Lionel Messi resta a Barcellona? Sì ma la situazione è molto più complessa. Il sei volte Pallone d'Oro, che nei giorni scorsi aveva annunciato la decisione di lasciare la Catalogna, non ha cambiato idea. Anzi, a giudicare dal comunicato ufficiale nel quale rivendica la validità del diritto a esercitare la clausola rescissoria, la guerra con il club blaugrana continua. Difficile dire, a questo punto, cosa potrà accadere nelle prossime ore. Vestirà ancora la maglia dei blaugrana fino al 2021, rispettando la scadenza naturale del contratto che gli consentirà di svincolarsi a parametro zero, senza più l'onere dei 700 milioni d'indennizzo attualmente previsti?

È l'ipotesi più probabile, lo farà da "separato in casa" e con la consapevolezza che a gennaio è libero di accordarsi e firmare con un'altra squadra. Manchester City e Paris Saint-Germain restano alla finestra come spettatori interessati, per nulla intenzionati a lasciarsi trascinare nel gorgo di una battaglia legale.

L'argentino resta fermo su una convinzione: la clausola che gli consente di attivare ogni anno, in via unilaterale ed entro il 1° giugno, la risoluzione dell'accordo. E quel burofax della discordia – il documento inviato alla società nel quale comunicava la volontà di far valere il beneficio – resta l'oggetto della discordia, la linea spartiacque rispetto al futuro tracciata dal calciatore e dai suoi rappresentanti. Non si spingerà oltre ma, di fatto, ipotizzare una convivenza in questi termini è un colpo al cuore (anche) per i tifosi.

Cosa aveva fatto pensare a un clamoroso cambio di rotta? In generale, una situazione del genere sarebbe convenuta a tutti i protagonisti della telenovela, dal fuoriclasse sudamericano fino al presidente. E così sarà ma non potrà essere definita una pace, semmai una sorta di tregua armata. Ecco perché.

  • Dopo 20 anni tra le fila dei catalani e una venerazione da parte dei tifosi che sfiora l'idolatria, andare via in questo modo così brusco avrebbe significato lasciare un segno troppo forte su quel popolo che lo ha amato (e lo ama) in maniera incondizionata. A quel punto in pochi avrebbero compreso in pieno le sue motivazioni. Così facendo Messi non ricuce in tempo lo strappo ma evita – salvo colpi di scena – conseguenze imprevedibili anzitutto dal punto di vista legale. Subito dopo l'incontro di papà Jorge con il presidente, Josep Bartomeu, al termine di una riunione con il genitore, il fratello Rodrigo e l'avvocato che lo assiste (Jorge Pecourt dello studio legale Cuatrecases) aveva deciso di prendere tempo e riflettere. Lo ha fatto mantenendo la propria posizione.
  • È l'epilogo migliore anche per il massimo dirigente del Barça: il suo mandato è agli sgoccioli, a marzo ci saranno le nuove elezioni e presentarsi dinanzi all'assemblea dei soci come l'uomo sotto la cui gestione s'è verificato l'addio di Messi lo avrebbe marchiato a vita. Qualunque cosa accadrà, se ne occuperà il successore.

Il "dieci" blaugrana e il Barcellona andranno avanti ancora insieme? Lo faranno per forza d'inerzia e perché, al momento, non sembra esserci soluzione differente. La conferma arriva anche dall'Argentina. Per adesso devono farlo, almeno fino a quando non interverranno ulteriori novità al riguardo. Una prigione dorata d'ingaggio val bene un'attesa di qualche mese.