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Silvano Martina: “Buffon era un ragazzino, mi presentai a casa sua: Faccio il procuratore. Ha funzionato”

Silvano Martina è stato portiere per vent’anni, poi è diventato procuratore, lo è stato soprattutto di Buffon. Martina è da una vita nel calcio. A Fanpage ha parlato delle sue carriere e dei problemi del calcio italiano.
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Una vita nel calcio per Silvano Martina, che è stato prima calciatore, esattamente un ottimo portiere, ruolo che ha svolto da professionista per una ventina d'anni, poi è diventato procuratore. Martina ha attraversato diverse fasi del calcio, assunse, ahi lui, notorietà per un controverso episodio che lo legherà per sempre a Giancarlo Antognoni. Ma lo si ricorda oltre che per aver difeso i pali di Torino e Lazio anche per essere stato il procuratore di Buffon, che scovò ancora quando era un ragazzino. Martina a Fanpage.it ha parlato del calcio italiano, delle sue difficoltà, ma anche della sua vita da portiere e da procuratore.

Come mai secondo lei il calcio italiano si è impantanato?
Intanto bisogna dire che non ci sono molti italiani che giocano in Serie A. Questo è un punto importante. Ne giocano troppo pochi. Le nuove generazioni non crescono e crescono meno calciatori. Dopo di che, va detto banalmente che il calcio è cambiato. E in più non nascono campioni in Italia. Questa è una cosa che va a periodi. Se pensi alla generazione di Buffon, insieme a lui c'erano Nesta, Totti, Del Piero, ma anche molti altri, erano tutti ragazzi che avevano grosso modo tutti la stessa età. Comunque ora non è vero che non ci sono più campioni in Italia. Il fatto è che ce ne sono pochi.

Quanto incidono gli allenatori secondo lei?
Oggi gli allenatori sono davvero tanto condizionati dal risultato e vivono con paura la possibilità di perdere il posto. Per questo motivo le squadre giocano contratte, pensando di più a fare la fase difensiva, e pensano prosaicamente a fare risultato, cercando di portare almeno un punto a casa. Questo fa sì che si produca uno spettacolo per niente gradevole.

C'è chi sostiene che anche i procuratori abbiano delle colpe nella crisi del calcio italiano, cosa ne pensa?
Cosa c'entrano i procuratori? Mica giocano, mica mettono in campo i calciatori. Sono le società che acquistano i giocatori. Certo, sì, il procuratore guadagna, ma non è che si presenta nella sede della società e dice di giocare in quella maniera all'allenatore di turno. L'accusa contro i procuratori è una cosa senza senso.

Lei è stato anche procuratore di Vidic, così ha avuto modo di trattare con Sir Alex Ferguson, che ricordo ha?
Faceva tutto lui. Ferguson davvero faceva ogni cosa. Ti riceveva in camera sua quando la squadra era in ritiro per chiudere la trattativa, e l'accordo si chiuse. Lì c'erano i fotografi già pronti per immortalare la firma dell’atleta. Quello che ricordo bene e che sono davvero precisi. Se ti dicono ci vediamo alle 10 sono davvero le 10. Sir Alex è una leggenda, è la storia del calcio. Uno che sta venticinque anni in club come quello è un pezzo unico. Vuol dire anche che ha delle qualità gestionali nei rapporti come le hanno in pochi. Sicuramente un grande personaggio, in assoluto uno dei più vincenti nel mondo del calcio.

Sir Alex Ferguson, totem del Manchester United e del calcio inglese.
Sir Alex Ferguson, totem del Manchester United e del calcio inglese.

Da procuratore il suo nome è legato anche a Buffon, come è nato questo legame? Come lo ha scoperto?
Diciamo che è stato molto semplice. Prima di vederlo me ne parlavano bene, di fatto quando lui era un ragazzino. Un giorno mi presentai a casa sua, dissi che facevo il procuratore. Come in tutte le cose c'è stato un momento di svolta, che credo sia datato febbraio 1994. Ricordo quel giorno. A Parma c’era un freddo incredibile, c’era la brina, i campi erano tutti bianchi. Andai a vederlo in un allenamento. Dall'altra parte c’era un signore da solo, scoprì dopo che era il suo papà, mi vide e penso che questa cosa gli sia piaciuta molto. Poi mi comunicarono che sarei diventato il suo agente e lo sono stato per tutta la carriera. È stata una splendida avventura con un grande portiere e soprattutto un grande uomo. Pensi che già da ragazzino mi dissero che aveva le qualità per vincere il Pallone d’Oro.

E al Pallone d'Oro nel 2006 ci è andato vicino Buffon.
I premi in generale sono una cosa ridicola. Quando ci sono stati gli Europei del 2021, quelli vinti dall'Italia. Il premio di miglior calciatore della stagione Uefa lo vinse Jorginho, che sbagliò il rigore in finale. Gli unici premi che hanno valore sono quelli dell’Associazione Italiana Calciatori. Perché sono i colleghi calciatori a votare il migliore, così come è per quelli della Champions, dove sono gli allenatori a votare i calciatori più bravi e l'allenatore migliore. Ricordo che quando giocavo mi chiedevano sempre quali erano i portieri più forti. La risposta era sempre la stessa: Zoff, Castellini e Giovanni Galli.

