La Uefa ora vuole portare Infantino in tribunale: l’accusa sul piano segreto per vendere il Mondiale

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La UEFA prepara un’azione penale in Svizzera contro Gianni Infantino per il progetto FIFA Forward Enterprise, il piano poi ritirato che prevedeva l’ingresso di investitori privati negli asset commerciali dei Mondiali. Nyon ora cerca documenti e testimonianze negli Stati Uniti.

La guerra tra UEFA e Gianni Infantino è arrivata a un punto mai raggiunto prima. Nyon sta preparando un possibile procedimento penale in Svizzera contro il presidente della FIFA per il progetto FIFA Forward Enterprise, il piano con cui una parte degli asset commerciali del calcio mondiale sarebbe stata trasferita in una società aperta a investitori privati.

Non c'è ancora una denuncia formalmente depositata, ma la UEFA si sta muovendo per costruirla. Ha chiesto negli Stati Uniti accesso a documenti e testimonianze legati alla FIFA e a Thrive Capital, il fondo indicato come possibile investitore nell'operazione. È l'ultimo capitolo di un'escalation iniziata settimane fa con accuse di opacità, minacce di boicottaggio e una rottura sempre più profonda tra il calcio europeo e Infantino.

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Perché la Uefa vuole portare Infantino in tribunale

La UEFA vuole verificare se nel progetto FFE possano configurarsi elementi di criminal mismanagement (articolo 158 del Codice penale svizzero), espressione che nel diritto elvetico rimanda alla cosiddetta gestione infedele. In termini semplici, l'ipotesi è che chi amministra un'organizzazione possa aver agito contro gli interessi economici dell'ente che è chiamato a tutelare, favorendo interessi propri o di terzi.

Il punto da chiarire è quindi se il progetto abbia realmente tutelato la FIFA oppure se alcuni asset siano stati sottovalutati o gestiti in modo penalmente rilevante. Secondo gli avvocati UEFA, la valutazione proposta per l'operazione potrebbe essere stata artificiosamente bassa e il piano avrebbe potuto garantire vantaggi a soggetti privati o allo stesso Infantino. Si tratta, va sottolineato, di accuse ancora tutte da dimostrare.

Al centro c'è FIFA Forward Enterprise, società nella quale la FIFA voleva far confluire diritti commerciali legati al Mondiale maschile, a quello femminile e al Mondiale per Club. Thrive Capital avrebbe investito circa 4,2 miliardi di dollari per il 20%, su una valutazione complessiva vicina ai 20 miliardi.

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Come è esplosa la guerra tra Uefa e FIFA

Lo scontro era deflagrato a fine luglio, quando la UEFA aveva accusato la FIFA di aver costruito il progetto in segreto, senza un confronto reale con Consiglio FIFA, confederazioni e federazioni nazionali. Nyon aveva reagito con una formula durissima: "La Coppa del Mondo non è in vendita".

Il 30 luglio tutte le 55 federazioni UEFA avevano respinto all'unanimità il piano, arrivando a minacciare la mancata partecipazione alle competizioni FIFA. Due giorni dopo Infantino aveva ritirato il progetto.

Sembrava la fine dello scontro. È stato invece l'inizio della fase più pericolosa. Nelle settimane successive infatti il fronte anti-Infantino si è allargato e diverse federazioni, da ultima la FIGC del neo presidente Giovanni Malagò, hanno messo in discussione il sostegno alla sua ricandidatura del 2027. Ora la UEFA prova a trasformare quella battaglia politica in un dossier giudiziario.

La richiesta presentata negli Stati Uniti serve proprio a questo: raccogliere prove per un eventuale procedimento in Svizzera contro Infantino e, se emergeranno responsabilità, anche contro altri dirigenti FIFA. La guerra tra UEFA e FIFA non si combatte più soltanto nelle stanze del potere calcistico. Adesso rischia di spostarsi in tribunale.

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