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Opinioni

L’Atalanta dimostra che dagli errori si può imparare: quando visione e idee sono più importanti di tutto

La rimonta epica contro il Borussia Dortmund, che vale gli ottavi di Champions League, è solo l’ultimo capitolo di un percorso lungo dieci anni costruito su idee, programmazione e identità: l’Atalanta non è un miracolo sportivo ma il frutto di una visione coerente. Imprese europee, crescita sostenibile e mentalità offensiva hanno trasformato la Dea in una realtà stabile del calcio continentale. Un elogio del progetto che dimostra come, anche nell’era dei grandi capitali, visione e idee possano contare più di tutto.
A cura di Vito Lamorte
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Pasalic esulta sotto la curva dopo il gol contro il BVB.
Pasalic esulta sotto la curva dopo il gol contro il BVB.

Ci sono notti che non appartengono soltanto al calendario della Champions League, ma alla memoria collettiva. La rimonta epica dell'Atalanta contro il Borussia Dortmund, valsa la qualificazione agli ottavi di finale dove se la vedrà con il Bayern Monaco, è una di quelle. Non solo per il risultato. Non solo per il coraggio. Ma per ciò che rappresenta: la certificazione definitiva che nel calcio moderno visione e idee possono ancora prevalere su fatturati, blasone e gerarchie storiche.

L’Atalanta non è un miracolo ma è un progetto vero che non ha nessuna intenzione di fermarsi. La Dea dimostra che dagli errori si può imparare e ripartire soprattutto quando visione e idee sono più importanti di tutto nella pianificazione del lavoro.

Dieci anni che hanno cambiato la storia dell'Atalanta

Se torniamo indietro di un decennio, la Dea era una squadra solida, orgogliosa, ma confinata ai margini dell’élite. Poi è arrivata un’idea radicale, sposata con coerenza: affidare la panchina a Gian Piero Gasperini e costruire un’identità riconoscibile, feroce, verticale. Un calcio uomo contro uomo, pressione alta, difensori che attaccano e attaccanti che difendono. Un calcio europeo prima ancora di essere europeo nei risultati.

La festa dell’Atalanta allo stadio di Bergamo dopo la vittoria dell’Europa League.
La festa dell’Atalanta allo stadio di Bergamo dopo la vittoria dell’Europa League.

Da lì in poi, una scalata inarrestabile. Le prime qualificazioni continentali, la crescita dei giovani, le plusvalenze reinvestite con intelligenza. E soprattutto le notti che hanno cambiato la percezione internazionale del club.

Dagli errori si può imparare e ripartire: Palladino dopo il flop Juric

La Dea aveva chiuso l'era Gasperini la scorsa estate e a Zingonia avevano deciso di ripartire con Ivan Juric, considerato un ‘figlio' calcistico dell'allenatore di Grugliasco. I dubbi erano tanti, soprattutto dopo le ultime parentesi del tecnico croato, ed erano tutti assolutamente corretti: a parte qualche acuto, la stagione dell'Atalanta non era iniziata benissimo e si è arrivati al cambio in panchina con l'arrivo a Bergamo di Raffaele Palladino.

Raffaele Palladino ringrazia i tifosi dopo la rimonta contro il Borussia Dortmund.
Raffaele Palladino ringrazia i tifosi dopo la rimonta contro il Borussia Dortmund.

Dall'arrivo dell'ex allenatore di Monza e Fiorentina, la Dea ha cambiato marcia e nel giro di poche settimane è tornata in corsa per la zona Champions, oltre a piazzare due colpacci nel massimo torneo europeo tra League Phase e play-off con Chelsea e Borussia Dortmund.

Le imprese europee: dal Valencia al Borussia Dortmund

La prima, indimenticabile, corsa fino ai quarti di Champions League con la travolgente vittoria contro il Valencia, fu la scoperta. L’Europa capì che l’Atalanta non era un’invitata occasionale. Poi le sfide giocate a viso aperto contro giganti come il Liverpool ad Anfield Road, vinte con autorità, senza complessi. Fino alla consacrazione definitiva con il trionfo in Europa League, apice di un percorso che ha trasformato la mentalità prima ancora dei trofei.

Il tabellone di Anfield Road al 90’ di Liverpool–Atalanta.
Il tabellone di Anfield Road al 90’ di Liverpool–Atalanta.

Ogni stagione europea non è stata un episodio isolato, ma un tassello coerente di una narrazione costruita nel tempo. Nella notte contro il Borussia Dortmund, sotto nel punteggio e contro una squadra costruita per correre e colpire, l’Atalanta non ha tradito se stessa. Non ha abbassato il baricentro. Non ha rinnegato i principi. Ha continuato ad aggredire, a creare superiorità e a credere nella propria struttura di gioco anche a rischio di ‘subire'.

La rimonta è stata tecnica, tattica e mentale. È stata la dimostrazione che un’identità forte regge anche nei momenti di massima pressione. Perché le idee, quando sono radicate, non vacillano.

Visione societaria e idee: il vero capolavoro della Dea

In questi dieci anni, il merito non è soltanto del campo. È di una società che ha scelto programmazione invece che improvvisazione, sostenibilità invece che azzardo, competenza invece che slogan. Uno stadio rinnovato, un settore giovanile valorizzato, scouting internazionale, fiducia nell’allenatore anche nei momenti difficili oppure ammettere i propri errori e invertire rotta.

Non è da tutti, soprattutto quest'ultima.

L’esultanza dopo un gol dell’Atalanta contro il BVB.
L’esultanza dopo un gol dell’Atalanta contro il BVB.

In un calcio dominato da proprietà globali e capitali sterminati, l’Atalanta ha dimostrato che si può competere restando fedeli a una linea chiara. Non è romanticismo: è management. La qualificazione agli ottavi non è solo un traguardo sportivo. È l’ennesima conferma che il calcio non è ancora una scienza esatta dominata esclusivamente dai bilanci. È uno spazio in cui organizzazione, studio, coraggio e continuità possono colmare divari apparentemente incolmabili.

La festa dopo il passaggio del turno in Champions League.
La festa dopo il passaggio del turno in Champions League.

L’Atalanta è la prova vivente che la dimensione non è una condanna, ma un punto di partenza. Che la provincia può insegnare all’Europa. Che la visione, se perseguita con ostinazione, diventa destino. Sembrano lontanissime le parole di Andrea Agnelli, allora presidente della Juventus, del 5 marzo 2020 al FT Business of Football Summit di Londra quando disse: "Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no?". 

E allora sì, questa non è soltanto una vittoria. È un manifesto. Un elogio delle idee e del coraggio. Un elogio dell’Atalanta, unica italiana tra le migliori 16 squadre della Champions League 2025-2026, e al suo modo di lavorare.

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Periodista, collaboro con la pagina sportiva di Fanpage.it. Appassionato di Sport, Comunicazione e Politica, lucano amaro, credo che dietro ogni persona ci sia una storia che vale la pena ascoltare. Sono contrario all'opinionismo emozionale.
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