Giorgio Chiellini come nessuno avrebbe mai pensato fosse. Il capitano della Juventus si è raccontato tra interviste e biografie togliendosi più di semplici sassolini dalle scarpine che ne raccontano una carriera ventennale in cui in bianconero ha vinto quasi tutto. Tra giocatori che sono andati oltre le righe a avversari mai sopportati, il centrale difensivo bianconero ha evidenziato il proprio pensiero senza mezzi termini facendo nomi e cognomi e puntando l'indice sulla rivale storica di sempre: l'Inter.

In campo la odio, l'Inter non la sopporto. E' una parte del mio carattere che esplode in campo, non fa parte della mia vita di tutti i giorni, ma ho imparato a controllarla. Poi, fuori dalle partite, tutti insieme a chiacchierare e a ridere. Non ho un sentimento di rancore particolare nei confronti di nessuno ma non sopporto chi va oltre le righe, esagera negli atteggiamenti

Questo è il riassunto del Chiellini-pensiero espresso nella sua ultima autobiografia "Io, Giorgio" che racconta la visione del mondo del calcio da parte di uno dei più forti rappresentanti nel suo ruolo in Italia e nel Mondo. Dove non risparmia alcune frecciate dirette ad un paio di giocatori con cui ha incrociato il cammino: Mario Balotelli in Nazionale, Felipe Melo alla Juventus. Sull'attaccante oggi al Brescia, il commento non poteva che essere di forte critica per i suoi trascorsi in azzurrom non apprezzati da Chiellini: "Mi riferisco al periodo della Confederations del 2013 quando faceva parte del gruppo ma non fece nulla per dare un amno ai compagni. Da prenderlo letteralmente a schiaffi, in quel momento si dimostrò una persona completamente negativa, senza rispetto per nessuno".

Ma se per Balotelli il giudizio non è positivo, per Felipe Melo Giorgio Chiellini regala un ricordo ancora più negativo, definendolo il peggio del peggio tra i compagni che ha incontrato nel corso della propria carriera. Erano i tempi della Juventus, correva il bienno 2009-2011 quando il brasiliano era nel centrocampo juventino: "Una vera mela marcia, lo dissi anche ai dirigenti all'epoca. Non si poteva mai stare tranquilli, con lui rischiavi sempre che finisse in rissa"