Mancini risponde all’affondo di Adani sulla Nazionale: “Non posso fare una squadra di 11 giovani”

"Secondo me sei CT non da due giorni ma lo senti dentro da diverso tempo questo tuo nuovo mandato". Così Daniele Adani ha esordito nella sua domanda fatta a Roberto Mancini per la Rai dopo la conferenza stampa di presentazione del nuovo CT della Nazionale e del neo DT Claudio Ranieri.
Al quesito dell'ex difensore azzurro (Adani vanta cinque presenze in Nazionale) sulle nuove convocazioni e sul modo di giocare della squadra azzurra: "Innanzitutto credo che non possa mettere in campo undici giocatori giovani in questo momento. Tu hai bisogno, come abbiamo detto prima in conferenza, anche di giocatori che conoscono la Nazionale, che hanno giocato partite importanti, che sono esperti e che possono aiutare a crescere questi ragazzi…"

Il CT ha proseguito così il suo intervento: "Noi quando eravamo ragazzi siamo migliorati perché? Perché giocavamo con quelli bravi, che ci aiutavano e ci aiutavano a crescere. Le società ci davano la possibilità di giocare. Credo che sarà questo il nostro obiettivo".
Quando Roberto Mancini voleva Daniele Adani come vice all'Inter
C'è stato un momento in cui Daniele Adani avrebbe potuto cambiare completamente vita. Molto prima di diventare uno dei volti simbolo del racconto calcistico italiano, l'ex difensore era stato scelto da Roberto Mancini per entrare nel suo staff all'Inter come vice allenatore.

Un'opportunità prestigiosa, nata dalla stima reciproca e dalla convinzione dell'allora tecnico nerazzurro che Adani avesse le qualità per iniziare una carriera in panchina. Quella strada, però, non è mai stata percorsa. Era il novembre del 2014 e al suo posto arrivò Sylvinho.
A raccontare il retroscena è stato lo stesso Adani durante ‘Viva el Futbol', spiegando perché decise di rinunciare a quella proposta: "Le scelte vanno fatte da uomo. In questo caso l'uomo viene prima del professionista. È stata una grande opportunità e io amo il mestiere dell'allenatore, per questo li rispetto molto. Ma il ruolo di comunicatore è una vocazione che sento e rispetto ogni giorno".

Una decisione maturata seguendo ciò che sentiva davvero suo da parte dell'ex difensore di Brescia, Fiorentina e Inter, che qualche tempo fa ha spiegato di considerare la divulgazione calcistica una missione: "A volte per quello rompo un po' le scatole agli allenatori quando vado a interagire, ma io lo faccio per la gente. Ho la fortuna di parlare a tutte le fasce di età e questo mi dà un grande senso di responsabilità. Mi piace tantissimo quello che faccio".
Un "no" che gli ha cambiato la carriera, trasformandolo da possibile vice di Roberto Mancini in uno dei comunicatori più influenti e divisivi del calcio italiano.