L’avvocato Bastianini Carnelutti sul caso Malagò: “Una buffonata. Pagati 9 avvocati per una manfrina ridicola”

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Malagò è stato nominato commissario della FIGC dopo il caso legato al mancato tesseramento. A Fanpage l’avvocato Bastianini Carnelutti legge la vicenda e avverte: “La Federazione andava smontata e ricostruita”. Poi l’analisi sul ruolo di Abodi e sulle riforme.

Giovanni Malagò è stato nominato commissario della FIGC dopo il mancato tesseramento al momento della sua elezione come presidente, in una soluzione che ha evitato lo scontro nella Giunta CONI e con Buonfiglio ma ha lasciato aperti molti interrogativi. Una vicenda surreale che ha scosso ancora una volta il calcio italiano. Ai microfoni di Fanpage.it l'avvocato Nicolò Bastianini Carnelutti, già capo degli Affari Legali del Comitato Organizzatore di Italia '90, legge con durezza quanto accaduto, individuando il grande problema nel sistema che negli anni non è stato mai realmente riformato.

E anche il nuovo incarico di Malagò rischia di non cambiare le cose non accompagnato da interventi su Statuto, rappresentanza e governance della FIGC. "La Federazione andava smontata e ricostruita", sostiene l'avvocato che vede nella soluzione trovata dal CONI soprattutto il rischio di una nuova occasione persa.

Partiamo dall'esito: Malagò è stato commissariato e contemporaneamente nominato commissario. Come le sembra questa situazione?

"Conosco Giovanni Malagò, è un amico e una persona seria. Credo sia la persona adatta per quel posto, qualunque sia il titolo con cui lo occupa, però tutta questa cosa è una buffonata, è possibile solo in Italia. Sfiduciano il presidente perché mancava il requisito del tesseramento, che mi sembra una cosa secondaria e strumentale, ma lì credo sia una lotta politica. Lo sfiduciano ma contemporaneamente lo nominano commissario e fra tre mesi ci saranno le elezioni in cui sarà il solo candidato, questa cosa che senso ha? Però il problema è a monte".

Quale sarebbe?

"Dopo l'uscita dai Mondiali hanno tutti gridato allo scandalo, bisognava cambiare il calcio dalla testa ai piedi e mandare via tutti. Dopodiché però cambiato il presidente, sicuramente un passo avanti perché Malagò è certo meglio di Gravina, il consiglio federale è rimasto uguale, così come lo Statuto e l'assemblea. L'allenatore della nazionale è uno che aveva fallito esattamente come Gattuso ed è tornato il consulente tecnico a 85 anni. Non vedo il rinnovamento dal basso, quindi alla fine non è cambiato niente, mi sembra. In più adesso la sceneggiata del CONI e del commissariamento, mi sembra una cosa abbastanza ridicola".

Dal punto di vista giuridico, come legge questa soluzione paradossale?

"La leggo come il fatto che non c'è unità di vedute sul requisito del tesseramento e quindi per evitare che chiunque avesse perso questa votazione andasse al TAR oppure al Consiglio di Stato hanno deciso di finire a tarallucci e vino".

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Malagò e Buonfiglio sono amici di vecchia data: Luciano è stato per lunghissimo tempo uno dei fedelissimi storici di Gianni al CONI

Nella scelta di Buonfiglio quanto ha pesato il rischio che la Giunta CONI si spaccasse sul commissariamento?

"Malagò ha tante persone che lo stimano lì dentro, essendo stato presidente del CONI per tanti anni, quindi al momento del voto magari qualcuno si sarebbe schierato dalla sua parte per partito preso. Devo immaginare però che Buonfiglio non fosse tranquillo. Alla fine ci sono stati quattro pareri legali per il CONI, cinque per la federazione e già mi sembra un delirio aver pagato nove avvocati per un parere di questo tipo, per arrivare alla fine a questa soluzione. Potevano prendere la decisione senza il bisogno di pareri legali anche un mese fa. La cosa ridicola secondo me è come ci si è arrivati. Possiamo discutere del tesseramento, anche se per un signore di 68 anni che deve fare il presidente è una cosa che non ha senso di principio. Ho l'impressione che la politica abbia spinto verso una certa direzione e alcuni si sono resi conto che non sarebbero andati tanto lontano".

E appunto sul tema della politica, la scelta di affidare il commissariamento a Malagò può essere letta come una soluzione che consenta di evitare un conflitto ancora più aperto?

"Secondo me il ministro non sarà contento e dell'esito. Non credo.".

Cosa si aspetta accada nei prossimi mesi?

"Niente, perché sarebbe assurdo continuare una battaglia che non ha senso. Non credo che il ministro sia soddisfatto dell'esito. Penso che finirà qui, anche perché non vedo cos'altro si possa tirare fuori. La mia speranza è che Malagò cambi davvero le cose, perché così non serve a niente. La Federazione andrebbe riformata e anche lo Statuto, andrebbero cambiate le percentuali di rappresentanza dei dei vari gruppi. È tutta una cosa vecchia che ha dimostrato di non funzionare, diventa una specie di rendita per delle persone che siedono a quel consiglio da anni, è un baraccone che andava smontato e ricostruito. Malagò avrebbe dovuto farlo adesso, ma mi sembra difficile che possa farlo perché ormai ha cristallizzato certe posizioni".

La FIGC ne esce rafforzata da questa storia?

