hanno pareggiato su rigore in contropiede alla fine. Ancora mi rode ma abbiamo fatto davvero un percorso incredibile".
Poteva essere una finale tutta italiana col Parma…
"Sì, sarebbe stato bellissimo. Avevamo una squadra forte, esperta e ci mancò un pizzico di fortuna per giocare la finale".

Cappioli lasciò il segno anche all'Udinese negli anni di Zaccheroni: cosa la portò lì e cosa puoi raccontarci di quell'isola felice friulana di quegli anni. Chiunque arrivava si trovava in una squadra che andava a mille.
"Andai via dalla Roma per Carlos Bianchi, non ci siamo mai trovati. Forse non gli piacevano i romani, visto quello che stava per fare con Totti (ride, ndr). All'Udinese c'era un mix di giocatori fortissimi. Siamo partiti male, poi piano piano… eravamo un grande gruppo. Se ci fosse stato l'accesso alla Champions per le prime quattro ci saremmo andati".
Un'altra squadra che a cavallo dei due millenni faceva parlare molto di sé era il Perugia, e Cappioli ci giocò proprio con Mazzone allenatore. Era presente in quel famoso Perugia-Juve del 2000 e ha distanza di anni c'è chi ha parlato di ‘tentata combine' e chi ha detto che ‘Collina fu costretto a far giocare': lei che ricordi ha?
"Abbiamo giocato alla grande, non abbiamo regalato niente".
All'Olimpico, sullo schermo, compare il nome di Cappioli, ma lei era in panchina…
"Tutto vero. All'Olimpico scrissero il mio nome come marcatore, invece aveva segnato Calori. Gli amici miei erano tutti avvelenati, un romanista che regalava lo Scudetto alla Lazio. Ma non era vero".
Dopo Perugia, Cappioli va a Palermo: due stagioni da capitano, una promozione, 14 gol in C1. Cosa ha significato per te indossare la fascia in una piazza così passionale?
"Io amo le isole. Sardegna e Sicilia. A Palermo ho fatto tanti gol, venimmo promossi e ho ancora un legame forte con la piazza".
Cappioli ha fatto anche una presenza Nazionale, contro la Francia. È più un rimpianto o un orgoglio aver indossato anche solo una volta l'azzurro?
"No. Sono orgoglioso. Ho esordito contro la Francia: Zidane e Djorkaeff al debutto. Non male come esordio".
Tornare al Pescatori Ostia prima da giocatore e poi da allenatore sembra chiudere un cerchio. Quanto conta per te il legame con le origini?
"Sì, dovevo chiudere così ma poi ho detto basta. Ho detto stop. Ho giocato e allenato tanti anni, non avevo visto il mondo".

Se potesse tornare indietro, Cappioli cambierebbe qualcosa?
"Forse l'anno in cui sono andato via dalla Roma con Carlos Bianchi. Dopo un mese lo mandarono via e arrivò Zeman. Con lui avrei potuto fare molto".
Da romano e romanista, ci racconta che presidente è stato Franco Sensi?
"Eccezionale. Romano, ambizioso. Ci ha fatto vincere lo scudetto".
Ultima curiosità. Tra, VAR, interruzioni lunghe, simulazioni: a Cappioli piace il calcio di oggi?
No. Non si capisce più niente. Non è più calcio. Non mi piacciono le eccessive interruzioni dovute al VAR e l'eccessiva facilità con cui vengono assegnati rigori o espulsioni per contatti minimi. Preferivo il calcio in cui il contatto era una cosa normale e si lasciava giocare senza fermarsi ogni tre secondi".