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23 Maggio 2022
12:37

La vendetta dei tifosi del Milan su Calhanoglu: bruciata la sua maglia in piazza Duomo

Nella festa Scudetto del Milan uno dei nomi più gettonati e bersagliati dai tifosi rossoneri è stato quello del grande ex Calhanoglu. E c’è stato anche chi è andato oltre gli sfottò per il giocatore trasferitosi all’Inter la scorsa estate.
A cura di Marco Beltrami
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Il sogno del Milan è diventato realtà nell'ultimo pomeriggio della Serie A al Mapei Stadium. È bastato il primo tempo alla squadra di Pioli per regolare il Sassuolo e mettere in bacheca il 19° Scudetto della propria storia, con buona pace di quello che accadeva al Meazza e del risultato di Inter-Samp diventato inutile. Dopo il fischio finale a Reggio Emilia via alle premiazioni e ai festeggiamenti, che proseguiranno poi in questo avvio di settimana. Una gioia incontenibile per il popolo rossonero che ha aspettato questo momento per prendersi anche la sua rivincita. Nei confronti di chi? In particolare di due giocatori che nella scorsa estate hanno deciso di lasciare il Milan, ovvero Gigio Donnarumma e soprattutto Hakan Calhanoglu.

Se il primo si è trasferito al PSG, il secondo ha cancellato in fretta il suo passato in rossonero trasferendosi a zero ai cugini dell'Inter. Un boccone amarissimo per i milanisti e reso ancor più difficile da digerire da quanto accaduto poi nella prima parte dell'annata, con il turco che non ha perso occasione per riservare stoccate alla squadra che lo aveva portato in Italia. Già le sue dichiarazioni al momento dell'arrivo in nerazzurro, avevano mandato in ebollizione i suoi ex tifosi, con il cambiamento giustificato anche dalla volontà di vincere il titolo: "Essere qui è una grande cosa, l'Inter è una grande squadra: sono molto contento e felice. Ho grandi sensazioni, vogliamo vincere lo Scudetto".

Una situazione diventata incandescente poi dopo il derby d'andata con Calha assoluto protagonista. Dopo il calcio di rigore guadagnato e realizzato, il centrocampista ha provocato i suoi ex tifosi del Milan portandosi le mani alle orecchie e invitandoli ad alzare il volume. Un'esultanza che non era piaciuta anche ai suoi ex compagni, con storie tese in campo. Si è andati così avanti a suon di dichiarazioni anche provocatorie, a sottolineare la bontà della sua scelta per un Calhanoglu sempre più idolo dei nerazzurri. Una serie di situazioni però che si sono rivelate a conti fatti un vero e proprio boomerang dopo la 38a giornata di Serie A che ha ufficializzato la vittoria del campionato da parte del Milan, con l'Inter che ha dovuto abdicare accontentandosi del secondo posto.

I tifosi del Milan bruciano la maglia rossonera di Calhanoglu in piazza Duomo
I tifosi del Milan bruciano la maglia rossonera di Calhanoglu in piazza Duomo

È stato lui infatti l'oggetto preferito dei cori e degli striscioni, alcuni anche offensivi oltre che di scherno, dei tifosi del Milan. Impossibile non evidenziare come il centrocampista negli ultimi due anni sia stato sempre dalla parte sbagliata di Milano in termini di Scudetto. Dopo aver visto trionfare l'Inter nella scorsa stagione ecco il trasferimento sull'altra sponda meneghina con la speranza di conquistare il titolo, vinto invece dai suoi ex compagni per quella che è una beffa. Impietose a tal proposito le immagini che immortalavano la sua delusione al Meazza dopo il fischio finale del match con la Samp, mentre a Reggio Emilia quelli che un tempo erano i suoi tifosi si scatenavano nelle celebrazioni.

E nei caroselli rossoneri a Milano il nome del turco è stato uno dei più gettonati, per la vendetta nerazzurra: dagli striscioni-sfottò come "Ciao Calha guarda come mi diverto", a quelli più pesanti con insulti e riferimenti alla sua vita privata. C'è stato anche chi è andato oltre, portando all'interno del Mapei Stadium una bambola gonfiabile con sulle spalle il nome del calciatore turco o bruciando in piazza Duomo la sua vecchia maglia, indossata nell'ultima annata milanista. Per le strade di una Milano coloratasi di rossonero, il nome del turco è rimbalzato a più riprese a suon di cori offensivi. Un epilogo che Calhanoglu a giudicare dalle premesse, non si sarebbe mai aspettato.

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