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Manrico Messina, calciatore in Lettonia: “In Italia il sistema è marcio e qui guadagno anche meglio”

Manrico Messina ha parlato nel corso di un’intervista a Fanpage. Il 25enne calciatore italiano ha deciso di rilanciarsi in Lettonia: “Qui sono più professionali”.
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Dalle categorie italiane ai campi della Lettonia: una valigia piena di sogni, tanta determinazione e la voglia di spaccare il mondo. Manrico Messina, calciatore italiano che ha scelto il campionato lettone per dare una svolta alla sua carriera, ne ha parlato nel corso di un'intervista a Fanpage. Una scelta di vita e di sport affascinante, che lo vede protagonista in un calcio in forte crescita ma che gli ha permesso di rilanciare la sua carriera trovando anche nuovi stimoli. Con l'Italia non è un addio, ma probabilmente solo un arrivederci. Messina, esterno di 25 anni nato a Bergamo e che in passato ha militato anche con Nissa, Gela, Chieri e Riccione, milita oggi nel JFK Ventspils, squadra che disputa la Futbola Pirma Liga ovvero il secondo livello professionistico del campionato lettone di calcio. "Col mio procuratore abbiamo preferito spostarci e abbiamo pensato di andare più verso il nord perché c'era richiesta e dove la gente rispetta di più sia la figura del calciatore e sia la propria parola: qui in Lettonia sono più professionali".

Manrico, partiamo dall'inizio. Cosa spinge un giovane calciatore italiano a lasciare l'Italia per accettare l'offerta di un club in Lettonia? C'è stato un momento preciso in cui hai detto "Sì, vado"?
"Da tempo stavo cercando di uscire da un po' dai radar italiani ma prima bisognava trovare una dimensione nuova dove poter stare bene e cercare di rilanciarmi per poi pensare di rientrare in Italia".

Ti sei trovato male nelle squadre dove hai militato in Italia?
"In Italia il sistema è marcio, e per quanto mi riguarda i problemi erano sia a livello ambientale che di prospettive di crescita. Ma non voglio attribuire tutto solo a questo. Il mio rallentamento a livello di carriera lo voglio attribuire più a me che al sistema, avevo bisogno di sentire di nuovo la fiducia".

E così ti sei aperto anche agli altri campionati all'estero.
"Ho vissuto prima alcune esperienze tra Cipro e Malta, ma in nessuno dei due casi si è concretizzato il trasferimento. Diciamo che in altri casi invece non sono andato avanti perché c'era sempre qualcosa di marcio sotto".

E la Lettonia come è venuta fuori?
"Col mio procuratore abbiamo preferito spostarci e abbiamo pensato di andare più verso il nord perché c'era richiesta e dove la gente rispetta di più sia la figura del calciatore e sia la propria parola: sono più professionali".

Qual è stata la tua prima impressione quando sei arrivato? Spesso l'Europa dell'Est viene vista con un po' di scetticismo da chi non la conosce: cosa ti ha sorpreso positivamente della realtà lettone?
"Ho incontrato uno degli ambienti più professionali e migliori con cui mi sia mai interfacciato. Di certo non è un dei cinque top campionati, però è comunque un torneo di livello dove fanno Champions, Europa League, Conference. Ci sono squadre che hanno la loro visibilità".

Quindi è un livello alto?
"Non è una Lega come quella di Andorra, Malta che possono contare su squadre già forti, si tratta di campionati paragonabili a una Serie C italiana, anche qualcosa in più. Ma la Lettonia è una grande nazione e ha un ottimo torneo nazionale".

Come ti sei adattato a una lingua così diversa e a uno stile di vita che, immagino, sia molto distante da quello italiano?
"Io parlo inglese e spagnolo, altri ragazzi della squadra parlano inglese. A volte però gli altri miei compagni di squadra traducono ciò che ci dice il mister oppure interviene il traduttore".

Manrico Messina in azione con la sua squadra in Lettonia.
Manrico Messina in azione con la sua squadra in Lettonia.

Non sei obbligato a darmi cifre, ma lo stipendio percepito in Lettonia ti permette di condurre una vita tranquilla?
"Dipende molto dalle squadre, quali condizioni ti offrono come ad esempio: casa, hotel, bonus".

E a te cosa hanno offerto?
"Io qui, a parte tutti i servizi accessori come l'ingresso alla piscina, spa, o centri sportivi e altro, abbiamo poi uno hotel che è la prima struttura nostra e poi un'altra fatta con mini appartamenti. Quindi ho un mio appartamento lì, e ho a disposizione il ristorante che ci dà tre pasti al giorno".

Ci sono altri benefit oltre allo stipendio?
"Bonus a vittoria sicuramente, ma in generale si guadagna il giusto. Di base le condizioni economiche sono già migliori dell'Italia".

Il costo della vita lì è più basso rispetto all'Italia? Che differenze maggiori hai trovato se puoi farci un esempio.
"Ci sono sicuramente ristoranti in cui i piatti possono costare un po' di più, così come nei supermercati con determinati prodotti, ma vedo che non arrivano a costare come quelli italiani, però dipende anche dove si va. Mentre il prezzo del carburante invece di media è più basso rispetto all'Italia".

In Italia il calcio è vissuto quasi come una religione, con una pressione mediatica e dei tifosi a volte asfissiante. Lì in Lettonia che tipo di atmosfera si respira allo stadio e nella vita di tutti i giorni? C'è più serenità nel lavorare?
"Molta più serenità. A me avere tifosi e piazze calde piace. Però in Italia a volte si esagera. Nel senso che ho visto anche con altre squadre situazioni un po' esagerate con gente che veniva toccata personalmente o a cui magari veniva bruciata la macchina, o altro. Però sicuramente comparandola alla Lettonia qui è totalmente diverso".

Hai ritrovato anche in Lettonia la passione dei tifosi?
"In Lettonia i tifosi ci sono, c'è gente appassionata, e mi piace la loro presenza anche ai nostro allenamenti però il calcio non è non è uno degli sport preferiti. È molto seguito sì, però non è il principale, ci sono ad esempio anche l'hockey, il basket, hockey".

Spesso si sottovalutano i campionati esteri "minori". Che tipo di calcio hai trovato a livello tattico e fisico rispetto a quello a cui eri abituato in Italia?
"Il livello è alto, ci sono giocatori del campionato che valgono sicuramente. Se lo paragoniamo all'Italia è come se fosse una Serie C di livello più alto, ci sono tanti giovani, quindi magari non trovi sempre l'elemento di esperienza, ma c'è un livello di qualità buono".

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