"Sono a Manchester da quattro anni, se non vinco la Champions vuol dire che ho fallito". Basta questa frase pronunciata da Pep Guardiola per spiegare quali sono le proporzioni della sconfitta (3-1) avvenuta contro il Lione. Non ci sono scuse, né attenuanti per giustificare la terza eliminazione consecutiva ai quarti di finale, bilancio personale che diventa più amaro annoverando anche quella agli ottavi con il Bayern Monaco. Tedeschi e City si erano rivolti a lui, il "guru" del possesso palla e della strategia, per vincere anche in Europa e lui ha deluso le attese. Ironia della sorte, il tonfo arriva dopo quello altrettanto clamoroso del Barcellona preso a schiaffi e a pallate dai bavaresi. Otto gol e tutti a casa, Messi prima e il suo mentore in blaugrana il giorno dopo. Da quando ha lasciato la Catalogna ha perso la sua magia e, pur avendo guidato squadre allestite senza badare a spese, ha lasciato nel cassetto le vittorie in Europa. Che sia la fine di un'era e, alla luce di quanto visto in campo, il ritorno del pragmatismo tattico e di una visione di calcio meno filosofica e più semplice? Si vedrà.

Sul tavolo restano i cocci e i conti da pagare. Difficile perdonare anche questa caduta a un allenatore che guadagna uno stipendio di 22/23 milioni di euro a stagione, 1.8 milioni e rotti al mese, 425 mila a settimana, 85 mila e spiccioli al giorno. Difficile non mettere in discussione un tecnico che ha ancora un anno di contratto (fino al 2021) e in quattro stagioni ha spinto la proprietà degli sceicchi a investimenti molto onerosi e, al tempo stesso, a forme di compensazione molto rischiose avvenute in buona parte con l'escamotage delle ricche sponsorizzazioni arrivate per vie traverse. Se la commissione della Uefa ha graziato il City è solo perché non ha avuto abbastanza elementi concreti in mano per dimostrare tutte le irregolarità nella gestione contabile del club e i "trucchi" per colmare le perdite a bilancio in chiave fair play finanziario.

Da quando Guardiola è arrivato a Manchester le spese per gli acquisti sono schizzate alle stelle: 777.91 milioni di euro con un saldo negativo di 528.11 milioni di euro. Due le edizioni che hanno gravato maggiormente sui conti nel biennio 2016/2017 – 2017/2018: 532 milioni di euro pagati per ingaggiare i calciatori graditi al tecnico a fronte di un rosso di oltre 400 milioni. Sono arrivati elementi del calibro di Stones, Sané, Gabriel Jesus, Gundogan, Laporte, Mendy, Ederson, Bernardo Silva, Kyle Walker. Ai quali più di recente si sono aggiunti Nathan Aké, Ferran Torres, Yan Couto e Issa Kaboré.

La somma generale è destinata a lievitare fino a sfiorare 1 miliardo di euro se si considerano anche gli affari già conclusi (totale finora di 78.80 milioni) in questo lasso di tempo prima della riapertura ufficiale della sessione di mercato: 856 milioni di euro con un saldo negativo complessivo di 561.91 milioni. Nessuno ha sborsato così tanti soldi in Inghilterra. Un fiume di denaro dilapidato per accumulare trofei in patria (2 Premier League, una FA Cup, 3 Coppe di Lega, 2 Community Shield) ma senza nemmeno mettere il muso in semifinale di Champions.

Quanto ha speso il Manchester di Guardiola in 4 anni
2016/2017 215 milioni spesi – 35.35 milioni entrate: saldo negativo -179.65
2017/2018 317.5 milioni spesi – 91.35 milioni entrate: saldo negativo -226.15
2018/2019 78.59 milioni spesi – 54.10 milioni entrate: saldo negativo -24.49
2019/2020 166.82 milioni spesi – 69 milioni entrate: saldo negativo -97,82
2020/2021 78.80 milioni spesi – 45 milioni entrate: saldo negativo -33.80