"Contento e orgoglioso di ricevere tanta stima e fiducia da @Juventus. Pronto per questa fantastica opportunità!". La prima gaffe per rompere il ghiaccio l'ha fatta sbagliando l'account del club (è @Juventusfc e non @Juventus). Tutta colpa dell'emozione. Per la conferenza stampa ufficiale servirà attendere ancora, sarà allora che Andrea Pirlo farà il suo debutto da allenatore dei bianconeri. Le prove generali furono la presentazione di tecnico dell'Under 23, nemmeno lui avrebbe mai immaginato che in così poco tempo – e senza nemmeno la possibilità di fare un po' d'esperienza tra i giovani – si sarebbe ritrovato sulla panchina della squadra che ha vinto 9 scudetti consecutivi e di cui ha contribuito a scrivere la storia fino a qualche anno fa.

Guarderà il calcio dall'altra parte della barricata. La visione di gioco è stata la peculiarità della carriera. La "maledetta" una specialità affinata in campo, associando talento e lavoro. Ha indossato le maglie di Inter, Milan, Juventus e sa quanto la mentalità vincente faccia la differenza, avendo attraversato (in particolar modo a San Siro e a Torino) i periodi d'oro di rossoneri e "vecchia signora". E sa anche che non basta per tramutare in trofei quella determinazione che è la base di tutto.

Avrà accanto a sé un amico ed ex compagno di squadra (Roberto Baronio, sollevato dall'incarico di allenatore della Primavera del Napoli pochi mesi fa) e i "senatori" del gruppo pronto a mettersi a disposizione. Perché è chiaro che un'operazione del genere nasce dalle voci di dentro e dalla proprietà che, al netto del fallimento con Sarri (colpe che non sono ascrivibili solo al tecnico), prova a ripartire e gestire la transizione in una fase molto delicata.

I tempi dilatati della pandemia, la scadenza del 19 settembre in calendario quale inizio del prossimo campionato di Serie A, la necessità di riorganizzarsi in fretta, l'impossibilità di tornare sui propri passi (richiamare Allegri avrebbe sconfessato una scelta fatta un anno fa) e il rischio di addentrarsi in trattative lunghe e onerose (Inzaghi, Pochettino) hanno spinto il presidente a puntare tutto sul "professore". Che possa essere anche maestro di calcio (in panchina) lo si vedrà.