Il Diavolo ha visto l'inferno contro il Celtic a San Siro, in un avvio di partita sconsiderato da parte dei rossoneri che si sono trovati in svantaggio dopo una manciata di minuti di 2 gol, a causa di incredibili svarioni difensivi. Poi, colpa anche di un Celtic tutt'altro che irresistibile, la lenta e costante ripresa in mano della partita fino al capovolgimento finale con il 3-2 a segnato da Jens Hauge, alla sua quinta realizzazione in Europa League comprendendo il cammino dei preliminari. Una autentica perla, impreziosita da una serpentina palla al piede e un rasoterra perfetto ad incastonarsi sul palo più lontano della porta difesa dal povero Barkas. Qualità, classe e personalità che poi ha regalato ancora qualche istante più tardi con l'assist magico per il 4-2 siglato da Brahim Diaz.

L'attaccante che il Milan ha prelevato quest'estate tra lo stupore generale dallo sconosciuto FK Bodø/Glimt, sta bruciando le tappe confermando l'intuizione vincente degli scout rossoneri. In poche settimane da quando veste il rossonero, Hauge si è già ritagliato la sua parte di meritata gloria: 8 presenze 3 gol e un assist, che aggiunti ad altrettante realizzazioni e due assist portano a migliorare la media generale con 11 gettoni tra campionato ed Europa (tra Milan e Bodø), 6 reti e 3 passaggi vincenti.

Tanta roba per un ragazzino di soli 21 anni che ha messo il naso nel grande calcio da pochissimo tempo, passando in un sol colpo dal giocare in Norvegia a militare in una squadra con ambizioni ben più importanti e trascinata da un certo Ibrahimovic. Hauge è fin qui riuscito a segnare in ogni competizione Pioli lo ha schierato. E nella serata della sua prima partita di 90 minuti, non ha deluso le attese.

La rete realizzata al 50′ ha messo ancora una volta in evidenza le doti di Hauge. Anche perché il Celtic porta decisamente bene al ragazzo che già all'andata aveva partecipato con una rete nel successo in Scozia. Ma a San Siro, non soltanto il colpo da biliardo finale è da applausi ma l'intera costruzione del gol: serpentina con il pallone incollato ai piedi, indifferentemente tra destro e sinistro, a beffare la retroguardia biancoverde. Una rete che ha permesso al Milan di capovolgere le sorti di un match che appariva stregato e che ha rilanciato il Diavolo dall'Inferno al Paradiso. Così come in occasione dell'assist per il 4-2 di Diaz, con una azione fotocopia della precedente.

Hauge è, dunque, l'ulteriore conferma che questo Milan votato al progetto giovane di lungo termine sa camminare (e correre) anche senza papà Ibra: i ragazzini di Pioli bruciano le tappe, imparano ed eseguono e appaiono già adesso pronti a proseguire da soli. Con il beneficio – non secondario di questi tempi – non solamente sportivo, ma economico. Anche in questo aspetto Hauge rappresenta il nuovo corso: prelevato dal Bodø per meno di un milione di euro, oggi ne vale quasi 6 con enormi margini di crescita ulteriore.