Gianluigi Buffon festeggia i Mondiali vinti con Fabio Cannavaro a Berlino
Gianluigi Buffon festeggia i Mondiali vinti con Fabio Cannavaro a Berlino

Esistono le amicizie nel mondo del calcio?
Ma sai esistono certamente dei rapporti forti che durano nel tempo. Ci sono delle persone che quando capita di rivedere hai veramente piacere, sei felice di incontrarli. Poi non è facile. Perché tu giochi insieme, magari anche per tanti anni però poi uno finisce a Reggio Calabria, un altro a Rimini, un altro a Milano. Quindi in questo caso il fatto di rivedersi dopo tanto tempo è sempre un piacere immenso. Lo facciamo anche noi, quelli della Primavera dell’Inter del 1970. Ogni tanti ci vediamo a cena e ci troviamo con grande piacere, non è affatto una fatica.

Nel calcio c'è riconoscenza?
Difficile rispondere. Perché tu devi considerare una cosa. Io magari scopro un ragazzo che ha 20 anni quando ne ho 40 ed è difficile che dopo trent'anni, con lui che ne ha magari 50 e io 70, si può ancora rimanere amici o diciamo legati. Chiaramente non ci si sente tutti giorni, non andiamo a cena, ma ho rapporti sono sempre positivi con tutte le persone con le quali ho avuto la possibilità e la fortuna di lavorare. Con tutti sono diventato amico e lo sono rimasto. Perché questo è il mio modo di vivere i rapporti.

È stato un professionista per tanti anni, ha giocato centinaia di partite. Ma quando finiva in panchina, come l'accettava?
Ne ho fatte di panchine devo dir la verità. Alla fine la prendi sul ridire, diciamo così. Perché in quel momento ti dici: ‘ma che fortuna che ho, sto guardando una partita gratis'. In realtà c'è competizione. Io volevo giocare e sicuramente non facevo il tifo per l'altro portiere. Perché se l'altro portiere non sbagliava io certamente non potevo giocare. In realtà con dei ragazzi, cioè con degli altri portieri all'inizio eravamo diventati rivali ma poi siamo diventati amici. Senza voler fare il nome, ricordo che quando un ex compagno si è ammalato gli sono stato molto vicino. Con il passare del tempo si capisce che quelle erano solo cavolate.

Ha avuto tanti allenatori con loro che ti rapporto c'è stato?
Con Radice ho avuto qualche problema, mentre per Simoni e Fascetti ero il portiere il più forte. Ma allo stesso tempo, pure se non avevo feeling, comunque dicevo ‘ma quanto è bravo Radice'. Il mister era davvero fortissimo, lui era davvero avanti. Questo per dire che anche se non ho un rapporto ideale con qualcuno, o in questo caso non lo avevo, certamente non dico che uno non è bravo. Con Radice ho sempre giocato, non ho mai fatto la panchina, ma non c’era un feeling, però devo dire se fossi stato contattato da un presidente glielo avrei consigliato, avrei detto: ‘quello è l'allenatore ideale'. Oggi invece dicono se mi fa giocare è un allenatore top, altrimenti no, bisogna essere onesti nelle valutazioni.

Silvano Martina con il Torino, nella stagione 1984–1985. I granata chiusero al secondo posto dietro il Verona.
Silvano Martina con il Torino, nella stagione 1984–1985. I granata chiusero al secondo posto dietro il Verona.

Il suo nome, purtroppo, è legato anche all'incidente con Antognoni. Tutto quella vicenda come l'ha vissuta?
Sul momento l'ho vissuta male, malissimo. Pure perché avevo una grande stima per Giancarlo. Quell'incidente l'ho vissuto male anche perché non ero abituato a essere un personaggio da copertina. Insomma non ero quel tipo di calciatore che era in prima pagina sempre sui giornali. Pensi che per quasi un mese un noto quotidiano pubblicò ogni giorno quattro pagine sull'incidente. Ricordo che ebbi anche l’ulcera. Perché quel tipo di stress incide anche internamente. Poi fortunatamente si è risolto tutto bene. Posso dirle che lo andai a trovarlo, gli dissi, dai recupera che vincerai il Mondiale (quello di Spagna 1982 ndr.) e così successe. Strano, tra l'altro, perché io non azzecco mai i pronostici.

Sull'Italia che non si è qualificata per i Mondiali cosa pensa?
Non penso comunque che ai Mondiali avremmo fatta molta strada, anche se è vero che il girone in cui è finita la Bosnia è semplice e anche loro potrebbero passare il turno. I due esterni Demirovic e Bajraktarevic non sono male. Poi in realtà nel calcio delle volte si capisce poco. Uno dei centrali sembrava Beckenbauer, ma in campionato ha giocato poco. Comunque a me mi fa ridere il discorso sui nostri figli o i nostri nipoti che non hanno visto l'Italia al Mondiale, ma chi se ne frega.

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