Julio Velasco: “Hanno approfittato per demolire Gravina, certe cose alla Federcalcio non puoi dirle”

Dopo il disastro della Nazionale Italiana di calcio che non è riuscita a qualificarsi ai Mondiali 2026, si era fatto anche il nome di Julio Velasco, attuale ct della nazionale italiana femminile di pallavolo, come possibile nuovo presidente federale al posto del dimissionario Gabriele Gravina. "Un pesce d'aprile arrivato fino in Argentina" ha replicato il diretto interessato chiudendo così il discorso relativo a questa sua possibile nomina nel mondo del calcio. Velasco col calcio però aveva avuto a che fare già in passato come dirigente della Lazio di Cragnotti prima di tornare ad occuparsi di pallavolo. I suoi incredibili risultati hanno risollevato il movimento della pallavolo italiano ma a proposito di calcio, Velasco ne ha parlato anche nel corso di un'intervista rilasciata al ‘The BSMT' di Gianluca Gazzoli.
Nel podcast ha parlato del disastro Italia parlando anche di Gravina e delle sue parole post Bosnia soffermandosi anche sul tema stranieri nel calcio: "La gente deve capire, perché il problema è la quantità di stranieri, Gravina ha parlato e si è un po' approfittato per demolirlo – ha spiegato —. Gravina ha ragione a dire certe cose che lui però non può fare. Lui come presidente della Federcalcio non può dire che debbano esserci meno stranieri, far giocare quattro italiani. Non può farlo perché sono professionisti, ci sono dei limiti giuridici con la Comunità Europea, cioè non è così semplice, però è un problema".
Velasco sottolinea come ci sia il problema anche dei troppi stranieri nei vivai che offuscano un po' la crescita dei giovani calciatori italiano. Ma sottolinea anche un altro aspetto: "Bisogna che le persone che si occupano di calcio vadano sulle cose specifiche perché quando leggo cose più generaliste non si arriva nessuna soluzione – spiega –. Si parla del problema degli stadi, ma cose c'entra il problema degli stadi con il gioco della nazionale? Niente, proprio niente. Gli stadi interessano a tutto il movimento, per il marketing, che sono altre cose. Bisogna entrare nello specifico altrimenti dobbiamo aspettare 20 anni prima che ricrescano i talenti, che si riparta da capo".
E tira in ballo anche il problema dei procuratori: "Oggi assistiamo alla deformazione del professionismo, del business, il fenomeno dei procuratori, e quei meccanismi sono molto difficili da contrastare – diversamente da quanto accade dalla pallavolo –. Adesso ci ritroviamo letteralmente ad avere le squadre più forti per la pallavolo che non ha problemi perché non ci sono tanti soldi, anche se comincia ad avere dei procuratori nuovi che non sono cattivi ragazzi ma che semplicemente devono crearsi i loro clienti, e quindi rischi che si crei la stessa cosa. Ma la pallavolo nel frattempo è riuscita ad intercettare anche tanti talenti fin da piccoli nelle scuole e hanno fatto un buonissimo lavoro dando importanza al territorio, al loro valore, alle piccole società".