Leao e l’inchiesta sulle escort: “Non ho commesso alcun reato”. Il suo nome presente nelle parole chiave

All'indomani dell'emergere del suo nome tra i calciatori di Serie A di cui la Procura sta cercando evidenze nell'analisi dei dispositivi sequestrati ai quattro indagati per il giro di escort milanese, Rafa Leao è il primo ad uscire pubblicamente con una dichiarazione in cui smentisce ogni coinvolgimento nella vicenda, oltre a sottolineare di non aver commesso alcun reato (il che varrebbe anche per chi eventualmente avesse chiesto i servizi di prostitute, circostanza che non infrange la legge in Italia).
Leao dà la sua versione dei fatti: "Sono totalmente estraneo e non ho commesso alcun reato"
Il 26enne attaccante del Milan ha postato una storia su Instagram al riguardo: "In questi giorni il mio nome, come quello di altri calciatori, è comparso su siti, social e giornali in riferimento a un'inchiesta della Procura di Milano. Ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti oggetto dell'inchiesta. Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato. Invito tutti a evitare di associare il mio nome a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata. Prima che calciatori, siamo persone con una famiglia e una reputazione. Per questo ho già dato mandato al mio legale di tutelarmi in ogni sede nei confronti di chi continuerà a diffondere notizie false o lesive della mia reputazione".

Perché il nome di Leao è presente nel decreto della Procura di Milano: cosa cerca chi indaga sul giro di escort
Il nome di Leao (insieme a quello di decine di altri calciatori di Serie A) non compare come indagato nell'inchiesta della Procura di Milano sul giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, ma è saltato fuori perché è finito in un elenco di "parole chiave" inserito nel decreto di perquisizione e sequestro della Procura. Questi nomi servono agli inquirenti per analizzare telefoni e dispositivi sequestrati agli indagati, alla ricerca di eventuali riscontri su contatti o appuntamenti con le escort nelle serate organizzate per i dopo partita.
In pratica, la Procura di Milano ha fornito agli investigatori (nel caso specifico la Guardia di Finanza) un lungo elenco di parole chiave da cercare nei telefoni, chat, WhatsApp, foto, bonifici e altri dati delle quattro persone sottoposte ad arresti domiciliari. Tra centinaia di termini (come "party", "escort", "hotel", "palloncini", "serata", "Mykonos", nomi di locali milanesi e altri) ci sono una settantina di cognomi di calciatori, tra cui appunto Leao.

Quei nomi sono emersi durante le intercettazioni, nelle chat o nelle conversazioni tra gli indagati e le escort, quando si parlava di organizzare serate, feste nei locali della movida milanese o "servizi extra", ovvero i costosi "pacchetti all inclusive" per i dopo partita dei calciatori di Serie A. Le parole in questione servono come filtri di ricerca per analizzare rapidamente i dispositivi sequestrati: gli inquirenti cercano riscontri (messaggi, contatti, pagamenti, foto, etc) per capire chi ha solo partecipato alle feste normali e chi invece ha pagato per prestazioni sessuali a pagamento, appunto il cosiddetto "servizio extra". In pratica, la Procura ha detto: "Quando analizzate i dispositivi, cercate anche questi nomi propri per vedere se e come compaiono, in che contesto".
È da ribadire che nessuno dei calciatori citati è indagato né accusato di reato. In Italia il cliente di prostituzione non commette reato, è reato solo lo sfruttamento e il favoreggiamento, che sono contestati agli organizzatori del giro milanese. Molti dei calciatori potrebbero aver partecipato solo alle feste nei locali, aperte a tutti e dunque con escort presenti ma senza che ci sia stato alcun "servizio extra".