"Sì ed è anche il motivo per cui non cambierà niente. Ma dico purtroppo, perché il problema del calcio non è il nome del presidente. Parte un po' da quello che voleva fare Maldini all'epoca, altra strana vicenda. Dovevano cambiare tutto ma in realtà è rimasta una situazione con gente che sta lì da una vita, che lo considera un posto quasi da ministro. Nessuno vuol cambiare niente: sono tre mesi che si discute il nome del presidente e del commissario, ma contava di più fare delle cose sotto. Credo che sia questo che il ministro avrebbe voluto che venisse fatto, non la conservazione. Conosco sia Abodi che Malagò, al di là del fatto che si piacciono o no, credo che il tema del ministro fosse di spingere per una riforma vera del sistema e non so quanto Malagò possa fare dei cambiamenti reali lì dentro".

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Malagò è stato eletto presidente FIGC col 68.58% dei consensi.

Quindi secondo lei Abodi spingeva per la nomina di un commissario per fare grandi cambiamenti nel sistema?

"Sì, secondo me voleva mettere qualcuno di più vicino a lui. Con ciò, ritengo Malagò adattissimo, è la persona giusta. Ha fatto bene al CONI, alle Olimpiadi, ha gestito organismi anche più complessi. Ma non vedo quei mutamenti molto radicali che mi sarei aspettato. Vorrei vedere dei cambiamenti di sostanza, ma ormai non arriveranno più, non li farà come commissario. Fra due mesi torna a essere presidente, eletto di nuovo dagli stessi con la stessa maggioranza che è interessata a conservare le cose esattamente come stanno".

E il CONI? Il fatto di aver commissariato la FIGC ma di aver affidato il commissariamento allo stesso presidente che voleva sostituire cosa dice dei rapporti di forza tra i due organismi?

"Resta una federazione come le altre, ovviamente la più importante come è sempre stata dal punto di vista economico. Malagò era forte prima e ha dimostrato che è forte anche adesso. Buonfiglio tenga conto che all'inizio era quasi una creatura di Malagò. Quindi chiaro che la sua influenza lì dentro è forte, l'ha dimostrato anche adesso".

Si crea un precedente così?

"Non so quante federazioni abbiamo avuto il problema di un presidente eletto senza tesseramento, è un caso assurdo. Secondo me non bisogna neanche arrivare qui: la verità è che nasce dalla denuncia dell'avvocato Miele che si era candidato anche lui e che ha contestato tutta la questione. La giustizia sportiva aveva già escluso che ci fosse una irregolarità talmente sostanziale da portare al commissariamento. È un dibattito abbastanza inutile, ma lei pensi solo ai soldi spesi, al tempo perso, nove pareri legali, 60 persone convocate a Roma per tutta questa manfrina qui, è ridicola".

E nel frattempo l'Italia sta andando verso gli Europei 2032 con delle questioni ancora aperte, tipo quella degli stadi.

"In Italia era un tema già ai tempi dei Mondiali, lei pensa che in Inghilterra hanno rifatto Wembley, lo stadio del Tottenham e quello dell'Arsenal in tre o quattro anni di lavoro, stadi da 80mila persone in centro città senza tutto questo casino. Da noi costruire gli stadi è un'opera da quattro generazioni di ingegneri, una cosa ridicola".

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L'italia ospiterà gli Europei del 2032 assieme alla Turchia

Gli Europei sono a rischio?

"Non penso. Francamente, a parte le condizioni degli stadi, non è facilissimo per la UEFA toglierli. Siamo una federazione forte, anche se tutto può succedere. La minaccia di Ceferin sembra solo fumo negli occhi".

C'è il rischio che questi mesi di transizione rallentino ulteriormente decisioni che il calcio italiano non può permettersi di rinviare?

"Non è che prima abbia visto un dibattito su quando prenderle, francamente. Le dico tristemente di no perché non vedo quali siano. Non c'è niente in pentola, neanche a livello giovanile. Tempo che non rallenti niente perché appunto non c'è nulla. A me piacerebbe che Malagò venisse fuori con qualche proposta radicale su queste cose. E adesso che è commissario, magari ne approfittasse per fare fa approvare modifiche allo statuto. La sede della federazione dà l'impressione del ministero già dalla porta, con persone che stanno lì da 20 anni, figli di amici, figli di politici. Questa è la federazione da sempre e non si può toccare".

Questa vicenda che immagine restituisce del sistema sportivo italiano?

"Da ridere, da gente che al solito perde tempo su questioni abbastanza assurde. È una di queste cose italiane incomprensibili, secondo me. Credo che la verità è che l'avvocato Miele ha voluto far proseguire questa vicenda minacciando di ricorrere alla giustizia ordinaria. Ma poi hanno deciso per questa soluzione salomonica, ma mi sarei risparmiato tutto questo. Avrei lasciato Malagò dove stava con la qualifica di prima, questo doppio passaggio non porta a nulla. Ora spero che, essendo così forte, forzi delle riforme profonde e non che continui invece a gestire la federazione strutturata così com'è. Ecco, secondo me l'augurio è quello che lui cerchi di arrivare a dei cambiamenti reali. Conosco sia lui che Abodi e li stimo, ma credo che lo scopo di Abodi fosse quello di arrivare a una riforma di un certo tipo e che evidentemente lui non fosse convinto e forse non sia convinto che Malagò sia la persona giusta per farlo".

In virtù di questo, pensa che si possa trovare un compromesso nei prossimi mesi per attuare queste riforme?

"Sì, ma il moto di rinnovamento deve volerlo la maggioranza che elegge Malagò, questo è il problema. Non so se lui è in grado di forzarli. È una situazione stagnante da sempre nella federazione, chiunque l'abbia posseduta non ha mai cambiato niente. Emerge la persona del presidente che cambia, ma sotto non è mai cambiato niente in 60 anni. Vedremo se Giovanni sia pronto a forzare la mano a costo di farsi mettere in minoranza ed andarsene".

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